Intervista ad una blogger e viaggiatrice appassionata: Giovy Malfiori

Ne sono sempre più convinta. Nella nostra vita precedente io e la Giovy (Giovy Malfiori, n.d.r) avevamo fatto il liceo insieme. Impossibile che non sia così, perchè mi sembra davvero di conoscerla da sempre. Forse perchè siamo accomunate dalla passione per i viaggi. Forse perchè la sua passione trapela dal suo blog, Emotion recollected in Tranquillity. Una passione che esce fuori. Sempre. Ho deciso di intervistarla per conoscerla meglio io. Se non la conoscete o leggete già, scoprirete un bel personaggio. Se invece la conoscete bene, potrete viaggiare un pò attraverso i suoi occhi. E la sua passione!

Si inizia così, con una mail di qualche giorno fa ed io che le dico: Giovy, ho “bisogno” di intervistarti perchè ti conosco -virtualmente- da poco, ma mi sembra di aver fatto le scuole insieme. Siccome non le abbiamo fatto, voglio conoscerti meglio. E farti conoscere anche ai lettori di trippando, che, se mi leggono, vuol dire che hanno gli stessi miei gusti. E anche loro ti ameranno, ne sono certa!

Partiamo con le domande: so che vivi a Carpi, ma hai vissuto per un pò in Svizzera: chi sei, da dove vieni, cosa fai… e dove vai?
Io sono di Valdagno, alta provincia di Vicenza. Ho vissuto lì fino al 2002 e poi ho colto un’occasione lavorativa che mi ha portata in Svizzera. Ci sono rimasta fino al 2008, quando ho conosciuto Gian e abbiamo deciso di convivere.
Per me era più semplice trovare un lavoro in Emilia, dove vivo ora, ed eccomi qua. Mi piace definirmi “sbrindola” perché fin da piccola i miei mi hanno portata in giro e non mi hanno mai vietato di viaggiare. A 14 anni m’hanno messa su un pullman e spedita in Germania da sola e non li ringrazierò mai abbastanza per questo. Cosa faccio ora? Lavoro, come molti di noi blogger. Mi piacerebbe pagarmi bollette e affitto con la scrittura ma è ancora molto difficile. Dove vado? ovunque sia possibile :)
Sei anni in Svizzera. Leggendo il tuo blog si capisce che è un paese che ti è entrato nel cuore. Per me, è il primo paese estero che ho visitato da bambina. Che cos’è che ti ha affascinato, da straniera? E com’è per viverci?
Vivere in Svizzera è uno shock, spesso, per gli italiani. Per me è stato un “dissesto” che ho subito volentieri. Mi sono abituata subito all’ordine, soprattutto legislativo e delle istituzioni. In ugual modo, ho amato la flessibilità che è alla base di ogni rapporto lavorativo. La Svizzera pretende ma dà anche molto e questo ha fatto sì che il mio cuore si aprisse così tanto a quei luoghi. E’ bastato poi cominciare a coglierne la bellezza ed il gioco era fatto. Ora devo tornarci ogni tot di tempo e quando vedo la frontiera spesso mi commuovo come se fossi una bimba.
Dai spazio alla viaggiatrice che è in te: perchè consigli di visitare la Svizzera? Purtroppo il cambio euro-franco è molto sfavorevole e con i nostri stipendi medi è sconveniente. C’è qualcosa che si trova solo lì e che è da non perdere assolutamente?
Il cambio ora non è proprio il massimo. E’ vero. Ma ci sono luoghi per i quali val la pena fare qualche pazzia Elvetica. Parlo di Andeer, le terme non troppo distanti dal Ticino dove fuggivo ogni volta che ne sentivo il bisogno. Il biglietto di ingresso è attorno ai 20€ e non è per niente caro per l’ambiente in cui ci si troverà. La Svizzera merita tutta ma una città di cui innamorarsi è sicuramente Lucerna, bella in qualsiasi stagione e piena di cose inaspettate. Ho scoperto una collezione d’arte visitabile, così… per caso. A Lucerna poi si possono gustare buonissime fondue e già questo vale il viaggioCome dicevo prima sul cambio, spesso ci facciamo condizionare dal fatto che ci dicono “ah… è caro”. Io ho imparato dalla Svizzera e dall’Inghilterra che spesso non è così.
L’Inghilterra: altra tua grande passione: ci racconti come vi siete “incontrate”?
Per essere precisi, chiamiamole British Isles … ovvero le isole britanniche perché la mia passione non è solo la Gran Bretagna, l’isola più grande, ma davvero tutte quelle isole attorno a lei. Dalle più grandi (Irlanda, Isola di Man) alle più minusole, dove spero di poter approdare presto. Io e la Britannia (dai, chiamiamola così) ci siamo incontrate a più riprese da quando avevo 14 ad oggi. Ho cominciato ad amarla in modo viscerale nel 2007,quando per puro caro ho scoperto Liverpool, della quale sono perdutamente innamorata da quel momento. E’ stato lì che ho superato quella che io chiamo “la linea Londra” ovvero quando dici “vado in Inghilterra” e poi visiti solo la Big City, che già merita. Ho scoperto il Nord che è spesso stato etichettato come luogo industriale, grigio e poco interessante. E’ tutto tranne che poco interessante e ci sono posti spettacolari sia urbani che di campagna. Liverpool mi ha introdotta alla conoscenza di posti diversi come Manchester, Leeds, York. Poi è stata la volta del Galles e l’amore è stato totale. Non è solo il paesaggio a piacermi, è la gente, le loro abitudini, i loro diversi modi di parlare inglese.
Parlaci del Galles: per me, che non ci sono mai stata, è un luogo di fascino. Ce lo fai visitare attraverso i tuoi occhi?
Ah… sospirone. Il Galles è un qualcosa che ti entra dentro. Un signore inglese che si è trasferito lì e che abbiamo incontrato in un pub disse a me e Gian che il Galles è così bello perché non è ancora stato invaso dai turisti. E secondo me è verissimo. C’è molta gente che transita per quelle terre bellissime ma non troppa e questo è già un punto a favore. In Galles ti devi guadagnare molti luoghi a suon di miglia a piedi ed è il regalo più grande che quella terra può farti. I gallesi tra di loro si distinguono molto tra chi abita al nord e chi abita al sud. Al Sud ci sono le città più grandi e c’è molto più legame con l’Inghilterra. Il Galles è tutto bilingue ma a sud si sente parlare soprattutto inglese. Il Nord è un altro mondo, ed io lo adoro. Le persone parlano solo gallese tra di loro e l’inglese viene usato per i viaggiatori. I posti sono piccoli, ma incantevoli. Si passa dalla campagna ai villaggi sul mare senza accorgersene. A nord troneggiano molti castelli e i monti della Snowdonia, che sembra un regno fantasy con sto nome. A Caernarfon, altra città del mio cuore, impera il Castello che è importassimo per il Regno Unito perché lì viene incoronato The Prince of Wales, che di solito è il primogetino del sovrano in carica. Il Galles è come un vecchio signore burbero che però ti vede e ti sorride. Caernarfon lo testimonia benissimo. E’ granitica ma lucente. Piccola ma apertissima all’orizzonte. Lì c’è uno dei più vecchi pub di tutta la Britannia, il Black Boy Inn, dove si può bere la magnifica Purple Moose, una delle migliori birre al mondo per me.
Piccolo consiglio da amante di quelle terre: non noleggiate la macchina. Ci sono tantissimi abbonamenti per i mezzi pubblici e sono molto convenienti.
Mi hai fatto venir voglia di partire per il Galles. Quale altro luogo, sulla terra, ti è entrato nel cuore?
Quando qualcuno che mi legge mi dice una cosa come questa io sono felice. Un altro luogo principe del mio cuore è Cuba. Ho fatto una tesi in Storia dell’America Latina e ho studiato principalmente alcune dinamiche storiche dell’Isla Grande. Sono riuscita ad approdare a Cuba per ben tre volte e ho scandagliato quell’isola nel profondo. Soprattutto come viaggiatrice. E’ un posto speciale e, dicendo ciò, tralascio ogni colore politico possibile. E’ speciale per la sua gente, i suoi sorrisi e i colori. Ricordo quando sono tornata la prima volta, nel lontano 1999. Ero a Malpensa e aspettavo l’autobus per milano centrale. Guardavo il cielo e mi dicevo “questa è una tv in bianco e nero. Il Colore è Cuba”. Diciamo che le mie passioni si concetrano soprattutto nelle terre Nordiche, con questa piccola punta di Caribe.
Cuba ti ha colpito per la gente, i sorrisi, i colori. Di cos’altro vai alla scoperta quando viaggi?
Di solito mi concentro molto sulla storia, perché è un mio interesse personale. Storia per me è quella dei libri e quella della gente comune. La storia poi si porta spesso dietro l’arte, l’architettura, la costruzione delle città. Poi adoro testare i gusti del paese nel quale viaggio. La cucina e le bevande (soprattutto le birre) sono parte integrante dei miei viaggi perché spesso sono i gusti a farmi diventare nostalgica verso un qualche luogo. Attraverso questi “punti fissi” scopro il territorio, parlo con la gente e mi lascio conquistare dal paesaggio.
Sarai sulle tracce della storia anche nel tuo prossimo viaggio, a Rovereto. Un blog tour fai-da-te. Come, quando e perchè?
Beh… Rovereto. Posso dirti che sono nata ai piedi dell’altro versante del Pasubio, quello Veneto e Rovereto è sempre stato una presenza costante perché vedevo i cartelli stradali che ne indicavano la distanza. Ci passavo tantissime volte ma non mi fermavo mai. Ho una passione davvero grande per la Storia, soprattutto quella contemporanea e essere nata vicino a dove si sono svolti fatti fondamentali della Grande Guerra mi ha spinto spesso a mettermi gli scarponi e andare per trincee a cercar di capire l’atrocità della guerra. Rovereto è intrisa di questa storia ma è proiettata anche nel futuro, grazie al Mart e all’arte in esso contenuta. E’ una piccola città di cui non si parla quasi ma e che, a mio avviso, merita di sicuro. Per questo voglio scoprirla. Il blog tour fai-da-te è nato per caso, contattando l’APT di Rovereto e chiedendo loro se, considerato il mio blog e quelli del mio compagno, potevamo avere il permesso di fotografare il Mart all’interno. Da lì è partita una collaborazione più profonda che ci porterà a vivere due giorni e mezzo (giusto il tempo di un week end) a contatto con Rovereto e il territorio circostante. VisitRovereto ha compreso che dietro al mio desiderio di scoprire quelle zone c’era un interesse sincero, da vera viaggiatrice che ama capire. #RovStory avrà luogo dal 9 al 11 Novembre. Ovviamente twitterò e, una volta tornati, sia io che Gian racconteremo un bel po’ di cose.
Quando organizzi un viaggio, da quello “dietro casa” a Rovereto fino a quelli ben più lontani, come ti documenti? Leggi guide? Blog? Recensioni?
Di solito internet è la mia prima risorsa. Sono una fiera sostenitrice dei siti delle APT locali. Alcuni di quei siti (quelli inglesi e gallesi ad esempio) sono davvero una fucina informazioni. Il web mi aiuta ad avere una prima idea su un ipotetico itinerario ma soprattutto sui costi: mi rendo conto subito se una destinazione è affrontabile per il mio budget e il mio modo di viaggiare o no. Dopo di questo, acquisto la guida e approfondisco. Leggo le recensioni ma più per curiosità. Spesso mi fido del mio istinto.
Un’ultima domanda “fai-da-te”: cosa vorresti far sapere del tuo rapporto con i viaggi che ancora non ti ho chiesto?
Mi piacerebbe raccontarti di quella stretta al cuore che sento ogni volta che rivedo per caso, in un film o altro, un luogo che ho amato. E’ la stessa stretta al cuore che provo leggendo post di altri blogger che hanno visitato posti che ho visto anch’io. Ci sono luoghi che ti entrano nel cuore e che, a vederli soltanto, si sussulta. Io adoro quella sensazione al cuore, anche se poi sto male per la nostalgia. Non ne posso fare a meno e per questo continuerò a viaggiare. Per la curiosità che mi muove e per la voglia di conoscere il mondo. Per la voglia di innamorarmene e sentire poi la forte nostalgia … sentimento che mi spinge a partire di nuovo. ”Per la stessa ragione del viaggio, viaggiare!”
Dice di sè: Classe 1978, sbrindola, poliglotta e viaggiatrice per indole. Nasco e cresco in Veneto, divento grande in Svizzera per poi coltivare le gioie del cuore in Emilia. Mi sento un po’ la  Mary Poppins dei viaggi: sempre ottimista e con mille proposte e soluzioni in tasca per percorrere tutti i kilometri possibili. Prima o poi aprirò una gastronomia italiana nel Galles del Nord. Vorrei un incantesimo per essere semplicemente un po’ più alta e vorrei portare sempre i miei occhiali.

Relax e benessere con la talassoterapia in Toscana

Durante il weekend a 5 stelle al Tombolo Talasso Resort ho scoperto la talassoterapia. Come recita Wikipedia, il termine talassoterapia (accento sulla prima sillaba, come dice Giorgio, il mio nipote filo-greco) deriva dal greco: thalassa = mare e thérapeia = trattamento ed è basata sull’azione curativa del clima marino. In parole semplici, non è altro che il raggiungimento del benessere attraverso l’acqua di mare.

Il centro di talasso terapia del Tombolo Talasso Resort è una grandissima grotta con vetrate che danno sul giardino-pineta. Preciso questo, perchè, non so voi, ma io quando penso ad una grotta, penso sempre ad un posto buio. Ed invece le piscine talasso terapiche del Tombolo si trovano all’interno di una grotta luminosa.

Sono cinque piscine (più una sesta, più piccolina, ma con una suggestiva cascata), dove “lasciarsi curare” e crogiolare in successione. L’ordine di immersione è dettato dalla temperatura dell’acqua, che deve essere crescente. Tutte sono riempite con acqua di mare captata a circa 900 metri dalla riva e purificata, ma sono riscaldate e temperatura diversa l’una dall’altra. Si parte dai 28°C della prima, in cui è consigliato camminare o fare bici (all’interno ci sono un paio di bici da spinning), si passa dal percorso kneipp (alternanza di acqua calda e fredda) in cui camminare (l’acqua arriva al massimo alle cosce a me che sono bassa!), si va nella vasca con i getti a idromassaggio per gambe, pancia, schiena, corpo intero (ecco, in questa piscina numero tre sarei capace di trascorrerci giornate intere!), in quella del nuoto contro corrente e si arriva ai 36°C della vasca numero cinque, detta la “vasca sensoriale“. A quest’ultima, si accede da una porta a vetri. Qui si è veramente pregati di fare silenzio assoluto. Perchè dall’acqua viene la musica e dall’acqua vengono fasci di luce colorata. Qua è d’obbligo rilassarsi. Quasi rientrare nell’utero materno. Farsi cullare dall’acqua e diventarne tutt’uno. E’ in questa vasca speciale che le sapienti mani di Raffaella mi hanno fatto il massaggio “rilassante-curativo-emozionale” in acqua: un’ora di benessere assoluto, in cui la mia muscolatura e le mie ossa hanno scaricato nove mesi di gravidanza e tredici di allattamento (eh, sì, è ufficiale, Marco non è più puppa-di-mamma dipendente!). Un’esperienza fuori dagli schemi. Un massaggio diverso da ogni altro tipo di massaggi. E’ “ovattato” dall’acqua. Sembra che i movimenti siano piccolissimi. Invece quando si esce fuori si è davvero rigenerati!

Che altro aggiungere? La talassoterapia mi è piaciuta. Parecchio. Per gli appassionati di Terme & SPA è assolutamente da provare. Per gli altri… sarà molto facile appassionarsi!

Info pratiche: 

Il Centro di Talassoterapia “Tombolo Talasso Resort” si trova in Toscana, a Marina di Castagneto Carducci, lungo la Costa degli Etruschi.

I bambini sono ammessi a partire dai 3 anni. I bimbi dai 3 ai 12 anni hanno accesso alle piscine accompagnati da un adulto dalle 9.00 alle 11.00.

Per chi non pernotta in hotel, l’accesso alle piscine del centro costa 55 euro. I pacchetti comprensivi di pranzo e/o brunch domenicale a 70/80 euro, secondo me sono assolutamente convenienti, dato che anche la cucina del Tombolo è un’esperienza da non perdere.

Cliccando qui potrete vedere (più o meno) quello che le mie parole non sono state in grado di raccontare…

Il Cliente ha sempre ragione?!

Riflessioni a voce alta di un’ostessa di campagna

…Quando ha le idee chiare;

..quando sa cosa cerca;

…quando non si ferma alle apparenze;

…quando  interagisce;

…quando, uscendo a cena, è felice e non si presenta imbronciato;

…quando è informato sul luogo dove andrà, se ha deciso che quella sarà una serata speciale

… quando è consapevole del fatto che se c’è qualcosa che non gli piace non è detto che non sia buono

…quando ha interiorizzato che mangiare non è solo alimentare lo stomaco, ma anche lo spirito… Ed è giusto che viva quel momento con i giusti tempi, senza sfogarci le sue frustrazioni…

…Un buon cliente sorridente e gentile… E’ la mia passione!

…laura

Strada dell’Olio DOP dell’Umbria + Frantoi Aperti + #aciascunoilsuo = A ciascuno il suo frantoio

Quando con Aurora e Alessandro abbiamo annunciato la nascita dei Blog Tour #aciascunoilsuo noi tre lo sapevamo già. E morivamo dalla voglia di darvi anche questa notizia. Abbiamo dovuto resistere. Affinare, ottimizzare.

Adesso possiamo spargere la voce: il primo Blog Tour realizzato col format  ”A ciascuno il suo” si terrà dal 3 novembre al 9 dicembre in Umbria. Sarà realizzato in collaborazione con la Strada dell’Olio DOP dell’Umbria e coinvolgerà i borghi medievali ad alta vocazione olivicola  di Trevi, Giano dell’Umbria, Castel Ritaldi, Gualdo Cattaneo, Montecchio, Castiglione del Lago, Spello, Campello sul Clitunno, Valtopina, Spoleto, Assisi e Orvieto.

Il blogtour si chiamerà “A ciascuno il suo frantoio”, perchè coinciderà con la manifestazione Frantoi Aperti“,l’iniziativa dedicata alla valorizzazione dell’Olio DOP Umbria, ideata e realizzata dall’ Associazione Strada dell’ Olio in collaborazione con il Consorzio di Tutela, Città dell’ Olio e Comunità Montana dei Monti Martani Serano e Subasio. Si tratta di sei weekend “da leccarsi le dita”, all’insegna di 5 tematiche:

  • Tasting: degustazioni, aperitivi, banchetti e convivium;
  • Making: un “dalla teoria alla pratica” in cui si potranno seguire lezioni di taglio&cucito o raccogliere le olive;
  • Storytelling: conferenze, reading, esposizioni e mostre fotografiche d’autore;
  • Performing: esibizioni di danza, monologhi teatrali, teatro d’autore ed in più l’area;
  • Playing: attività per i più piccoli.

I blogger scelti per prendere parte al Blog Tour sono:

Aurora, Alessandra, Fabiola, Valentina, Cinzia e Serena potranno scegliere di seguire gli itinerari dei piccoli teatri, dei castelli medievali, delle chiesette romaniche, dei palazzi e degli ulivi secolari ideati ad hoc per la manifestazione; partecipare all’iniziativa Fall Foliage; scoprire il gusto delle tradizioni gastronomiche regionali; entrare in contatto con i simboli del territorio legati alle antiche tradizioni contadinea loro piacimento, secondo il programma previsto per ciascun weekend.

Le blogger (tutte donne, eh!) saranno ospitate con i loro accompagnatori in diverse strutture ricettive del territorio, selezionate ed associate alla Strada dell’ Olio : Casa Giulia Country House a Trevi, Casa Vacanze il Piccolo Noce a Piegaro , La Locanda del Prete a Gualdo Cattaneo, Country House il Poggio degli Ulivi a Bettona, Agriturismo Malvarina ad Assisi e l’ albergo La macchia a Spoleto.

Per essere sempre aggiornati sulle attività del blog tour potete seguirci su Facebook su Instagram e su Twitter attraverso l’hashtag #aciascunoilsuofrantoio.

Il blog tour “A ciascuno il suo frantoio” è il progetto pilota di “A ciascuno il suo”, il nuovo format di blog tour 3.0 ideato da Alessandro Bertini, Silvia Ceriegi e Aurora Domeniconi. Scopo del progetto è innovare il concetto di promozione turistica associata ai blogger e prolungare nel tempo l’esposizione social-mediatica delle destinazioni turistiche. Se volete promuovervi con noi, contattateci: silviaceriegi@gmail.com, girovagate@gmail.com, domeniconi.aurora@gmail.com

 

Manuale di sopravvivenza: viaggi con bimbi al seguito

Viaggiare con bambini al seguito può sembrare una mission impossible perchè, si sa, i bambini hanno bisogno delle loro esigenze e viaggiare con loro significa tenere conto dei loro tempi e dei loro bisogni; ma con questo piccolo decalogo potreste salvarvi. Viaggiare con bambini vuol dire non partire all’avventura ma programmare il viaggio in ogni dettaglio. Ci sono delle cose che bisogna assolutamente non dimenticare quando si viaggia con i piccoli. Se volete che il primo viaggio con bambini diventi il primo di una lunga serie ricordatevi di portare con voi alcune cosette.

Cosa portare quando si viaggia con i bambini?

  • I pannolini

I pannolini sono fondamentali perchè il bimbo non aspetta, tende a farla dappertutto; e se il pargoletto è più grandino e si controlla meglio il problema può insorgere se per caso si addormenta prima di essersi recato in bagno; per scongiurare il pericolo pipì a letto e pipì nel passeggino, i due classici intramontabili, ci corre sempre in aiuto il pannolino, si mette e via, il pericolo è scampato.

 

  • Le salviettine umidificate

 

Le salviettine umidificate sono essenziali, i bambini, si sa, toccano tutto quello che vedono; cadono, si sporcano, mangiano, con cosa pulirli? Non siamo mica a casa, le salviettine umidificate ci salvano in ogni situazione.

  • Un cambio completo

Bisogna anche ricordarsi di portare con sè un cambio completo di mutandine, calze, pantaloni, maglietta, perchè quando uno meno se l’aspetta il bambino adorato si può buttare l’acqua addosso da una bottiglietta, da una fontana, cadere in una pozzanghera. Se non si ha con sè un cambio facilmente si entra nel panico perchè non si vorrà mica fare raffreddare il nostro bambino e quindi si dovrà cercare un negozio per comprare il necessario ma potrebbe essere domenica e i negozi potrebbero essere chiusi, meglio partire equipaggiati.

 

  • Gli omogeneizzati

 

Ed ecco arrivati alla questione cibo, gli omogeneizzati ci salvano in ogni caso, quando poi saranno più grandetti, potranno assaggiare anche i piatti di mamma e papà ma per adesso vanno benissimo.

  • La valigetta pronto soccorso

La valigetta pronto soccorso deve contenere un termometro, del paracetamolo e le medicine indispensabili. Si spera sempre di non ammalarsi in viaggio ma può capitare, allora meglio avere già qualcosa con sè.

  • Il passeggino

E stavo per dimenticare il passeggino, ci si può dimenticare tutto, la valigia, la borsa ma non il passeggino. E’ fondamentale perchè i bambini non possono camminare tutto il giorno, dopo un pò si stancano e se non c’è il passeggino vorranno stare in braccio alla loro mamma o al loro paparino. Tanto più che volendo, se sono stanchi, possono dormire tranquillamente e farsi trasportare dai genitori.

  • Come affrontare il volo?

Durante il volo per evitare occhiate torve dei vostri vicini potete tenere impegnati i vostri bambini, solitamente si addormentano ma, se così non è, è bene portare un giochino nuovo, o semplicemente un astuccio con pastelli e un albumino da colorare, mal che vada vanno bene anche i fogli bianchi, i bambini fortunatamente si divertono con poco.

C ‘è qualcosa che mi sono dimenticata? E voi quali strategie utilizzate?

Al Tombolo Talasso Resort la nostra esperienza a 5 stelle

Non ero mai stata in un cinque stelle prima del weekend passato. Non sapevo, perciò, cosa volesse dire. L’invito del Tombolo Talasso Resort a vivere l’esperienza della talassoterapia  -e non solo- è stata subito accettata con entusiasmo dalla mia famiglia. Ci siamo autonominati “Talasso Blogging Family” e siamo partiti in avanscoperta. La nostra prima volta “post Marco” in un centro benessere. Una rinascita!

Il Tombolo Talasso Resort si raggiunge andando a sinistra e poi sempre a dritto all’uscita Donoratico-Castagneto Carducci della SS1 Aurelia. Si passa davanti al parco di divertimenti “Cavallino Matto” e si arriva ad una sbarra. Ci si sofferma, la sbarra si apre ed entriamo in una pineta ben tenuta, con bei vialetti. Davanti a noi l’ingresso del Tombolo, un’ex colonia convertita in grand hotel dieci anni fa. Scendiamo dalla macchina. Diventiamo una Talasso Blogging Family. E la nostra esperienza a 5 stelle ha inizio. Le borse ci vengono ritirate alla macchina, messe su un carrello e riconsegnate in camera. Al check in lasciamo le chiavi dell’auto, che verrà parcheggiata e “ritireremo” per ripartire.

La nostra camera è una junior suite (che lusso!). Marco dorme nel lettino a sponde nel salottino, noi nella bella camera padronale. Nel bagno set di cortesia a 5 stelle. Frigobar e macchina per caffè a cialde sono gratuiti.

Si cena al Wine Bar dell’hotel. Ampia scelta sia per noi che come “menù baby” per Marco. Facciamo due chiacchiere con lo chef. Rimaniamo colpiti dalle sue cotture sane, sotto vuoto a bassa temperatura per tempi lunghissimi. Essendo a servizio di un centro benessere, anche il cibo deve ritemprare, oltre che gustare! Durante il giorno successivo, assaggiamo sempre piatti diversi. Carne e pesce. Sapori notevoli e porzioni abbondanti (cosa strana per un posto di alto livello!). Spettacolari le insalatone che servono a pranzo.

Ma veniamo al nostro “Talasso Day”. Ci “dividiamo” Marco: col babbo fino a dopo il riposino pomeridiano e poi con la mamma. I bambini sono ammessi alla zona benessere soltanto la mattina dalle 9,00 alle 11,00, quando c’è meno gente. Ma solo dai tre anni in su. Questo mi sembra giusto. Con i bambini non ci si rilassa noi genitori e si disturbano gli altri. Il resort è sulla spiaggia. Marco ha di che divertirsi col suo “babba”. Wellness e relax aspettano invece la Signora Trippando, affidata alle cure della responsabile del centro, Daniela Nicolini, e alla responsabile sanitaria, dottoressa Michela Giovannetti, specialista in idrologia. Mi spiegano i principi della talassoterapia (che presto vi racconterò) e mi consigliano il mio percorso: un paio d’ore nelle cinque vasche talassoterapiche (con acqua di mare e idromassaggi a varie temperature), bevendo di tanto in tanto tisana allo zenzero per “sgonfiare”, massaggio agli olii essenziali (o olistico, che dir si voglia) e idromassaggio “arricchito” da estratti d’alghe. Ne esco rigenerata, rinata. Do il cambio ad Enrico, che va spassarsela nelle piscine. L’aria di mare ha effetto soporifero su Marco, che continua a dormire. E io a rilassarmi. L’indomani mi aspetta un massaggio in acqua: le mani sapienti di Raffaella sono portentose. La vasca n°5 della talassoterapia, detta “emozionale” ha la musica sott’acqua. Ad un certo punto, Raffaella suona campane tibetane attorno a me. Un’esperienza indescrivibile!

Ripartiamo coccolati e soddisfatti. Ci concediamo una sosta a Bolgheri. La nostra esperienza da Talasso Blogging Family riceve 5 stelle come la struttura che ci ha ospitato.

…ma questo è solo un assaggio. A breve altri racconti… stay tuned!

Photo credits: Tombolo Talasso Resort

Zucca piena o zucca vuota? Ecco perchè a me non piace Halloween

Sarò retrograda e antiquata, ma a me Halloween non piace. E’ una tradizione americana e tale sarebbe dovuta restare. Quando ero piccola, il termine Halloween (o Aulin, come dice una signora del mio paese!) non lo conoscevo affatto. Ho iniziato a sentirne parlare al liceo. Il babbo di un mio compagno di classe lavorava al Camp Derby, la base militare americana che si trova nella pineta tra Pisa e Tirrenia. Lì organizzavano “la festa di Halloween”. Ci chiese se volevamo andare. Ovviamente aderimmo in massa. Eravamo gli unici italiani. Gli unici ragazzetti. Gli unici che non erano mascherati. Ci divertimmo come matti a vedere attempati americani bere birra e mangiare ali di pollo da 5000 calorie ciascuna. Per forza eravamo senza maschera: come si faceva a reperirne una fuori dal periodo carnevalesco a Pisa alla metà degli anni ’90?

Perchè per gli italiani, da che mondo è mondo, la maschera ha sempre fatto coppia con il carnevale. Ed il carnevale col divertimento. Noi amiamo ridere, scherzare. Festeggiamo la primavera. E, con lei, il carnevale. Siamo un popolo di goderecci. E allora perchè abbiamo iniziato a festeggiare i fantasmi? Perchè mettiamo zucche vuote fuori dalle porte? Perchè imbrattiamo la casa di ragnatele finte? Perchè copiamo gli altri e “rubiamo” le tradizioni?

Non mi dite che basta qualsiasi pretesto per fare festa.

Perchè potrei controbattere. Per esempio con San Nicola, che, oltre che a Bari, viene ampiamente festeggiato in Germania. Lì, la sera del 5 dicembre, giorno che precede la festa di San Nicola, che loro chiamano Nikolaus e che impersonano con un uomo anziano col mantello rosso e la barba bianca, i bambini devono pulire le loro scarpe. Le più grosse, o gli stivaletti se li hanno. Perchè durante la notte arriva Nikolaus a riempirgliele di dolcetti.

Non sarebbe stato più bello festeggiare Nikoaus anzichè Halloween? Sarò impopolare,  ma secondo me il diffondersi -rapido- di una festa così estranea alle nostre tradizioni ha due cause: il consumismo e i genitori.

  • Il consumismo perchè, si sa, si porta dietro zucche vere o finte, maschere, addobbi. Il tutto di breve durata, che ogni anno “deve” essere ricomprato.
  • I genitori perchè “scaricano” i figli per una sera. E’ brutto da dirsi, ma da genitrice posso capirli. Se un gruppetto di bimbi va a zonzo per le vie del quartiere, basta una coppia di genitori, o anche solo uno a controllarli. Gli altri possono darsi alla pazza gioia!

E’ un po’ triste, dovete ammettere…

Voi che ne pensate? Riflettete un attimo: che significato ha per voi Halloween? Concordate con me, ma, pur tuttavia continuate a festeggiarlo? Oppure pensate che possiamo “farlo nostro”?

Aspetto le vostre risposte…

… E ricordate: a noi le zucche piacciono. Parecchio. Ma per farci una bella zuppa!

Se, tuttavia, siete curiosi di sapere i perchè e i percome di Halloween, vi invito a cliccare qui e leggere l’interessante articolo di Alessandra.

Se invece Halloween volete festeggiarlo in giro per l’Italia, i consigli di Valentina sono quello che fa per voi (cliccate qui).

Un altro articolo carino anti-Allovi è quello di Claudia (qui)

Conoscete Storify? Vi spiego cos’è. Con l’esempio di #aciascunoilsuo

Avevo visto usare Storify alcune volte. Ma non mi aveva colpito. Quando ho letto il racconto -multimediale- di Francesca Campagna dell’Hotel Cernia, in cui ha raccolto video, post, tweets e altro, me ne sono innamorata. Vabè. Il caso della “polemica Tripadvisor” con risposta in video, indubbiamente si presta a valorizzare lo strumento Storify. Se non ci credete, guardate i due Storify in questione: Del metterci la faccia @HotelCernia e …. e la storia continua.

Così, è venuta voglia di iniziare a Storify-are anche a me. L’idea di creare una storia (cronologica o meno) mettendo insieme post, video, twittate e facebookate mi intrigava. Così come il voler raccogliere l’entusiasmo scatenato dalla presentazione del progetto di blog tour #aciascunoilsuo.

Ecco qua il risultato: La storia “semiseria” dei blog tour 3.0 by Girovagate, Trippando e Aury’s Passion: #aciascunoilsuo.

foto by Aury

E non dite che sono autocelebrativa!

Sotto il cielo di… Cracovia e dintorni (itinerario di tre giorni)

Gennaio 2011. Ennesimo momento di introspezione personale e l’esigenza forte di partire per una meta che in qualche modo mi dia una “scossa”. Necessario individuare un luogo fuori dagli schemi, non battuto dal turismo di massa e che sia veramente low cost per programmarci una breve visita primaverile.

Parlando con due potenziali (e poi effettivi) compagni di viaggio, la scelta ricade su Cracovia a metà aprile. Troviamo giornate non troppo fredde per le latitudini a cui siamo (forse talvolta può andare peggio dopo il 10 di agosto), e nei momenti in cui fa capolino il sole si può fare a meno di cappellino, guanti e sciarpa di lana e lasciare il cappotto aperto non è da folli… e se lo dico io!

Fin dal primo momento in cui metto piede a terra scopro che Cracovia è un luogo a misura d’uomo. È il centro culturale, artistico e universitario più importante della Polonia e non è difficile capire perché anche solo passeggiando nel centro: pulita come poche altre cittadine europee, difficilmente troverete carte, mozziconi di sigarette e chewing-gum per terra. D’altronde è Patrimonio Mondiale dell’Unesco dal 1978.

Ancora non erano arrivati gli Europei di calcio a renderla molto più nota nel nostro paese.

Tre giorni si rivelano sufficienti per poter visitare il centro storico e qualche museo, le miniere di sale di Wieliczka e farsi coraggio ed affrontare la prova della visita al campo di concentramento di Auschwitz.

Il primo dato che certamente salta all’occhio è la differenza di vitalità tra la periferia e il centro storico. Avendo scelto un ostello essenziale (Hotel Optima), ma con tutti i servizi base compresa la prima colazione, situato fuori dal centro, ciò ci è sembrato ancor più evidente: i tram più datati attraversano una periferia che ancora pare soffrire la Storia, come è evidente dagli occhi delle persone più anziane…

Ma una volta oltrepassato il fiume Vistola, lo scenario che si apre di fronte è totalmente opposto: il cuore vivo della città con la sua architettura, a volte gotica, altre rinascimentale; con il suo Wawel, il simbolo di Cracovia, residenza reale per molti secoli; coi suoi vicoli e le sue piazze.

Arrivati il sabato sera all’aeroporto e trasportati in ostello con un servizio transfer ordinato dall’Italia su internet (costo 7 Euro a testa), dedichiamo la domenica mattina ad una presa di contatto con il centro storico e visitiamo il Museo dell’Arcidiocesi dedicato a Karol Woytila, situato in Ulica Kanonizca dove visse colui che poi divenne Giovanni Paolo II.

Usciti da lì ci rechiamo verso la Rynek Glowny, l’immensa piazza medioevale. Decidiamo di fare come lucertole al sole e ci sediamo per un po’ a lato della piazza ad osservare in silenzio suoni, colori e movimenti. Quando riprendiamo il giro, visitiamo il Fondaco dei Tessuti, ricco di stand, bancarelle pasquali e souvenir locali.

Breve sosta per il pranzo e nel pomeriggio ci rechiamo in autobus alle miniere di sale di Wielizcka. Anche questo servizio l’abbiamo prenotato su Internet dall’Italia e devo dire che abbiamo riscontrato puntualità, efficienza e qualità degna della miglior Europa di serie A. Temevo qualche attacco di claustrofobia… e invece è andata bene! L’immagine più famosa della miniera, la Cappella di Santa Kinga, è realmente mozzafiato: 20.000 tonnellate di sale tra statue, candelabri e pale d’altare. Indubbiamente suggestiva.

Il giorno dopo, il lunedì, è quello più tosto dal punto di vista psicologico: la visita ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Partiamo dalla stazione dei pullman con un furgoncino da circa 15 posti e una volta arrivati attendiamo l’orario per la visita guidata in italiano. Anche il meteo contribuisce: nuvole basse, tendenti alla pioggia.

Non intendo assolutamente dilungarmi nella descrizione del museo del campo di concentramento perché ritengo che siano cose da vedere e vivere di persona. Non sarei in grado di ritrascrivere gli stati d’animo di quella giornata nero su bianco e difficilmente anche ne parlo con chi mi chiede.

Ah, laggiù non troverete mai scritto Auschwitz, bensì Oswiecim. Auschwitz è la traduzione tedesca. E quindi anche quando si chiedono le informazioni per recarsi presso quel luogo, bisogna avere l’accortezza di usare il nome in lingua polacca.

Il martedì abbiamo il volo del rientro in serata. La giornata è calda, buona per girare ancora un po’ il centro di Cracovia con zaino – trolley al seguito. E allora c’è spazio per il Kazimierz, il quartiere ebraico; per il Wawel, con la grotta e l’immancabile foto con il drago che sputa fuoco; la veduta dalla collina; la cattedrale e la Campana di Sigismondo alla quale si giunge dopo aver salito 70 scalini abbastanza ripidi. E chiudiamo nel pomeriggio con il Collegium Maius, l’edificio più antico sopravvissuto alla guerra in Polonia (chi ha avuto modo di vedere il film Karol – un uomo diventato papa ne avrà sicuramente un ricordo) e che ospita gli strumenti del suo studente più illustre: tale Niccolò Copernico.

A Cracovia abbiamo fatto anche un’importante scoperta culinaria: i pierogi, che noi paragoneremmo a dei ravioli ripieni. Provateli sia dolci sia salati e decidete quali preferite…

Ultima nota: attenzione al cambio moneta in Italia. In Polonia per ora hanno gli zloty. Valutate bene quando e dove conviene farlo per non perderci nel cambio.

Vacanza alternative: il turismo rurale

Pubblico volentieri un articolo di Neva Martelanc di Rurality, un’azienda che si occupa di promozione del turismo rurale. 

Turismo rurale: un termine relativamente nuovo per definire una tendenza che sta assumendo sempre più importanza nel settore turistico italiano. Un po’ per risparmiare, un po’ per la voglia di vacanze alternative all’insegna della natura sempre più famiglie, ma anche gruppi di amici e coppie preferiscono un agriturismo in campagna ad un hotel in città e magari non troppo lontano da casa.

A ciò ha  contribuito anche la sempre più diffusa consapevolezza del valore di esperienze arricchenti che il turismo rurale può offrire. Di che tipo di esperienze si tratta?

Dipendendo dalla zona e dalla struttura ricettiva, si organizzano diverse attività per gli ospiti. Ce n’è per tutti i gusti:  dagli itinerari guidati nei Parchi naturali alle divertentissime passeggiate sulla neve con le ciaspole  o per gli sportivi rafting, torrentismo…ed ovviamente corsi di cucina regionale, a base dei cosiddetti prodotti a km 0.

Da una parte questo tipo di vacanza è particolarmente adatto a chi ama la natura e vuole dedicarsi alle attività all’aria aperta (trekking, percorsi in bicicletta, passeggiate a cavallo) e dall’altro si adatta perfettamente anche a chi è alla ricerca di relax e del dolce far niente.  Alcune strutture sono dotate addirittura di un centro benessere con sauna ed idromassaggio.

Il crescente maggiore interesse per le vacanze fuori città in paesini di campagna è però senz’altro dovuto anche al fattore astronomico. A tutti piace mangiare bene, soprattutto in vacanza, e presso gli agriturismi si possono scoprire piatti e specialità tradizionali, oltre a partecipare a degustazioni prodotti DOP e DOC e di vini locali.

Meritano una particolare menzione gli agriturismi che aderiscono al programma di fattorie didattiche e che organizzano attività dedicate ai bambini che, altrimenti, difficilmente potrebbero avvicinarsi a questa realtà scoprire come funzione una fattoria, come si produce il formaggio o l’olio…

Un valore aggiunto del turismo rurale  è la riqualificazione e la rivalorizzazione di                                 edificazioni  tipiche dell’architettura rurale, come i bagli siciliani o i masi altoatesini.

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