Cosa c’è da vedere a Biella?

Dialogo alla macchinetta del caffè tra amiche:
M: cosa fai nel w.e.?
P: vado a Biella
M: a Biella? a fare cosa?
P: un blogtour. #Biellastoria.
M: un blogtour a Biella? ma cosa c’è da vedere?

Ecco, bella domanda, cosa c’è da vedere a Biella?
Non nascondo che anche io, prima di visitarla, conoscevo Biella quasi solo di passaggio quando salivo al Santuario di Oropa oppure quando andavo a fare shopping nei vari spacci e outlet che ci sono nei dintorni.
Ah no…a Biella ci sono stata anche un paio di volte per tenere una lezione all’Università. Ma sempre una cosa mordi e fuggi.

Questa volta, invece, ci sono andata per scoprirla, per scoprire cosa voleva mostrare questa cittadina che percepivo come schiva, timida e quasi sonnolenta.

Con la curiosità di chi arriva per la prima volta in una città sconosciuta, la prima sera mi sono avventurata verso il centro, a dare un’occhiata ai negozi, ma anche a scoprire chiese, monumenti e palazzi.

Biella è una città divisa in due parti: la parte alta, Biella Piazzo, e la parte bassa, Biella Piano. Sono unite oltre che dalla strada anche da una funicolare costruita nel 1885 e inizialmente funzionante con un meccanismo idraulico.

funicolareDopo la salita al Piazzo con la funicolare, inizia l’esplorazione di questo antico borgo, attualmente in fase di recupero e di sistemazione, ad iniziare dalla piazza centrale, della Cisterna, che ha smesso di essere un grande parcheggio ed è ora una bellissima piazza “passeggiabile”. La passeggiata permette di scoprire luoghi romantici, originali e caratteristici.

Proprio di fronte all’uscita della funicolare, infatti, un’insegna particolare attira la mia attenzione. E’ quella della Risto-libreria “La Civetta”: un ristorante che apre soltanto nel tardo pomeriggio ma che rimane aperto fino a notte inoltrata e che offre cibo per lo stomaco e per la mente.

Anche le chiese, al Piazzo, hanno il loro fascino. Quella della confraternita di S.Anna è stata concessa in uso alla comunità ortodossa e l’interno è stato modificato secondo le necessità della comunità stessa, mentre quella di San Giacomo è caratteristica perchè fa parte delle chiese che concedono il permesso di intraprendere il Cammino di Santiago e conserva le reliquie del Beato Agostino De Fango, domenicano biellese.

san giacomo

I palazzi e le case del Piazzo sono particolari ed in mezzo agli edifici civili scopriamo un ostello della gioventù con una speciale peculiarità: è stato ricavato all’interno dell’ex casa circondariale [ attiva fino al 1988 ]. Se volete provare l’ebbrezza di dormire in una stanza con spesse inferriate alle finestre, prenotate all’Ostello di Biella.

Biella Piano è molto più moderna e caotica, benchè una passeggiata in Via Italia, la strada pedonale, vi permetterà di scoprire chiese, musei e un favoloso battistero dell’XI secolo.
I visitatori più tecnologici e che vogliono sempre essere connessi alla rete saranno felici di sapere che proprio in via Italia e nelle vie limitrofe il comune ha predisposto un accesso gratuito alla rete wifi.

battistero

Siete curiosi di sapere com’è continuato il dialogo alla macchinetta del caffé?
M: allora com’è andata a Biella?
P: bene!! mi è piaciuta moltissimo e ho scoperto cose che mai avrei immaginato…
M: ah si? racconta racconta….
P: leggerai presto su Trippando e su Viaggi e Cucina PF :)

La Tenuta la Mandria di Candelo: cavalli ed emozioni

La tenuta è immensa, la si nota già arrivando dalla strada statale. La piccola strada sterrata che imbocchiamo a bordo del nostro mini-bus, fangosa e madida di pioggia, taglia in due un immenso appezzamento di terreno; in questa stagione c’è erba, ma lo immagino  alla fine dell’estate colorito dalle pannocchie di granturco.

Il profumo che mi sale nelle narici appena scendiamo dal bus mi fa sentire in paradiso: il profumo di campagna umida, di animali, di cavalli.
Sin da giovanissima ho sempre adorato il profumo dei cavalli. Per tanti può essere un odore, un olezzo…per me è profumo. E’ il ricordo [un po' come le madeleines di Proust] delle cavalcate da ragazzina, in compagnia delle mie compagne del liceo nei pomeriggi domenicali quando si faceva una pausa dallo studio.

La tenuta vista da vicino è ancora più grande di come appariva dalla statale. Il lungo caseggiato, le due case padronali, le stalle, le rimesse sono tutti in mattoni e sembrano voler raccontare una lunga storia.

mandria1La storia della famiglia e della tenuta che ci racconta, con passione, Marco Aondio, il proprietario della Tenuta la Mandria di Candelo, poco lontano da Biella e dal Ricetto.

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Ecco il signor Marco venirci incontro nel cortile, un vero cavaliere, pantaloni da equitazione, stivali in cuoio, basco in testa, affascinante nello stile e nel portamento.
Non titubiamo, dobbiamo entrare per il pranzo: la signora Aondio e le sue valide aiutanti hanno preparato un pasto squisito…non possiamo farle attendere.

Il signor Marco fa gli onori di casa, ci aiuta a sistemarci al tavolo e mentre le portate appena cucinate, fresche e genuine, si alternano nei nostri piatti, lui si accomoda a capotavola e inizia a raccontarci la storia della Tenuta La Mandria.

Ci racconta del padre, originario del Lago di Como, stabilitosi a Candelo negli anni 50 dello scorso secolo che dopo aver iniziato come dipendente dei precedenti proprietari acquista la Tenuta ed accoglie gli sfollati del Polesine come lavoratori.
E orgogliosamente ci racconta anche di come, all’inizio degli anni 60, il padre si reca in Francia per comprendere la filosofia degli agriturismi e trasforma La Mandria nel primo Agriturismo d’Italia associandosi poi con la Federazione Allevatori di Cavalli.

Un pranzo all’insegna della genuinità, della storia e della eccellenza nell’ospitalità e nello sport. La scuola di equitazione, infatti, è riconosciuta dalla Federazione da circa 60 anni e offre ai ragazzi corsi annuali e stagionali.

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Ma non finisce qui: dopo il pranzo c’è la visita alle stalle, il momento per me più emozionante. La prima emozione arriva dal volo di una rondine. Quanto tempo è passato dall’ultima volta che vidi una rondine! Nel tepore della stalla sono parecchi i nidi, incastonati tra il soffitto e le travi, e le rondini che fanno spola con pagliuzze nel becco per rinforzarli.
L’emozione più grande però viene dai cavalli. Questi musi grandi e curiosi che si avvicinano per capire chi sono quelle persone che disturbano la loro tranquillità pomeridiana, che scattano foto a raffica per immortalare momenti così rari e particolari.
Mi riempio le narici del profumo di cavallo e gli occhi della vista di questi splendidi esemplari, che vengono curati e rispettati dai giovani cavallerizzi in un modo che [purtroppo] non si vede più così sovente.

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Ancora una volta, Candelo, mi sorprende e mi stupisce piacevolmente.
Questa Italia celata, timida e discreta vale davvero la pena di essere conosciuta!

Post d’interesse:

Candelo ed il Ricetto: tra rue e riane

La società sportiva Fulgor di Ronco Biellese: un’eccellenza nello sport

-1 a #Biellastoria

Candelo ed il Ricetto: tra rue e riane

Se qualche mese fa mi avessero parlato di Candelo avrei sgranato gli occhi, e la stessa cosa avrei fatto sentendo nominare il Ricetto. Grazie a #biellastoria ho potuto scoprire entrambi i luoghi e, lo dico senza esagerare, ne sono rimasta affascinata.

Ma andiamo per ordine… Candelo è una cittadina del biellese, non lontano dal capoluogo di provincia, che pur essendo un centro di circa 8000 abitanti può vantarsi di mostrare una delle più belle e ben conservate strutture medioevali: il Ricetto, appunto.

In Italia, durante il medioevo, esistevano centinaia di Ricetti, ci spiega la nostra guida Elisabetta della ProLoco di Candelo non appena riesce ad “inquadrare” tutti noi blogger indisciplinati :) ai piedi del torrione che nei tempi antichi vantava ben due ponti levatoi.
Il Ricetto di Candelo è l’unico che si è conservato in così buono stato, grazie al fatto che non è mai stato permesso a nessuno di vivere all’interno delle mura.

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Ma allora, a cosa serviva questo borgo medioevale, se poi non ci si poteva abitare?
Il Ricetto nasce come struttura per conservare i prodotti della terra, e nel caso di Candelo i prodotti erano principalmente vino e cereali. I magazzini che si vedono affacciati sulle rue o sulle riane conservavano al piano terra [spesso in parte interrato per beneficiare dell'umidità e del fresco del terreno] i tini con il vino ed al piano superiore i cereali che necessitavano di aria e di calore.
E’ vero che gli abitanti del paese avevano la possibilità di vivere, nei periodi di assedio o di battaglie, all’interno del Ricetto, ma mai in modo continuativo e regolare.
Proprio grazie a questo divieto oggi possiamo visitare questo borgo ed immaginare donne e uomini intenti a lavorare ed a conservare i loro prodotti  e bambini giocare allegri nelle strade, magari allietati dal suono di una ghironda.

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Gli edifici del Ricetto di Candelo sono costruiti in mattoni [pochi], legno e pietre del fiume Cervo che scorre poco più sotto. E’ impressionante guardare l’acciottolato delle strade, le pietre dei muri e quelle delle case e pensare a quante vicende sono trascorse, a quanti carri carichi di cereali ed uva sono transitati dai ponti levatoi del torrione…e loro sempre lì immobili e muti spettatori di un tempo che trascorre lento tra lavoro, festa e spettacolo. Lo spettacolo che ancora oggi anima il Ricetto durante le fiere come quella con gli Artigiani d’Italia dal 25 al 28 Aprile o del Ricetto in Fiore a maggio, ma anche quello che lo ha sicuramente animato quando è stato set delle riprese dello sceneggiato “La Freccia Nera” negli anni ’60.

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La società sportiva Fulgor di Ronco Biellese: un’eccellenza nello sport

E’ bello scoprire le eccellenze italiane, in ogni settore.

angelicoEd è stato bello per me scoprire, durante il blogtour #biellastoria, che in Italia esistono anche le eccellenze in ambito sportivo. La cosa più bella ancora, poi, è che questa eccellenza sportiva è rivolta ai giovanissimi, ai ragazzini che iniziano a giocare a calcio ed imparano a muovere i primi passi nel mondo dello sport.

La Scuola Calcio Fulgor Ronco Valdengo, infatti, è la prima società sportiva italiana nel settore giovanile patrocinata dall’UNICEF in quanto consente a tutti i giovani che vogliono imparare a giocare a calcio l’opportunità di provare, imparare e giocare divertendosi senza vincoli di cartellino.

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Non creiamo idoli e non ci importa di quelli che si sentono grandi.
L’importante è la prospettiva.

Recita il motto della società.

La squadra di Ronco Biellese è stata la prima squadra italiana a partecipare alla gloBALL Cup in Svezia dove i ragazzi, portacolori della FIGC, non solo giocano a calcio contro altre squadre di giovani calciatori provenienti da altre parti del mondo, ma partecipano ad attività mirate a sensibilizzarli sui temi importanti e delicati [es. le mine antiuomo].

L’Area sportiva “Giuseppe Angelico”, dove si allena la Fulgor, si trova a Ronco Biellese in un paese di circa 1500 abitanti, ed è la seconda forza sportiva nel biellese.
Gli abitanti del comune si occupano della manutenzione di questa area sportiva, che oltre al campo di calcio ha un campo di calcetto, uno da tennis e un bellissimo parco giochi per i bambini,  e con la loro forza ed il loro impegno fanno sì che l’eccellenza si veda anche in questo.

[I Luoghi del Cuore] Vorrei poter tornare indietro!

Alcuni giorni fa la nostra amica Signora Trippando ha lanciato l’idea dei luoghi del cuore, chiedendo a tutti noi di descrivere il nostro.

Lì per lì mi è venuto un attimo di sconforto e mi sono chiesta “ma io ce l’ho un luogo del cuore?”…e ho lasciato sedimentare i pensieri.

Oggi invece, mentre leggevo il post sul luogo del cuore di Wondernonna, ho avuto un flashback e ho rivisto chiaramente quello che è stato ed è il mio luogo del cuore.

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Da piccola trascorrevo le vacanze di Pasqua con i miei nonni materni, nonna Virginia e nonno Beppe, e andavamo sempre al mare. L’aria salmastra faceva bene sia ai nonni che alla nipotina e perciò appena iniziavano le vacanze scolastiche partivamo per la Liguria. 

Andavamo a Vallecrosia, non lontano dal confine francese, ospiti nella casa vacanze Casa Valdese.

Quanto mi piaceva stare lì! Dopo un po’ di anni, poi, ci si ritrovava insieme ad amici che si erano conosciuti durante gli anni precedenti ed era sempre una gioia poter nuovamente correre nel parco, giocare a ping-pong e mangiare il budino al cioccolato a merenda guardando i cartoni animati di Capitan Harlock.

Ma il vero luogo del cuore erano i Giardini della Regina Margherita di Bordighera.

Durante la vacanza, non mancava mai la gita ai giardini. 

Chiedevamo il pranzo al sacco e dopo la colazione partivamo a piedi da Vallecrosia in direzione Bordighera. Non era una camminata impossibile, erano 4 km che però ad una bambina di 7 anni sembravano un’impresa memorabile.

E poi una volta arrivati ai giardini ci sedevamo sulle panchine a rimirare il mare, a godere dell’ombra dei pini marittimi ed a consumare il nostro pic-nic.

porto bordighera


Tanti anni dopo, quando ho deciso di acquistare una casa al mare, ho trovato una proposta a Bordighera, proprio a 2 minuti da quegli splendidi giardini.

E adesso, ogni volta che siamo a Bordighera e scendiamo in spiaggia attraversiamo quei famosi giardini e talvolta mi trovo ad immaginarmi lì, ancora con i miei nonni che ora non sono più con noi, e vorrei tanto poter tornare indietro!

giardini margherita

-1 a #Biellastoria

In questi giorni su Istagram e Twitter si vedono comparire strani messaggi che contengono la parola in codice #biellastoria.

biellastoria
Qualcuno si è interrogato su cosa significhi, altri non osano fare domande, e allora vi spieghiamo di che si tratta.

Una coppia di travel bloggers [Gian e Lele], dopo essersi appassionati ai blogtour a cui hanno partecipato, hanno deciso di promuovere il territorio dove vivono e pertanto lanciarsi organizzando un blog tour proprio loro ed a casa loro… a Biella!

Alzi la mano chi saprebbe immediatamente localizzare Biella su una cartina italiana vuota, senza riferimenti. Indecisi vero? Ecco allora il bello dei blogtour…ecco che questi eventi permettono ai bloggers di scoprire nuove bellezze italiane [perchè come dico sempre io in Italia ci sono tante belle cittadine da scoprire], a chi li legge di trovare nuovi spunti per i viaggi e, in questo caso, ai biellesi di farsi vedere.

Sul sito approntato da Gian e Lele per l’occasione ci sono molte foto che giovani biellesi hanno voluto condividere per far salire l’aspettativa ai bloggers che qui trascorreranno il week end dal 5 al 7 aprile.

Lele ha creato anche un video trailer…

I bloggers saranno ospiti dell’Hotel Michelangelo, nel centro della città, e di ristoranti, agriturismi e locali biellesi. Grazie ai “padroni di casa” scopriranno luogi legati alla storia medioevale del territorio spaziando nei paesi vicini al capoluogo e scoprendo il Ricetto, Candelo, Ronco Biellese e molti altri luogi che racconteranno “on line” su facebook e twitter e poi sui vari blog.

Eh si…lo so che vi ho messo la pulce nell’orecchio e siete ancora più curiosi…e allora, seguiteci il 5, 6 e 7 aprile tramite Twitter, Facebook e Istagram…e andate a visitare il sito di #biellastoria!

Tiziano: i volti e l’anima al Castello di Miradolo

La mostra dei dipinti di Tiziano, che si tiene alle Scuderie del Quirinale a Roma dal 5 marzo al 16 giugno, ci ha incuriositi e ci ha anche fatto venire voglia di tornare un paio di giorni nella capitale.
Tra un impegno e l’altro, però, non siamo ancora riusciti a definire bene il quando e quindi a prenotare il viaggio.

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La scorsa settimana, sfogliando il settimanale locale, la mia attenzione è stata attirata da un trafiletto in prima pagina che titolava “Tiziano al Castello di Miradolo“. Letto…fatto! L’inaugurazione ad invito per la stampa e i VIP [che poi mi chiedo ad esempio perchè i blogger non possano essere invitati anche alle inaugurazioni, vista poi la pubblicità che fanno a certi eventi!] era pianificata per sabato 16 marzo, mentre l’apertura al pubblico iniziava da domenica 17.

E noi domenica 17 eravamo al castello di Miradolo…nonostante la neve!

Il castello di Miradolo si trova in Piemonte, in provincia di Torino, a pochi chilometri da Pinerolo. Il primo impianto del castello risale al XVII e XVIII secolo, ma nella seconda metà dell’Ottocento fu ampliato e definito come ancora oggi si può vedere, dal proprietario il Conte Luigi Cacherano di Bricherasio.

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Il figlio del Conte Luigi, Emanuele Cacherano di Bricherasio, grande cavaliere e uno dei soci fondatori della FIAT, fu la figura che più si ricorda e che più fu legata al castello. Qui egli trascorreva piacevoli momenti in compagnia dell’amico, anch’egli grande cavaliere, Federico Caprilli a cui Pinerolo è molto legata.

Il castello ha un bellissimo parco di circa 6 ettari nel quale sono piantati alberi di esemplare bellezza, dimensione e pregio. Il Conte Luigi era un appassionato di botanica  e si dilettò a far piantare specie di alberi quasi sconosciute da queste parti. Dall’agosto del 2007 il parco del castello è entrato a far parte dell’elenco ufficiale dei giardini storici della Regione Piemonte.
Per nostra sfortuna domenica 17 nevicava anche piuttosto copiosamente e ci è stato praticamente impossibile passeggiare nel parco ed ammirarlo in tutta la sua bellezza. Ci siamo ripromessi di tornare in primavera, per godere degli alberi con le foglie e dei fiori.

Tornando a Tiziano, il titolo completo della mostra è “Tiziano. I volti e l’anima. Ritratti“.
La mostra, organizzata dalla Fondazione Cosso in collaborazione con il critico d’arte Vittorio Sgarbi, espone 8 tele di ritratti dipinti dall’artista cadorino.
L’allestimento della mostra è davvero notevole; sfido chiunque a pensare che vi si possano facilmente trascorrere quasi due ore per ammirare 8 tele. Ebbene, la presentazione tramite un video ad inizio ed a metà della mostra sono eccellenti: permettono al visitatore di capire innanzi tutto chi fosse Tiziano e perchè fosse così conteso dalle maggiori corti europee, e poi di leggere nei vari ritratti i sentimenti e gli stati d’animo dei personaggi rappresentati.

L’accompagnamento sonoro che segue il visitatore in ogni stanza esalta poi il piacere di fermarsi ad ammirare i dipinti ed a leggere le spiegazioni dettagliate accanto ad ogni opera.

Ecco allora che la nostra voglia di scoprire altre opere di Tiziano è aumentata, e la visita alle Scuderie del Quirinale è quasi d’obbligo.

Alcune informazioni utili:
Castello Di Miradolo
via Cardonata 2
10060 San Secondo di Pinerolo (TO)

Orari:
mer-gio-ven: 14.00 – 18.30
(mattino aperto su prenotazione)
sab-dom-lun: 10.00 – 19.00
mar: chiuso

Biglietti:
Intero: 8,00€
Ridotto: 5,00€ (gruppi, convenzionati, studentifino a 26 anni, over 65, militari)

Info Paola: Danintervista semiseria

La Dani, blogger “della scorsa settimana” ha proposto un’intervista semiseria per tutti. Dopo essersi sottoposta lei, ecco l’intervista semiseria della blogger “di questa settimana, Paola.

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NOME Paola R.D. (si ne ho tre di nomi, i miei genitori hanno voluto abbondare!)….ma non chiedetemi di svelarli, non lo farei nemmeno sotto tortura :)
ETA’ 38 allo stato attuale….se lo leggerete tra qualche anno ne avrò di più :)
LA TUA VIRTÙ PREFERITA temperanza
LA QUALITÀ CHE PREDILIGI IN UNA PERSONA simpatia
LA TUA OCCUPAZIONE PREFERITA occupazione? mumble…dormire può considerarsi un’occupazione? …altrimenti viaggiare, mi pare ovvio!
LA TUA CARATTERISTICA PRINCIPALE vado d’accordo con tutti (finchè non mi pestano la coda)
IL TUO MAGGIOR PREGIO ottimismo
IL TUO PRINCIPALE DIFETTO pigrizia
IL TUO IDEALE DI FELICITÀ una famiglia in viaggio
IL TUO IDEALE DI TRISTEZZA beh…ideale di tristezza è bruttino….non vorrei mai essere triste, ma credo che quando non hai più una persona cara accanto a te allora lì si che sei davvero triste
LA META PREFERITA U.S.A.
I TUOI COLORI PREFERITI viola, bianco
CHI AVRESTI VOLUTO ESSERE, OLTRE TE STESSO un gatto
DOVE VORRESTI VIVERE Negli USA
IL VIAGGIO CHE VORRESTI FARE Australia e Nuova Zelanda…chissà che per i 40 anni ci si riesca…
IL VIAGGIO CHE VORRESTI NON AVER FATTO’ nessuno, mi piace così tanto viaggiare!
IL TUO REGISTA PREFERITO De Sica (padre, ovviamente)
IL TUO PITTORE PREFERITO Klimt
IL TUO CIBO E LA TUA BEVANDA PREFERITA pizza e il vino che produce il mio papà ;)
IL TUO MOTTO Never say never

Piemonte: il castello della Manta, tra dame e cavalieri

Il 24 febbraio è la Giornata Mondiale della Guida Turistica, organizzata e promossa dalla WFTGA  (World Federation of Tourist Guide Association). Stavo guardando il programma per approfittare di una delle escursioni o delle visite guidate gratuite offerte dall’associazione e l’occhio mi è caduto sul Castello della Manta, a pochi chilometri da casa.

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Conosco il castello sin da bambina; la prima volta l’ho visitato in gita scolastica, sapete quelle che si fanno alle elementari e che sono un vero evento. Prendere l’autobus per fare 20km era un’occasione speciale! La mamma che si alzava prima al mattino per preparare  i panini del pranzo al sacco, il Billy all’arancia da bere, i biscotti da dividere con i compagni di classe: quella era una vera festa!

Sono tornata al castello anche da “grande”. L’ultima volta con una coppia di amici modenesi con i quali abbiamo trascorso una domenica la scorsa primavera. E siamo stati fortunati in quanto in quella occasione il castello era animato da dame e cavalieri, giullari e servitori tutti rigorosamente in costume e ben calati nella loro parte.

Il Castello della Manta, un sito gestito dal FAI, è un maniero medioevale che sorge nel cuneese, non lontano dalla cittadina di Saluzzo.  Fu abitazione di una famiglia signorile, i Saluzzo della Manta, ed è tutt’oggi molto rinomato per il ciclo di affreschi [raffiguranti la Fonte dell'eterna giovinezza e gli Eroi della letteratura] che sono ben conservati, i saloni arredati con mobili originali ed il parco che racchiude alberi secolari.

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La visita può durare circa un paio d’ore ed è interessante visitare anche la chiesa parrocchiale adiacente al Castello che è anch’essa affrescata con temi simili a quelli che si trovano nel palazzo.

Qualche informazione sugli orari:

Da MARZO a SETTEMBRE orario continuato dal Martedì alla Domenica 10 – 18, ultimo ingresso 45 minuti prima della chiusura.

OTTOBRE, NOVEMBRE e seconda metà di FEBBRAIO orario continuato dal Martedì alla Domenica, orario 10 – 17, ultimo ingresso 45 minuti prima della chiusura.

[Carnevale 2013] I dolci del carnevale: l’Italia dal sud al nord

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Quando pensiamo al Carnevale, solitamente pensiamo ai carri allegorici, alle sfilate e ai travestimenti. Ma sono sicura che molti tra noi pensano anche alle golosità che il carnevale offre.

Da nord a suo, o da sud a nord, in ogni regione ci sono delle specialità tipiche di carnevale. Ho voluto fare una piccola ricerca, da buona golosa quale sono, e vorrei condividerla con voi.

Molti dei dolci di carnevale sono presenti in più regioni, magari con nomi diversi.
Le  chiacchiere, che in alcune regioni vengono chiamate bugie, frappe, crostoli o cenci, sono i dolci più tipici. Per intenderci quelli che si trovano nelle vetrine di molte panetterie, pasticcerie e persino nei supermercati.
Alcune regioni invece hanno dei dolci propri che seguono delle tradizioni particolari; proviamo a scoprirne alcuni

Apriamo la kermesse dolce con la Sicilia che ha di tipico la Mpagnuccata o Pignoccata. Si chiama così per la sua forma a pigna, ma non è però fatta allo stesso modo in tutta la regione. A Messina, ad esempio, viene ricoperta di glassa bianca e cioccolata fusa, mentre a Palermo ha un aspetto più “nature”.
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La Sardegna è una regione ricca di ricette tradizionali, e anche per il carnevale non fa eccezione. Una delle riccette tipiche è quella delle  Cattas, o Zippulasciambelline fritte con la forma di spirale fatte di pasta aromatizzata con arancia e zafferano.
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In Calabria alcuni dolci di carnevale sono simili a quelli siciliani, e cambiano leggermente nome (es. la Pignolata) ma un posto d’onore ce l’ha il Sanguinaccio, un dolce preparato con il sangue di maiale ed il cioccolato fondente amaro.

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Anche la tradizione lucana della Basilicata prevede, per i festeggiamenti del carnevale, il sanguinaccio e le chiacchiere.

In Puglia ci sono i Bocconottidolcetti di pasta frolla ripieni di crema pasticcera e amarene che, come lascia intuire il loro nome, possono essere mangiati in un solo boccone.
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La Campania non è da meno rispetto alle altre regioni del sud Italia. A carnevale si preparano gli Struffolisimili alla Pignolata calabrese, e le Zeppole che sono delle piccole ciambelle fritte e ricoperte di miele.

Il carnevale molisano si festeggia mangiando le Scorpelle, dei dolci rotondi e fritti cugini delle Zeppole campane, che si farciscono con amarene sciroppate o marmellata di ciliegie.
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Salendo verso l’Italia centrale, in Abruzzo troviamo la Cicerchiata: un dolce molto simile agli struffoli campani e che si ritrova, con il nome di Cicerchia, anche in Umbria.
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Nel Lazio troviamo le famose Frappe, che già abbiamo citato all’inizio, e le Castagnolepalline di pasta aromatizzate al limone o alla vaniglia fritte in olio oppure cotte al forno (per la versione light).
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Tipico dolce di carnevale che troviamo in Toscana è la Schiacciata alla Fiorentina. Si tratta di una torta molto simile alla torta margherita che spesso viene decorata con il tipico giglio di Firenze.
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I dolcetti più famosi del periodo di carnevale nelle Marche sono i Limoncini. Come si deduce dal loro nome sono dolci a base di limone, fritti e molto profumati.
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In Emilia Romagna, oltre a trovare le Castagnolesimili a quelle laziali, possiamo gustare le Tagliatelle dolci, arrotolate su se stesse, fritte e spolverate con lo zucchero al velo.
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Il Veneto si distingue con i Galani. Sembrano delle classiche frappe, bugie, o come dir si voglia, ma nell’impasto c’è una sorpresa: la grappa e il prosecco sono ingredienti fondamentali!

Il Biscotto del Manso Infiocao è tipico del carnevale di Grado, in Friuli Venezia Giulia. E’ un dolce a forma di ciambella ricoperto di zucchero, la cui ricetta si fa risalire al 1300.

Tipico del Trentino Alto Adige è lo SmacafamIn questo caso non parliamo di dolci ma di un piatto salato, nonostante l’aspetto sia quello di una torta, servito solitamente come antipasto o anche come piatto principale accompagnato da una verdura. Tra i dolci invece non possiamo non citare i Krapfen preparati con pasta lievitata, fritta e farcita con marmellata.

In Lombardia sono molto diffusi i Tortelli, dolci vuoti all’interno che ricordano molto i bignè ma, invece di essere cotti in forno, vengono fritti.

Spostandoci infine a nord ovest della nostra penisola, in Liguria possiamo assaggiare le Frittelle di Castagne oppure le Sciumette delle meringhe cotte nel latte e servite su di una crema al profumo di cannella e pistacchio.
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Terminiamo il viaggio culinario del carnevale con il Piemonte e la Valle d’Aosta che hanno una tradizione molto simile. Qui le Bugie la fanno da padrone. Ci sono quelle “vuote” che sono simili alle frappe, ai cenci, alle chiacchiere, e ci sono quelle “ripene”. Sono ripiene di tutte le golosità possibili: dalla crema pasticcera alla nutella, da marmellate di ogni tipo alle mele cotte. Un altro dolce tipico della tradizione carnevalesca di queste zone è il Friciò: una pallina fritta di impasto dolce con uvetta,  aromatizzata con scorze di limone.

Pictures taken from Google Images

Più o meno sullo stesso argomento: A B C di Carnevale