Udine, capitale della grande guerra

Sono da poco rientrata dal tour sui sentieri della #grandeguerra: un viaggio di cultura perché ricco di tanti cenni storici grazie al racconto de @Ilmiliteignoto che mi hanno fatto vivere, in prima linea, gli avvenimenti accaduti nella guerra del 1915-1918.
Da dove partire se non dalla città di Udine? Non mi ero mai spinta fin qui e devo dire che sono rimasta sorpresa; Udine si trova proprio al centro del Friuli Venezia Giulia, molto vicina al confine con Slovenia e Austria e in una posizione geografica fantastica, visto che è circondata dalle colline ma al tempo stesso è vicina sia al mare che alla montagna.
Il mio giro turistico inizia con la salita al colle del Castello: dai racconti storici, pare che Attila si fece costruire questo colle per poter ammirare dall’alto la città di Aquileia bruciare.

La città cadde sotto il dominio di Venezia nel 1420, che la scelse come sede del Luogotenente veneto e rimase per quasi quattro secoli sotto il dominio della Serenissima. Il dominio veneziano si può notare dai leoni posti all’ingresso della salita al Castello ma anche all’interno di Piazza Libertà dove, oltre ai leoni con in mano un libro aperto -che sta proprio ad indicare che Venezia ha portato legge- si trovano anche altre bellezze architettoniche. In particolare la fontana del Carrara e le statue di Ercole e Caco nonché edifici importanti come la Loggia del Lionello, la Torre dell’Orologio e l’Arco Bollani progettato dal Palladio.

Il giro prosegue passando dal Duomo, un grande edificio del duecento che al suo interno racchiude alcune opere del Tiepolo ma… di lui vi parlerò in seguito.
Dopo il dominio veneziano, Udine venne occupata dalle truppe napoleoniche per poi passare anche sotto il dominio austriaco; durante la prima guerra mondiale venne denominata “Capitale della Grande Guerra” per il suo importante ruolo svolto durante la Prima Guerra Mondiale ed è proprio questo il motivo per il quale il mio viaggio inizia proprio da qui.
Il giro non poteva finire se non accompagnato dal rito del tajut ovvero sostare in una delle tante osterie tipiche del centro per una sosta gastronomica per degustare un bicchiere di vino friulano accompagnato da un assaggio di formaggio Montasio e crostini con specialità locali: ce lo siamo proprio meritato!

Non è certo finita qui, soprattutto per gli amanti della storia dell’arte e per questo vi porterò, a breve, nel mondo del Tiepolo; Udine è la sua città ed ospita nel Palazzo Patriarcale le Gallerie del Tiepolo, un vero patrimonio artistico con più di 700 opere racchiuse al suo interno e per questo, ha bisogno di godere di un grande spazio in cui parlarne e rifarsi gli occhi.

Pronta per una nuova e forte esperienza in FVG

In questo periodo, sarà per l’arrivo dell’estate e del bel tempo, ma il numero di blog tour sta aumentando e quando vedo che nessuno riesce a partecipare… mi si spezza un pò il cuore! Leggere i racconti dei blog tour è sempre molto appassionante per me perché cerco di rivivere l’esperienza di chi è andato scoprendo nuovi punti di vista, nuovi luoghi tanti spunti da segnarmi per delle prossime mete. Mi ci butterei a capofitto su tutti ma ho anch’io degli impegni e quindi mi vedo costretta, purtroppo, a tirarmi indietro ma… non per il prossimo e sapete dove andrò? In FVG che non è una strana sigla automobilistica o un’insegna di un negozio bensì si tratta del Friuli Venezia Giulia. Non ci sono mai stata, non mi sono mai spinta fin là ma ho sempre letto molto inerente alla storia e agli avvenimenti accaduti su quelle altissime montagne e il mio tour sarà proprio ambientato in quei luoghi; ho lavorato in una casa editrice che aveva una sezione dedicata alla guerra e quindi mi sono capitati tantissimi libri dedicati a queste zone e poterci andare, camminare e vedere i luoghi fin ora solo letti sarà di sicuro una grande emozione.

Non ho ancora il programma definitivo ma… nemmeno ve lo voglio svelare! Di sicuro posso dirvi che al mio arrivo a Udine mi aspetta un tour della bella città del Tiepolo che non mi son voluta perdere e proprio per questo venerdì mattina partirò all’alba da Milano: la mia borsa è pronta, la tecnologia mi devo ricordare di caricarla per il resto… mi sono allenata abbastanza in questi giorni per essere in forma perché di certo non sarà un percorso facile!

Seguiteci!

#grandeguerra #golivefvg
@FVGlive @trippando

Parco Naturale dei Laghi di Plitvice – Croazia: un incantevole angolo di natura

Siete mai stati in Croazia? Voglio darvi uno spunto per intraprendere un viaggio in mezzo alla natura che mi ha lasciato a bocca aperta per la sua incredibile bellezza tanto più che dal 1979 fa parte del Patrimonio dell’Unesco. Sto parlando del Parco Naturale dei Laghi di Plitvice che si trova a metà strada tra Zagabria e Zara.

 Vi consiglio la visita da maggio in poi quando la natura si sarà risvegliata e il parco si sarà colorato di un verde intenso e vi avvolgerà il profumo dei fiori, delle piante e degli arbusti di cui è composto e quando i laghi saranno ricolmi di acqua e vi regaleranno degli scenari unici. La particolarità di questo parco, infatti, è costituita dai laghi: 16 laghi alimentati da 2 grandi fiumi il Fiume Bianco e il Fiume Nero che attraverso sorgenti sotterranee e collegati tra loro da piccole e grandi cascate, confluiscono nel fiume Korana.
Nel APrco dei Laghi di Plitvice non è ricca solo la vegetazione: se si sta attenti e si cammina in silenzio si possono incontrare volpi, tassi e ricci che attraversano la strada. Guardandovi intorno, potrete ammirare moltissime specie di uccelli. Il parco è anche popolato anche da lupi, orsi e cinghiali ma… per fortuna non sono facili da incontrare sui percorsi.

E’ possibile visitare il parco a piedi passeggiando tra i vari sentieri, tutti ben segnalati. Secondo me questo è il metodo migliore per godere in pieno il contatto con la natura dei Laghii di Plitvice, che piacerà moltissimo anche ai bambini. Per gli sportivi invece consiglio la bicicletta per una piacevole gita a tutta velocità. Per ammirare gli scorci nascosti, potete utilizzare il battello e navigare nei laghi oppure il trenino lungo un percorso stabilito.
All’ingresso è possibile acquistare (circa 20 kune) una mappa dei percorsi dove sono segnalate le aree di sosta, tutti i percorsi con le distanze da percorrere, i laghi da visitare e gli attracchi da cui partire per le gite in battello.

Il costo del biglietto è di 70 kune e comprende sia l’ingresso al parco che tutti i trasporti all’interno (trenino e battello); per i bambini dai 7 ai 18 anni c’è una riduzione del 50% mentre sotto i 7 anni entrano gratuitamente.

Altri racconti sul Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice, in Croazia:

Con la trip-nonna in Croazia, al Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice

Per festeggiare…si torna a Plitvice!!

Sardegna attiva: in kayak per 10 miglia

La Sardegna è un’isola incantevole ma è famosa solo per le belle spiagge dove sdraiarsi a prendere il sole, fare un bagno nella sua acqua cristallina e godersi il panorama. Grazie al Bitas e ai suoi educational tour, ho invece avuto modo di guardarla sotto un altro aspetto, cercando di sfruttare al meglio le sue risorse e potendo sfruttare tutto ciò che ha da offrire, anche le sue spiagge, ma in maniera attiva. Proprio per questo ho deciso di cimentarmi con il kayak, disciplina dura e difficile soprattutto per me che non l’avevo mai fatta prima ma che di sicuro mi darà la possibilità di vedere dei posti, delle insenature, delle spiagge e delle grotte che altrimenti non avrei mai visto che sono raggiungibili sono via mare.

Siamo partiti da Cala Sisine in gommone per raggiungere la spiaggia di Cala Goloritzé dove ci stava aspettando Francesco, l’istruttore che ci avrebbe assistito durante l’escursione; di sicuro si aspettava delle persone preparate visto che il tragitto scelto, 10 miglia marine, non era dei più semplici ma quando ha visto la nostra determinazione e voglia di provare, si è messo al nostro fianco. Da Cala Goloritzé è iniziata l’escursione che si sarebbe conclusa alla spiaggia di Santa Maria Navarrese ma trattandosi di un lungo percorso e visto che non avevo mai provato in vita mia il kayak, mi sono messa in gioco, ho faticato e mi sono impegnata per arrivare almeno fino a ¾ di percorso per poi lasciare il posto ad un altro ragazzo che nel frattempo si era aggiunto al gruppo.

Non ho sentito fatica, non ho sentito freddo nonostante fossi dentro ad un kayak senza scarpe e calze e nemmeno la muta; ho pagaiato godendomi il panorama e i suoi tanti scorci da ammirare. Siamo passati vicino a piccole e grandi grotte come la Grotta del Fico che durante l’apertura della stagione è visitabile a piedi. Inutile dirvi che, se pur a fatica, ne è valsa veramente la pena; il turismo attivo è stato perfetto per questa escursione, per coglierne a pieno la tranquillità, la particolarità e la sua incontaminata bellezza che se altrimenti non avrei potuto vedere.

[I Luoghi del Cuore] Parco Nazionale Bryce Canyon – Utah – America

Questo viaggio lo farei e rifarei mille volte nonostante sia una persona che non ama tornare nello stesso posto più volte perché trovo che sia giusto cambiare; è vero che non si vede sempre tutto del luogo in cui si va a soggiornare sia per poco sia per lungo tempo ma… al Parco Nazionale Bryce Canyon ci tornerei e ritornerei e ritornerei e…

Abbiamo organizzato la visita presso questo parco in occasione del viaggio di nozze, agosto 2008. Ci siamo disegnati il percorso, scelto i luoghi da visitare e le città in cui soggiornare per trascorrere 15 giorni indimenticabili; abbiamo visto luoghi fantastici, paesaggi unici ma quello che mi ha colpito il cuore lasciando un segno profondo è stato proprio questo Canyon. Mi ha lasciato a bocca aperta la partenza: dall’alto si vedeva un panorama che si estendeva per chilometri all’orizzonte; il cielo sembrava immenso e la terra sotto di noi sembrava non finire mai. Quanto saremmo dovuti scendere in profondità? Cosa si nascondeva lungo il percorso? Grandi rocce si alternavano a distese di piccole montagne rocciose dove solo ogni tanto sbucava dal terreno un albero dal sottile tronco che si allungava dentro la vallata e che si innalzava per centinaia di metri per cercare di arrivare a sbirciare fuori dalle rocce per vedere il sole.

Volete sapere la stranezza? Siamo partiti vestiti come non mai, coperti quasi fino al naso perché in cima c’era una temperatura fresca; lungo il percorso ci siano iniziati a scoprire: via il K-way, poi il maglione, poi la felpa per rimanere in maglietta a maniche corte. La strada non era certo una passeggiata, c’erano continui salite e discese impegnative che quindi ci hanno fatto salire la temperatura fino ad avere un gran caldo.
Giunti alla fine… un panorama fantastico. L’ultima salita ci faceva vedere un cielo azzurro e fatta l’ultima salita ci è apparso un panorama di rocce di un rosso acceso quasi da far male agli occhi.

Abbiamo vissuto emozioni uniche immersi nella natura; abbiamo visto rocce di un colore stupefacente che si alternavano al verde degli alberi e che andavano a contrastare con l’azzurro del cielo; abbiamo camminato moltissimo per chilometri ma la fatica non l’abbiamo mai sentita perché ciò che stavamo guardando era unico… peccato la lontananza e la difficoltà altrimenti partirei domani stesso per portarci i miei bambini, sarebbe anche per loro un’avventura unica.

Un itinerario tra mare e montagna: da Bosa a Baunei-Dorgali

Pronti a scoprire il mio itinerario? Dopo aver lasciato la splendida e pittoresca città di Bosa, posso ora svelarvi dove mi sto dirigendo. Curiosi? Come vi ho detto all’inizio, prima di partire, gli itinerari tra i quali potevo scegliere erano diversi; tutti molto curiosi per le attività programmate e molto suggestivi per i paesaggi da poter vedere ma… la mia scelta è ricaduta sulla costa est. Avete capito? Immagino di no perché la Sardegna è grande.

Il mio itinerario taglierà la Sardegna a metà; partendo da Bosa andrò a Dorgali-Baunei. Ho scelto di praticare trekking per 2 giorni per addentrarmi nel Supramonte, un territorio incontaminato, tra mare color turchese e montagna ricca di vegetazione e con un panorama pieno di turismo attimo. Le proposte per questa zona erano diverse: dal trekking all’arrampicata; dal kayak del lago a quello in mare e persino l’equitazione. Io ho scelto 2 diversi trekking: uno all’interno della Gola del Gorropu e l’altro nel canyon di Codula di Sisine ma… sarà proprio così?

Sicuri che le mie scelte le rispetterò? O forse mi farò prendere dal momento, dal coinvolgimento del gruppo e mi farò trascinare in qualche strana e pazzesca avventura? Io vi consiglio di seguire anche i prossimi articoli non solo per vedere le meraviglie che il turismo attivo in Sardegna offre ma anche perché… ne vedrete delle belle!

Sardegna: dalla tradizione dei canti e delle leggende all’arte

Vorrei presentarvi le opere di Roberto Serri che ho avuto il piacere di poter vedere in un’esposizione a Bosa e che mi hanno catturato, avvolto, incuriosito e anche lasciato senza parole.
La tecnica utilizzata è malta di cemento che solitamente viene utilizzata per creare case e che invece Roberto ha studiato, elaborato e poi provato a lavorare in maniera diversa ottenendo grandi risultati. Non solo si tratta di una tecnica innovativa ma anche ma anche il tema scelto è molto interessante; principalmente realizza volti o, per meglio dire, “Caras” che tradotto vuol proprio dire visi. Appena entrata, ho iniziato a sentire un sottofondo musicale, la voce bassa dei tenori sardi che intonavano una canzone. Pensavo fosse un caso ed invece, parlando con Roberto, ho avuto modo di capire e coglierne il senso; il tema da lui scelto per la prima parte della mostra è dedicato proprio ai pastori sardi e ai loro cori. Devo dire che l’associazione è riuscita in pieno perché mentre si ammirano le opere, sembra quasi che sia proprio dalla loro bocca che esca la canzone tanto da lasciarmi senza parole.

La seconda parte della mostra verte invece sulla fantasia, sul mistero, sulle leggende che venivano sempre raccontate ma di cui non si ha una testimonianza vera e propria. Quando ascoltiamo un racconto, la nostra fantasia ci trasporta ed è proprio questo che Roberto ha voluto fare: farsi trasportare dal racconto e interpretare i personaggi raccontati attraverso delle maschere strane, per alcuni versi inquietanti ma molto caratteristiche. Alcune sono anche decorate con piccoli pezzi di stoffa per creare una sorta di decorazione e per dare un fondo, un tema più specifico al viso raffigurato.

Durante questi primi giorni ho scoperto una piccola città, Bosa, molto caratteristica, piccola ma con molte cose da vedere e scoprire ma al tempo stesso ricca di storia e tradizioni che mi hanno molto incuriosita e che non pensavo di trovare. Come se non bastasse la visita alla galleria era gratuita e l’artista è stato molto disponibile da seguirmi, raccontarmi e rendermi partecipe del suo lavoro.

Bosa: Birdwatching per osservare i Grifoni

Interessantissima mattinata trascorsa in jeep con l’accompagnamento di Antonello Cossu che ci ha portato a fare birdwatching; a dire il vero non sapevo nemmeno di cosa si trattasse ma quando mi hanno detto che ci saremmo appostati per vedere i rapaci… Ho colto l’occasione al volo, perché anche questo fa parte di Bosa, un altro modo di fare del turismo attivo.

Siamo partiti con un tempo non certo dei miglior,i ma ci abbiamo creduto fino in fondo; un viaggio molto panoramico all’interno di una ricca vegetazione e con molti greggi di pecore intorno. Peccato che in cima al monte la nebbia ci abbia impedito di vedere i nidi da vicino, perché l’idea era quella di costeggiare la montagna per avvicinarsi ai nidi, ma il clima non ce lo ha permesso. Siamo così scesi ascoltando le istruzioni che nel frattempo la guida ci ha raccontato riguardo i grifoni, uccelli che raggiungono l’apertura alare di 240 metri quindi… enormi. Non soddisfatto, Antonello ci ha portato lungo la litoranea che porta da Bosa ad Alghero per vedere se almeno da sotto riuscivamo ad avvistarli.

Grande soddisfazione nel vedere da lontano, ad occhio nudo, qualcosa che volteggiava; ci siamo muniti di cannocchiale ed erano loro: 2 grandi grifoni che volavano uno sopra l’altro e si libravano nelle nuvole grigie facendosi trasportare dal vento. Si sono poi appoggiati e fermati nel grande nido dove probabilmente all’interno era presente anche un piccolo e vederlo con il binocolo è stata davvero una grande emozione.

Bosa tra arte, cultura e tradizone

Questo tour si sta rivelando sempre più interessante: forse perchè stiamo cercando di viverlo al meglio per portare a casa un bel ricordo? Non solo, grazie anche alle persone disponibili che ci stanno facendo conoscere Bosa per tutte le sue ricchezze.
Causa maltempo, i nostri tour di oggi sono stati annullati ma non ci siamo fermati: vista la disponibilità e la cortesia della popolazione, ci siamo fatti consigliare e abbiamo trascorso delle ore immersi nella cultura e nell’arte.

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Abbiamo visitato il Museo Casa Deriu, una bellissima casa che è stata una residenza signorile nell’età ottocentesca e che ora invece è diventata un museo che accoglie, nei suoi 3 piani, al primo le opere di Melkiorre Melis. Melis era un artista che spaziava dalla pittura alla ceramica, dalla fotografia alla grafica passando dagli studi di telaio per filet, su cui la moglie faceva realizzare dalle sue ricamatrici pere che venivano esportate addirittura a New York. Davvero un artista poliedrico. Gli altri piani di questa casa museo, sono dedicati all’artigianato locale e alla tradizione. Abbiamo avuto l’occasione di poter vedere all’opera delle signore mentre frequentavano un corso di filet: un’ antica tradizione che si tramanda di generazione in generazione. È bellissimo vedere come da un semplice filo di cotone possa poi nascere un’opera d’arte, perchè vedere la preparazione del telaio che viene fatta totalmente a mano per poi essere decorata vi posso assicurare che anche questa è una forma d’arte. Peccato non abbiano voluto farsi fotografare, ma sono molto gelose del loro lavoro, perchè hanno paura che qualcuno possa poi copiare i loro disegni e le loro realizzazioni.
Terminata la visita del Museo Casa Deriu, ci siamo spostate di poco per conoscere un altro artista, Antonio Atza, uno dei più famosi artisti sardi contemporanei. Mi ha incuriosita moltissimo perchè la sua tecnica non è autoreferenziale, bensì preferiva reinterpretare la tecnica esistente di grandi artisti. Non vivendo in una famiglia benestante, ha insegnato molto per poter avere i soldi per viaggiare e andare a conoscere grandi artisti per i quali poi ha realizzato molte opere, dedicandole proprio a loro e utilizzando dei dettagli o delle personalizzazioni proprie dell’artista. Ad esempio, il suo autoritratto in stile Picasso o le ninfee di Monet o il Bacco realizzati utilizzando carta velina, colla e colore, una tecnica molto particolare. Atza si è fatto però conoscere per la sua opera Blues, che lo ha reso famoso nel 196

atza-autoritrattoLa nostra visita non si è fermata qui, perchè abbiamo avuto il piacere di ammirare delle splendide maschere realizzate in malta di cemento da Roberto Serri. Maschere che sono ispirate alle tradizioni locali, alle leggende che venivano raccontate e di cui ognuno poteva farsi un’idea; lui ha voluto utilizzare questa strana tecnica per dare un volto a questi misteriosi personaggi. Ma non solo; la musica di sottofondo è dei Tenores, gruppo di quattro persone che canta canzoni tipiche e di cui lui Serri ha voluto realizzare i bellissimi volti, vicini tra loro, mentre cantano che, associati alla musica ascoltata sembra quasi che stiano cantando. In ultimo, un angolo dedicato alla famiglia, in cui Serri ha rappresentato il padre, la madre e il figlio in diversi modi; quello che mi ha più colpito è stato il cuore: una forma tanto semplice che racchiude un grande significato.

Bosa: una pittoresca città

È iniziata questa mia esperienza di viaggio come reporter per Trippando.com e nonostante sia solo all’inizio, ho già visto visto, visitato e conosciuto la città che sta ospitando il Bitas: Bosa. Una piccola città che racchiude in se tanta storia, tanta tradizione e cultura nonchè un paesaggio affascinante che spazia dal mare alla montagna.

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Innanzitutto Bosa si divide a in due parti: una più antica e che racchiude tutta la sua tradizione e cultura, dove il castello e il duomo sono i luoghi più caratteristici. L’altra è direttamente sul mare tanto da chiamarsi Bosa Marina ed è dove sono alloggiata, in mezzo alla natura, alla tranquillità e alla bella vista del mare da vicino.

La cosa che mi ha molto colpito è la disponibilità della gente, sempre pronta a darconidi azioni, consigli ma soprattutto aiutarci per vivere al meglio la città. Non mi sono quindi sottratta dal visitare il castello, arroccato su un piccolo promontorio da cui si gode una vista mozzafiato.

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La discesa è stato un susseguirsi di meravigliose scoperte come le coloratissime case che ci hanno accompagnato lungo la discesa o come la scoperta di un’antica tradizione come il filè perchè abbiamo avuto la possibilitá di vedere dal vivo. Davanti alla propria porta di casa, delle gentilissime signore ci hanno mostrato i loro capolavori e le loro meraviglie; impossibile non rimanere a guardare le mani di queste antiche signore che, a volte, lavorano anche ad occhi chiusi.

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Volete scoprire altro? Allora domani non perdetevi la parte culturale perchè Bosa non è solo mare…