[I Luoghi del Cuore] Castel del Monte, il non luogo

EDM_1531 webNon avrei null’altro da dirvi se non farvi provare il senso di ammutolimento che provo ogni qual volta penso, parlo o meglio vedo questo non luogo.

Non luogo è facile capire perchè (?!?): già dal nome dato dai più a questa costruzione ottagonale fatta di ottagoni e del ripetersi incessante del numero che rovesciato è comunemente identificato come il simbolo dell’infinito.

Ecco, dovessi raccontarvi cosa provo ogni qual volta Sento questo non luogo è proprio l’infinito: evidentemente, Federico II di Hohenstaufen, Imperatore del Sacro Romano Impero, Re di Sicilia, duca di Svevia, Re di Germania, Re di Gerusalemme cercava proprio questo quando lo progettò.

L’uomo piccolo, stolto, ignorante lo ha definito in questi 8 secoli in ogni modo cercandoci simbolismi astrusi e spiegazioni limitative e semplicistiche.

EDM_1534Lui è solo un mausoleo, è il tentativo di chi l’ha progettato di scrivere nella pietra il proprio testamento, raccontandoci per simboli con l’architettura, la scultura, la pittura, la numerologia, l’astronomia, la geografia che la vita è bella viverla pienamente, in modo totale, commistionata con altre culture, in simbiosi colla natura, rispettandola.

Il suo posto è nel cuore Tiz RinaldiDovendo parlare del mio luogo del cuore, avrei potuto parlare di quello che non c’è, o meglio che è nella mia immaginazione, ed i delicati disegni di Tiziana Rinaldi meglio di ogni altro ultimamente potevano ritrarre il non luogo

Fimmvörðuháls ed Aurora boreale 2O potevo ritrarre l’Islanda tanto anelata attraverso la musica dei Sigur Ros, di Bjork o delle Amiina, ma sarei stato fuori tema…

Il MantelloAvrei potuto parlare dell’albero che mi accolse nel passaggio da taciturno a rivelatore nelle campagne pugliesi tra Manduria e Francavilla Fontana, o degli altri 9 luoghi del cuore nazionali: Roma, Venezia, Ostia Antica, Assisi ed il corpo del poverello, il Castello di Morcicchia qui a Giano dell’Umbria, il Castello del Valentino che con piazza Carignano è il mio luogo del cuore a Torino, il teatro olimpico a Sabbioneta, la scalinata al mare delle colonne terminali della Via Appia a Brindisi con la casa di Virgilio…

eclisse totale sole Gmunden 11-VIII-1999…od ancora di Gmunden e della meraviglia dell’eclisse totale di sole in Austria del 1999. O degli altri 9 luoghi del cuore sparsi in Europa: Lisboa in Portugal, Salzburg in Osterreich, Heidelberg e Darmstadt in Deutschland, i Carpazi della Transilvania rumena, Villafranca-Villefranche sur Mer in France, Montreux in Suisse, del ponte Oresund che collega Danmark e Sverige, Delft e le campagne in Nederland.

EDM_1542Ma mi son voluto fermare in un non luogo.

Per cui, se vi capiterà di passare vicino Andria, “una montagna longa enfra terra et alta, e la dicta montagna se clama lo Monte de Sancta Maria, et à en quello monte uno castello”…

Federico II… che in silenzio aspetta chi lo vorrà sentir parlare.

Francesco GiottoPace e bene…

Salento: lu sule… lu mare… lu jentu

La primavera è arrivata… il bel tempo, ancora no…

Intanto però sognare si può e pensare ai giorni di riposo, pure…

Io penso spesso al Salento… dove, “sule mare jentu”… quanto ne volete.

Lu sule lu mare lu jentu

Non c’è angolo di questa meravigliosa appendice, dove finisce la terra e dove si incontrano due mari (Ionio e Adriatico) che non vi graffierà il cuore…

Lasciando impronte indelebili e indimenticabili… di una terra incredibile!!!

La luce abbagliante del sole ed il riverbero sulle pietre bianche…

La ricchezza del barocco… il rapimento e l’ipnosi della pizzica…

La bontà dei meravigliosi prodotti eno gastronomici…

Poi ancora il mare con le sabbie bianche delle Pescoluse…

Gli scogli alti e possibili… dai quali volare per tuffarsi in acque limpide… e cristalline.

Angoli nascosti e primitivi di natura selvaggia… Agavi giganti e Opuntie cariche di succulenti fichi d’india.

Il frinìo… assordante ed interminabile delle cicale, il profumo del finocchio e dell’origano selvatico… saturano tutti  i sensi… inebriandoli.

Come dimenticare Leuca la bianca… solo il silenzio riesce ad amplificare e dare senso alle emozioni.

I capperi abbracciati a pietre antiche quanto il mondo… colorano di sapore il paesaggio.

E’ un ritmo selvaggio quello salentino… il ritmo della Taranta che rapisce per sempre…

La foto è firmata Ernesto de Matteis. In senso orario: a sinistra, in alto: Manduria e a seguire Leuca, Otranto, Porto Cesareo

Se vi è rimasta ancora voglia di Salento…

Il Salento dalla A alla Z – di Paola Russo

Scrivi e vinci la Puglia: il racconto di Ernesto De Matteis

Scrivi e vinci la Puglia: il racconto di Lucrezia Laschi

Isole Tremiti: un angolo di paradiso tutto italiano

Le Isole Tremiti sono un angolo di paradiso tutto italiano.
Calette di roccia, mare cristallino, piccoli ristoranti dove cenare a lume di candela con il pesce pescato in giornata. Cosa chiedere di più?

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San Domino
San Domino è la più grande delle isole, lunga circa 2.8 km e larga 1.7 km. Con un itinerario a piedi di una giornata potrete scoprire l’isola. Camminando per sentieri di terra bianca e polverosa incontrerete suggestive cale silenziose, arbusti e cespugli di mirto, rosmarino e ginepro che spandono nell’aria il loro profumo, punti panoramici che si affacciano sul mare blu che si perde in lontananza.
Cala delle Arene è una spiaggetta di sabbia, altre cale rocciose sono Cala Matano, Cala degli Inglesi,Cala Tamariello, Cala Tonda.
Per perlustrare la costa di San Domino vi consiglio una gita in barca:

  • Grotta delle Rondinelle dove in estate fanno il nido le rondini
  • Grotta del Bue Marino così chiamata perchè vi abitava la foca marina, soprannominata anche vitello marino, oggi quasi estinta. E’ una grotta particolarmente bella per le suggestive pareti color azzurro e i mille riflessi dorati dati dalla luce del sole
  • Grotta delle Viole dove i colorati pesci marini e le viole che crescono all’esterno danno alla grotta un aspetto colorato e meraviglioso
  • Scoglio e Grotta del Sale dove si raccoglie del sale bianco e luccicante al sole
  • Archi, faraglioni e suggestivi scogli. Tra gli scogli uno particolare è sicuramente lo scoglio dell’elefante che ha la forma di un elefante, i pagliai che sono scogli appuntiti che richiamano la forma di un pagliaio e lo scoglio del monaco che sembra un monaco genuflesso.

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San Nicola
Un’escursione in giornata vi basterà per ammirare i monumenti e lo splendido paesaggio di San NIcola. Da vedere:

  • il Castello dei Badiali che con le sue mura e il suo torrione serviva a difendere l’isola e l’abbazia
  • l’Abbazia Santa Maria che ha un aspetto imponente e maestoso

La costa qui è meno bella di San Domino, c’è una spiaggia appena arrivate che è anche il porto in cui attraccano le navi. Un consiglio: non pranzate in un ristorante che si chiama “Nonna Sisina” è assolutamente adorabile, ma troppo caro!

Capraia, Cretaccio e Pianosa
Sono isole disabitate.
Capraia la potrete esplorare in barca, il conducente vi accompagnerà nei punti più suggestivi.
Cretaccio è considerato il più grande tra gli scogli delle Isole Tremiti, vista la sua conformazione rocciosa che purtroppo viene erosa di anno in anno dalle acque.
Pianosa è oggi riserva naturale, potrete avvicinarvi solo accompagnati da una guida autorizzata. Ha un ambiente sottomarino molto ricco e variegato.

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Come arrivare
Per le Tremiti partono diversi traghetti:

  • da Termoli ma anche da Pescara, Ortona e Vasto
  • dal Gargano tra cui Manfredonia, Vieste, Peschici e Rodi Garganico.

Da Termoli i traghetti sono più frequenti. Il tempo di percorrenza varia da 50 minuti a 2 ore.
Vi auguro che il mare sia piatto, perchè se è mosso si sente e non è il massimo per chi soffre di mal di mare.
Dovrete lasciare la vostra auto o moto in un parcheggio al porto di partenza, alle Tremiti non potrete portarle.

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Quando andare
Se potete scegliere evitate Agosto quando sono troppo affollate.
Giugno, Luglio e Settembre vanno benissimo. A Luglio, quando ci andai, erano semideserte.

Nelle calette c’erano poche persone silenziose, i tavoli ai ristoranti erano liberi e i camerieri avevano tempo per chiacchierare, il silenzio risuonava tra i sentieri e il mare nero riluceva anche nella notte. Mano nella mano, passeggiando dolcemente verso la nostra stanza, mi sono sentita viva e libera. Come non mai. Effetto delle Isole Tremiti.

Photo credit: Valentina Gattei

Intervista a Giuseppe Romondia, l’Uomo del Baratto

Quest’intervista ve l’avevo promessa quando ho parlato della Settimana del Baratto (a proposito, avete scelto dove andare e in cambio di quale servizio?). Giuseppe Romondia E’ l’uomo del baratto. Scoprite perchè!

  • Ciao Giuseppe, fino ad ora ho intervistato appassionati di viaggi, spesso blogger. Tu oltre ad essere un viaggiatore sei, prevalentemente, innamorato della tua terra: la Puglia, il Gargano, Vico. Forse è una terra poco valorizzata turisticamente, sono d’accordo. Cos’ha di particolare, oltre ad essere la “tua” terra?

Nella domanda c’è la risposta: poco valorizzata appunto, in primis perchè la scelta più comoda anche forzata è sempre quella di andare via. Forzata perchè una formazione professionale sei costretto a farla sempre e comunque fuori; comoda perche è sicuramente più facile riuscire fuori che in un piccolo borgo, dove le opportunità di lavoro e quindi di successo sono limitate ma non impossibili. Dico sempre che il coraggioso è chi resta e non chi va o meglio chi va per poi ritornare rinvigorito da un’ emancipazione professionale e culturale. La particolarità di Vico del Gargano come di molte altre mete, soprattutto dell’entroterra, sta sicuramente nel non essere ancora una meta contaminata. La meta “Contaminata” segue dei percorsi di offerta steriotipizzati e canonici che difficilmente riescono ad emozionare il viaggiatore mentre riescono sempre con il turista… Il nostro sorriso è vero, la nostra ospitalità, intesa
come ospitalità della comunità, è ancora come il pane e pomodoro “Genuina” non artefatta e non costruita ad hoc. Abbiamo bisogno di emergere ma per farlo serve l’energia, non solo economica, di chi ci scopre e ci vive… Per questo mi impegno attivamente per evidenziare tutte le potenzialità inespresse. Abbiamo mare e delle coste fantastiche a soli 5 km e a soli 5 km ancora abbiamo la foresta umbra, fonte di ricchezze gastronomiche e
naturalistiche che molti ci invidiano. Quando offriamo mare e monti non diciamo una bugia!

  • Da qualche anno gestisci un Bed and Breakfast a Vico del Gargano, il Pizzicato Eco. Come ti è venuta quest’idea?

Sogno di fare l’albergatore da sempre: quando la maestra chiedeva cosa vuoi fare da grande, davanti alla mia risposta rimaneva sempre di stucco… Posso ora capire il perché i miei percorsi universitari e professionali si sono sviluppati intorno al fantastico mondo dell’ospitalità, ed oggi eccomi qui, a parlare di un mio piccolo grande sogno diventato realtà… Gestire un B&B. Il Pizzicato prima di tutto è un Bar Pasticceria Gelateria, attività storica della nostra famiglia aperta ormai quasi 70 anni fa. Sono legatissimo a quest’azienda di famiglia in cui lavoro attivamente e metto
tutto il mio impegno anche se il grande sogno è e sarà quello di aprire e gestire un “EcO Design Hotel” con un lounge bar dove poter preparare fantastici drink per i miei ospiti… eh si… un’altra mia grande passione è il mondo del bere… Bere bene però!:)

  • Quando ho parlato della “Settimana del Baratto” su trippando ho detto che c’è un luogo dove il baratto si fa tutto l’anno. E’ il tuo B&B. E tu sei l’uomo del baratto. Ci racconti in che cosa consiste?

Una delle formule viaggio-esperienza che offriamo insieme ad altre attività come soggiorni lavoro (raccoglie olive con noi e ti paghiamo in olio e ospitalità, lo swapping home e altre ancora…) Sono tutte formule di soggiorno che adoro, non uno scambio basato su moneta ma uno scambio umano. Credo che per la buona riuscita nel settore ospitalità piccolo o grande che sia la struttura è proprio quel momento di verità che si innesca nel contatto, nell’interazione a trasformare un soggiorno in un ricordo. Cerco sempre di avvicinarmi ai mie ospiti, durante questi tipi di soggiorno è ancora piu interessante farlo. Nei soggiorni-baratto abbiamo, trovo, una forma mentis in linea con la nostra continua voglia di innovarci e proporci. In due anni grazie al baratto abbiamo arredato, rifinito e personalizzato 4 alloggi con opere di clienti italiani e internazionali. Nel concreto è uno scambio di professionalità e servizi ;noi offriamo, ovviamente, sempre il soggiorno; il cliente ha la libertà di proporre quello che vuole;) Per chi volesse approfondire l’argomento, trova qui tutte le info.

  • Che cosa hai ricevuto in baratto fino ad ora?

Dal logo a cartellone, al sito in versione mobile, a oggetti di arredo, a vacanze: davvero un po’ di tutto, video, servizi fotografici ecc. In principio abbiamo preso anche bufale: purtroppo il furbetto di turno c’é sempre e avviso altre strutture a tutelarsi e a segnalare i contatti.

  • Dal 13 al 16 settembre scorsi hai organizzato il #garganoecotour, il primo blogtour della Puglia. Dall’esterno è sembrato un successo. Come l’hai vissuto? Cosa ti aspetti in termini di ritorno d’immagine per il Gargano?

Riassumo il Gargano eco tour in una parola: divertimento;) vuoi per laparticolare sintonia riscontrata con tutti i blogger vuoi perche stavo vivendo finalmente qualcosa pensata da tempo… Non saprei ma mi è piaciuto un sacco;) mi sale sempre un sorriso sereno quando penso a quei giorni. Mi ha permesso di consolidare il network con la gente con la quale lavoro e di scoprire possibili evoluzioni di proposte legate al territorio. Come struttura e organizzatore insieme a Marco di nonsoloturisti non so come e con quali mezzi definire l’evento di successo o meno, mi manca un termine di paragone o dei metri per poter commentare. Se a te è sembrato positivo e già un ottimo riscontro;)! Quello che un blog tour genera è un lungo racconto del territorio che rimane in rete pronto a colpire la fantasia del lettore e viaggiatore . Se avrò più o meno prenotazioni non mi interessa, lo scopo era altro: parlare del Gargano come Esperienza di Viaggio.

E ora le domande “classiche” della Signora Trippando:

• Quando hai iniziato a viaggiare e come ti sei appassionato ai viaggi?

Il viaggio è un premio un modo di gratificazione che mi caratterizza da quando ero 15enne… Lavora duro in estate cosi a settembre viaggi e scopri… Sono vittima del pendolarismo globale;) da sempre…

• Di cosa sei alla ricerca quando viaggi?

Di ricordi ed emozioni che poi difficilmente condivido: sono miei momenti o attimi di cui parlo poco: mi sembra quasi che parlarne affievolisca il ricordo…

  • Hai un luogo che ti è rimasto nel cuore?

Newyouk di notte….

Volete sapere di più su Giuseppe? Eccovi accontentati:

Classe ’80. Diplomato al Liceo Classico di Vico del Gargano. Laureato allo IULM di Milano in Scienze Del Turismo, Master a New York in turismosostenibile, sempre a New York ha lavorato come guida per vari hotel, perpoi continuare questa esperienza sulle Navi da Crociera Costa. Ha vissutoin svariate città del Mondo, parla fluentemente inglese e spagnolo, ama ilsuo dialetto Vicaiolo, dialetto del paese di origine Vico del Gargano doveoggi gestisce il Pizzicato EcO bed and breakfast e lavora presso il localedi Famiglia Bar Gelateria Pizzicato selezionato da Gambero Rosso comemiglior locale della provincia di Foggia.

E per rintracciare Giuseppe e magari trascorrere, al suo B&B una vacanza sul Gargano? Ecco i suoi contatti:

http://www.pizzicatobeb.com

Facebook: http://j.mp/hof6nQ
TripAdvisor: http://j.mp/dXJgt3
Twitter: http://j.mp/i7tGei
Yuotube: http://tiny.cc/o8j0t
Infoline: 0039 338.4834567

Il Salento dalla A alla Z – di Paola Russo

Tutti gli ospiti son graditi. Paola Russo lo è di più. E’ una lettrice di Trippando della prima ora. Ci ha regalato un racconto meraviglioso sull’India che, se non avete letto, vi invito a leggere. Insomma, una Viaggiatrice ed una Donna come ce ne sono poche. Aprire la posta e trovare un suo regalo come quello che state per leggere non ha prezzo. Leggetela, non vi deluderà!

Prendo in prestito e mi faccio ispirare dall’idea di Silvia sull’ABC Viaggi, per costruire un mio personale percorso alfabetico sull’ultimo viaggetto estivo, fatto in compagnia del mio compagno Marco, in Salento, ultima settimana di agosto. Prima di cominciare, andateci, è un posto meraviglioso. Poi, ABC….

A come acqua. L’acqua del Salento è verdissima, pulita, cristallina. Molto spesso è bassa quindi si può camminare per metri e metri dal bagnasciuga, e questo è bello anche per i bambini che si divertono un sacco. Non solo i bambini…

B come barocco. Il barocco leccese ha una caratteristica particolare, che è quella di essere esagerato. La mia Lonely Planet cita il viaggiatore Thomas Ashe, che la visitò nel XVIII, definendola “la città più bella d’Italia”, mentre il marchese Grimaldi dichiarò che la facciata di Santa Croce gli faceva venire in mente “l’incubo di un pazzo”. A me sono piaciuti il colore della pietra, la morbidezza dei ricami e delle preziosità, la ricchezza delle decorazioni. Non solo a Lecce, ma anche nella stupenda Galatina, che forse è più racchiusa e raffinata.

C come cozze gratinate. Noi le abbiamo mangiate in un ristorante a Soleto che si chiama “Sole Griko”. Sono grandi, ripiene di mollica di pane e parmigiano, e saporitissime. Mi sono rimaste nel cuore, ma assolutamente non sullo stomaco! Ancora a proposito di cozze, rimarchevole è il piatto pugliese riso patate e cozze, la tiella, anche nella sua variante leccese di “taieddhra”, con l’aggiunta di zucchine.

D come dolce. Il dolce tipico leccese è un “pasticciotto” di pasta frolla ripieno di morbida crema. Una delizia per il palato. Mi ha ricordato il “bocconotto” tipico di Maratea, ma quello contiene anche l’amarena, che non mi piace.

E come eccezione. Un ristorante che non ci è piaciuto, a Lecce. Ma forse queste sono cose da TripAdvisor, e infatti abbiamo provveduto a fargli una recensione negativa. Aspettare più di un’ora per due primi mentre tutti gli altri tavoli venivano prontamente serviti ci è parso un po’ esagerato, con la scusa poi che si fosse persa la nostra comanda…

F come frantoio ipogeo. Cioè frantoio sotterraneo. Ne abbiamo visitato uno a Gallipoli, che nel XVI e XVII sec. era importante per la produzione di olio “lampante”, che veniva usato per illuminare le strade delle principali città europee.

G come Gallipoli. La città si trova sulla costa ionica, e ci si arriva superando la “parte nuova” che è inquietante, soprattutto per la presenza di uno strano palazzone modernista che sembra lo schermo di un vecchio computer, insomma orribile. Poi arrivi all’isoletta dove si trova la città vecchia, attraversi il ponte che la collega alla terraferma, ti immergi nel dedalo di viuzze piene di palazzi barocchi, negozietti di souvenir, ristorantini, chiese in pietra rosa, ed entri in un’altra dimensione. Noi abbiamo visitato Gallipoli in una giornata di vento forte, e quando da una viuzza giungi verso la spiaggia della Purità, hai un colpo al cuore, per la linea curva e perfetta del seno omonimo, e per il colore del mare in tempesta.

H come hotel. Non servono, in fondo, qui in Salento. L’ospitalità dei b&b, anche di quelli più semplici e spartani, è perfetta. Il nostro, non mi stancherò mai di ripeterlo, era ottimo. Il suo sito web, purtroppo, non gli rende giustizia, www.olimia.it. A meno che non vogliate andare in uno di quei stupendi relais ricavati dalle vecchie masserie, allora immagino che vi potreste trovare in paradiso in terra. Ne ho visti alcuni per strada…

I come immagini. Sono quelle che ti rimangono attaccate agli occhi. La campagna fatta di terra rossa, ulivi e muretti a secco, masserie, strade che la attraversano a perdita d’occhio, poi improvvisamente la macchia verde-blu del mare, dietro una duna. Ho amato molto la strada che conduce a Otranto, è bellissima e dritta, immersa in questa campagna ricca di uliveti, e nessuna fotografia riesce davvero a renderne la serenità e l’ordinata bellezza.

L come Lecce. La prima sera c’era la festa di S.Oronzo, con un’atmosfera molto allegra e un po’ caciarona. Luminarie, bancarelle, festa di piazza. In altre situazioni abbiamo avuto modo di entrare nei vicoli e di ammirare tutto quel barocco eccessivo ma bellissimo. In particolare, l’aspetto scenografico della piazza del Duomo, che sembra davvero una quinta teatrale, è stupendo, soprattutto di notte.

M come musica della tarantola. Il tarantismo è un aspetto molto particolare della cultura salentina, nato dalla convinzione che i contadini che lavoravano nei campi e venivano morsi da una tarantola fossero poi tenuti in schiavitù dal canto del ragno, il suo “cantum tempore”. Ci sono tante leggende sul tarantismo, in questa che è anche terra di maghi, “macare” e fattucchiere. Oggi c’è la Notte della Taranta, che si tiene ogni anno a Melpignano e che celebra attraverso la contaminazione con altre musiche del panorama etnico internazionale la potenza dell’abbandono totale e dionisiaco alla musica. Noi eravamo lì proprio nel periodo della notte della taranta, ma ci siamo tenuti lontani dal frastuono e dal suo richiamo anche un po’ modaiolo.

N come nonsense. Troviamo divertentissimo il nonsense della viabilità complanare pugliese. Viabilità di servizio, complanari e indicazioni quantomeno ambigue. Insomma, bisogna proprio dotarsi di una cartina stradale per viaggiare in auto senza sbagliare diecimila volte strada! Marco era contentissimo della sua cartina, e la dominava in scioltezza!

O come Otranto. E’ la città di cui mi sono innamorata. Ci siamo andati due volte. Il primo giorno il caldo era torrido, e girare a mezzogiorno per le bianche stradine del centro storico è stato un po’ stressante. Ma la sosta sulla spiaggetta vicinissima al centro è stata rinfrancante. Il secondo giorno è avvenuta la scoperta. A parte il castello famosissimo, quello che ha dato il nome a tutta la letteratura “gotica” con il Castello di Otranto di Walpole, a parte i vicoletti bianchi stretti e costellati di raffinatissimi negozietti, a parte gli scorci di mare che ogni tanto ti aprono il cuore, uscire all’aperto di una sorta di piazza-terrazza sul mare, lucida e liscia di pietra e battuta dal vento, è stata un’esperienza bellissima. Poi era pomeriggio, e la luce era particolarmente favorevole, un po’ obliqua. Amore assoluto.

P come come puccia. E’ la più famosa forma di pane salentino, cotta in forni di pietra alimentati a legna, a base di grano duro e lievito madre. Ha una forma di pagnotta molto arrotondata e gonfia, del diametro ci circa 20, 25 centimetri (per 200-250 grammi di peso). Noi l’abbiamo mangiata a Gallipoli, e il non troppo simpatico gestore della puccerìa si è stupito che volessimo farla farcire con così poca roba. Marco ci ha fatto mettere funghi di ogni genere, ed io mozzarella e carciofini. Ok, io sono intollerante al glutine, ma buona!

Q come questo Salento, un posto da visitare per scoprirne le numerose bellezze…

R come rustico leccese. Non è l’unica cosa da citare della cucina salentina, ma a noi è piaciuto particolarmente, e lo abbiamo mangiato due volte in una specie di fast-food a Galatina dal nome improbabile, Pizza-Mania. Il rustico è un disco di pasta sfoglia fragrante e delicata, con un ripieno di pomodoro, mozzarella, salsa bechamel e un po’ di pepe. Semplice e buonissimo allo stesso tempo.

S come Soleto. E’ un piccolo paesino dove abbiamo soggiornato per sette notti in un b&b delizioso condotto da una signora ancora più deliziosa, Dolores, che ogni mattina ti fa trovare a colazione un dolce diverso, “Oli Mia”, che in grecanico significa “Insieme a noi”. Soleto fa parte dei comuni della Grecìa Salentina, una sorta di bizzarra “isola linguistica” nel cuore del Salento, dove ancora si parla (e si insegna nella scuola elementare) un dialetto neo-greco, il grecanico o griko.

T come Torri. Sono le torri di avvistamento. Il Salento, esposto da sempre alle scorrerie dei pirati, ma anche agli assalti degli eserciti invasori, si chiude in una fitta rete di torri, castelli e masserie fortificate. Basta fare un giro lungo la litoranea per rendersi conto delle decine e decine di torri che svettano solitarie sul cocuzzolo della roccia che precipita in mare. Già nell’antichità romana il fenomeno della pirateria non era sconosciuto e già allora si cominciarono a prendere le dovute misure lungo la costa. Il fenomeno assume però rilievo notevole nel XV e XVI secolo. Tra il 1558 ed il 1567, per far fronte alle continue scorrerie si realizzano in tutto il Sud 339 torri e nella sola Puglia 96: 16 in Terra di Bari, 80 in terra d’Otranto, un’area molto più vasta, come si sa, rispetto alla attuale Provincia di Lecce. Questo excursus storico per arrivare ad oggi, che le torri sono utilizzate per identificare alcune fra le spiagge più belle del Salento. Noi siamo stati a Torre dell’Orso, sulla costa adriatica, a Torre Colimena- Torre Lapillo, e a Torre Chianca, sulla costa ionica. Mare splendido, dovunque.

U come Uliata. La puccia salentina, che nella versione con l’aggiunta di olive nere (cellina di Nardò in salamoia rigorosamente col nocciolo), “Puccia cu l’aulìe” (o Uliata) assume la declinazione più tradizionale e più saporita. Con le olive (sempre rigorosamente con il nocciolo) ho mangiato un’altra cosa buonissima, una pagnottina dal colore un po’ aranciato di cui però non ricordo il nome, forse “mpilla”.

V come vento. Ne abbiamo cominciato a subodorare la forza quando, durante uno splendido concerto nel chiostro del Palazzo della Cultura a Galatina, ha cominciato ad alzarsi, potentissimo e accompagnato da sibili, creando trambusto, disturbando l’esecuzione dei musicisti (soprattutto la bravissima clarinettista il cui vestito, insieme all’equilibrio psichico, era in preda al caos più totale). Nei giorni successivi è stato prima vento da sud- est, che rendeva problematico stare in spiaggia sulla costa adriatica, poi vento da ovest, che rendeva problematico stare in spiaggia sulla costa ionica. Ma in Salento, proteso tra due mari, c’è sempre un’alternativa…

Z come Zollino, e come zia. L’uscita di Zollino era tra quelle che vedevamo sempre, e ci piace il nome di questo posto, dove però non siamo mai stati! La seconda z, quella di zia, riguarda me, e il mio amore fulminante, da un anno a questa parte, per il mio strepitoso nipotino Fabio, a cui ho comprato, sulle bancarelle della festa di S.Oronzo, a Lecce, un bavaglino con la scritta made in Salento “beddhru della zia”.

Dal 19 al 26 agosto, impara l’italiano in Puglia con Melissa Muldoon

Cari amici “non italian native speaking” all’ ascolto, questo messaggio riguarda principalmente voi.

Conoscete Melissa Muldoon? Ma certo, è la creativa del Circolo delle Mamme Viaggiatrici! E’ una bravissima designer, laureata in storia dell’arte, che ha vissuto per qualche tempo a Firenze durante il periodo universitario. Dopo la nascita del suo terzo figlio, ha deciso di riprendere a studiare l’italiano. E adesso…è una delle più grandi appassionate di cultura italiana che io conosca. Nel suo blog, Diario di una Studentessa Matta, impara ed insegna l’italiano “parola dopo parola”. Da quando ha avuto ospite per un anno scolastico una ragazza pugliese, la sua “figlia italiana”, Melissa si è innamorata del “tacco d’Italia” e quest’estate, insieme al Ylenia Sambati, titolare di Yltour, organizza una “vacanza studio” in Puglia.

E’una vacanza studio diversa dal solito: è per adulti, per appassionati di lingua, cultura e tradizioni italiane. Insieme a Melissa e con l’ottima organizzazione di Ylenia potrete imparare, migliorare o perfezionare l’italiano e, allo stesso tempo, fare una vacanza al di fuori del normale. Vivrete per una settimana “like a local“, parlando solo in italiano, imparando a cucinare, a gustare, a vivere come un abitante della regione che vi ospiterà. Il programma, che è entusiasmante, oltre che interessante, prevede corsi di cucina, degustazioni, stage di yoga e tutto ciò che si può chiedere ad una vacanza. Se avete domande o dubbi  a riguardo, Melissa ha risposto qua a quelli principali.

Ci sono ancora alcuni posti liberi. Forza! Contattate Ylenia – info@yltourcongressi.com  o Melissa – melissa@melissadesign.com. Stanno aspettando voi!!

 

Sulle rive dal Lago di Varano… tra storia e folclore

Come mio esordio su trippando non potevo che parlarvi del mio paese di origine: Ischitella

Quando si parla di Gargano, sicuramente si pensa a Vieste, Peschici, Rodi Garganico o San Giovanni Rotondo, ma mai a Ischitella.

Ischitella è un antico paese garganico costruito come una roccaforte su una collinetta, ben visibile passando dalla SS 89 o dalla Strada a scorrimento veloce del Gargano Poggio Imperiale – Vieste. Quindi, chi di voi è stato sul Gargano avrà sicuramente visto questo paesino da lontano, ma non avrà trovato niente che lo spingesse a fermarsi.

Io vi dico che il mio paese, di appena 4500 anime, ha un’economia basata sull’agricoltura, ma ha potenzialità ed attrattive che molti comuni garganici ci invidiano.

Tanto per farvi un po’ un’idea (ma pian piano se seguirete i mie articoli conoscerete tutto ciò che c’è da sapere) ecco qualche informazione su Ischitella:

  • è l’unico comune del Gargano ad avere 12 km di spiaggia tutta sabbiosa e per il 90 % libera (ottima per le famiglie),
  • abbiamo un centro storico medievale con tanto di palazzo principesco,
  • da poco è stata scoperta anche un’area archeologica con una necropoli risalente all’età Paleo- cristiana,
  • il “nostro” Lago di Varano è il secondo lago salato più grande d’Europa ed è avvolto da molta storia e da tantissime leggende.

Per non parlare di scenari e paesaggi naturalistici che ci circondano, davvero unici!

A pochi giorni dalla nostra festa patronale (il 23 aprile) voglio proprio parlarvi del Lago di Varano e soprattutto del SS Crocifisso di Varano.

Il Crocifisso di Varano è un antico crocifisso in legno che secondo alcuni studiosi è risalente al 1300, mentre altri lo collocano addirittura nel periodo del primo cristianesimo ed ora vi spiego il perché. Secondo la tradizione, è stata un’opera di San Luca l’evangelista ed è stato ritrovato da alcuni pescatori sulla riva del lago, dove ora sorge una bellissima chiesetta costruita nel XVI sec. La popolazione ischitellana (ma anche gli abitanti dei paesi limitrofi)  è molto devota a questo crocifisso, ritenendosi addirittura miracolata. Dopo parecchi anni di siccità, infatti, gli ischitellani erano disperate ed il 23 aprile del 1509 tutti i cittadini portarono in processione il Crocifisso fino al paese ed al loro ritorno, dopo 24 km di cammino, sulle sponde del Lago iniziò la pioggia miracolosa, che rinvigorì i raccolti.

foto di Valerio Agricola

Negli anni successivi, puntualmente il 23 d’aprile, si ripetè la stessa usanza portando in processione il crocifisso ed ottenendo lo stesso risultato: la pioggia. La devozione era tale che spingeva i nostri antenati a partire dal paese nel cuore della notte verso il Varano per poi tornare al sorgere del sole, e lungo il cammino molti usavano segni penitenziali esterni come flagelli o si battevano le spalle con cordicelle aculeate. Alcune tradizioni ed usanze sono rimaste (per fortuna non tutte).

Per tutti i venerdì della quaresima si ripete il cammino dei devoti dal paese fino alla chiesetta (senza farsi male!) ed ogni 23 aprile si ricorda la pioggia miracolosa con una festa molto folcloristica. Vi invito ad approfittare del ponte del 25 aprile per poter ad assistere alla festa, ed essere partecipi di una vera e propria esperienza. Oltre alla parte religiosa, si può fare un giro nel mercatino di prodotti tipici e per i più piccoli c’è un bellissimo luna park. Cosa Aspettate?

Qui sotto troverete il programma ufficiale della festa:

21 Aprile

ore 17.00 Apertura Solenni Festeggiamenti al SS Crocifisso di Varano con sparo di mortaretti a Ischitella e Foce Varano

ore 17.30 Giro Bandistico per le vie di Foce Varano del “CORPO MUSICALE CARPINESE”

ore 18.30 Giro Bandistico per le vie cittadine di Ischitella intrattenimento in piazza del “CORPO MUSICALE CARPINESE”

22 Aprile

ore 18.00 Santa Messa e Novena

ore 21.00 La Sacra Immagine viene allocata sull’Altare Maggiore alla presenza delle Confraternite di Ischitella e di Vico.

23 Aprile (in Località VARANO)

ore 8.00 apertura dei Solenni Festeggiamenti al SS Crocifisso di Varano con sparo di mortaretti a Ischitella e Foce Varano

ore 9.00 Santa Messa

ore 11.00 SOLENNE CONCELEBRAZIONE Presieduta da Padre Leonardo Triggiani Cappuccino animata dalla Schola Cantorum “SS Annunziata di Varano”

ore 12.00 Solenne Processione al Calvario con la Sacra Immagine di Gesù di Varano per la Benedizione dei campi dei boschi del mare e del lago

ore 18.00 Santa Messa

ore 19.30 Grandiosa Esibizione del GRUPPO SBANDIERATORI E MUSICI “CASTEL MONFORTE”

ore 21.30 Fuochi Pirotecnici

Vi aspetto!!!

Consulta le offerte per assistere a questa manifestazione!

Scrivi e vinci la Puglia: il racconto di Lucrezia Laschi

Ecco il nono racconto che ci è pervenuto per partecipare al nostro contest “Scrivi e Vinci la Puglia” a tema “Una Vacanza natural-gastronomica in Puglia”.

La mia vacanza in Puglia: il Salento

 La nuova meta vacanziera per i giovani in Italia. Ormai da diversi anni viene così definito il Salento: un terra resa famosa dall’ormai celebre trittico “lu sule, lu mare, lu ientu”, dal suo cibo e dalla sua ospitalità.

Ma nel Salento c’è di più, molto di più. Questo ho scoperto nelle due settimane trascorse vicino a Gallipoli, per la precisione a Santa Maria al Bagno, la scorsa estate. Complice il clima piacevole (non eccessivamente “salentino”, ovvero afoso) e soprattutto una compagnia affiatata di amici, posso dire di aver trascorso uno dei periodi più spensierati degli ultimi anni e il Salento è stato indubbiamente il palcoscenico ideale su cui allestire questa vacanza dai risvolti inaspettati. Ma andiamo con ordine.

Spiagge scogliose e incontaminate, un sentiero nel bosco lungo il quale è possibile imbattersi in una torre medioevale posta a picco sul mare. Questo è ciò che ci siamo trovati di fronte il secondo giorno dal nostro arrivo e la località di cui sto parlando è Porto Selvaggio, comune di Nardò, con Torre di Santa Maria dell’alto: un parco naturale in cui rilassarsi lontani dalla calca estiva a volte troppo presente sulle coste salentine. Un luogo in cui veramente si può godere della triade sopra citata in piena tranquillità lasciandosi cullare dalla frescura dei pini marittimi e dalle onde del mare cristallino; spiaggia consigliata caldamente agli amanti dei luoghi “selvaggi” appunto, poco modificati dalla mano dell’uomo, in cui poter stare a contatto con la natura.

 E dopo aver trascorso un pomeriggio in questo luogo paradisiaco perché non esplorare i piaceri della tavola che questa terra offre? Rientrati nella nostra villetta a Santa Maria al Bagno, dopo appena un’ora dalla esplorazione del parco, la fame già iniziava a farsi sentire. Per porre rimedio nessuna tappa poteva essere migliore della panetteria collocata nella piazza centrale di Santa Caterina, paesino accanto a Santa Maria al Bagno, dove poter comprare squisitezze caratteristiche del Salento come pucce, frise, rustici (indubbiamente i miei preferiti) oltre a torte salate, pizze e focacce. Cena da papa assicurata con poca spesa e pancia piena!

Ma come poter parlare del Salento senza citare il vero gioiello di questa meravigliosa terra? Noi abbiamo dedicato un’intera giornata alla visita della città di Lecce e non consiglierei di passarci meno tempo … Magari con una sosta in uno dei numerosi ristorantini di pesce del centro. Un amico tempo fa mi disse che i pugliesi definiscono questa città come “la Firenze del Sud”. E a ragione del resto. Il primo spettacolo che colpisce è il colore dell’arenaria che si fa vero protagonista del centro cittadino: una roccia dal colore caldo e accogliente che con la pioggia assume sfumature inaspettate, quasi che la pietra riuscisse a passare dall’imitazione della sabbia a quella della madreperla delle conchiglie abbandonate sulla rena. Passando per le strade e le piazze principali, dal Duomo dell’Assunta, dalla Basilica di Sant’Irene, da piazza Sant’Oronzo, dove per altro sono situati gli scavi romani all’aperto, è inevitabile non godere della ricercatezza architettonica e stilistica delle facciate, dello stile barocco non appesantito da addobbi superflui e reso ancora più godibile dalla luce che tutto emana.

“Chi lo sa se questi luoghi avranno memoria di me. Se le statue, le facciate delle chiese, si ricorderanno il mio nome. Voglio camminare un’ultima volta per queste strade che mi hanno accolto tanti anni fa quando tutti mi chiamavano “la toscana”. Voglio vedere le pietre gialle, tutta quella luce che ti toglie il respiro. Se le strade conserveranno il rumore dei miei passi. La mia città, la città di Lecce, la devo salutare prima di partire.”

Non penso di poter aggiungere altro a queste parole pronunciate nel monologo finale di un bellissimo film qui ambientato: “Mine Vaganti” di Ferzan Ozpetek. Parole capaci di esprimere l’attaccamento che la città di Lecce ispira per la sua bellezza e luminosità.

Tra cibo, cultura e natura c’è però sempre posto per del sano divertimento! E allora tutti a tuffarsi dagli scogli sotto il ponte del Ciolo! Località vicina a Santa Maria di Leuca resa nota appunto per scogli alti ma accessibili dai quali i più coraggiosi si lanciano dando vita a vere e proprie sfide per la medaglia di miglior tuffatore. La spiaggia consiste di una lingua poco ampia solitamente molto affollata nei mesi estivi, ma il mare profondo e trasparente e la fantasia dei lanci dalle vette scogliose assicurano ore di assoluta spensieratezza, specialmente per i più giovani. Qui sopra ho nominato un altro paese molto conosciuto: Santa Maria di Leuca. La nota meta di pellegrinaggi caratterizzata dallo stile moderno della cattedrale e della piazza centrale, entrambe di recente costruzione, altro non è che il punto di confine tra i due mari che avvolgono la regione pugliese. Osservando bene si può infatti notare la linea formata dalle boe divisorie tra Mar Ionio e Mar Adriatico, oltre a rimanere affascinati dal bellissimo faro, il più meridionale dell’Italia continentale, che si staglia bianco e solido verso il cielo. La giornata passata in questi due luoghi non si poteva concludere meglio se non con una visita e una cena in un altro paese caratteristico e accogliente: Otranto. Qui il bianco delle case, per non parlare delle forma di queste, può veramente far pensare di camminare per un paesino greco. L’atmosfera calda e gioiosa di questa località ci ha accompagnati per tutto il sabato sera qui trascorso, facendoci così eleggere Otranto come una delle mete turistiche salentine più adatte ai giovani insieme a Gallipoli … E indubbiamente uno dei luoghi in cui abbiamo mangiato meglio nelle due settimane pugliesi! Caldamente consigliati gli spaghetti ai ricci di mare, per me una scoperta, assaporati personalmente nel ristorante “Miramare”, uno dei primi incontrati sul lungomare del bel paesino. E di certo a questo punto non posso aver nominato Gallipoli senza parlare delle splendide spiagge che abbiamo scoperto tutto intorno alla cittadina: il perfetto connubio tra natura, grazie ad un mare splendido a dir poco e a fondali sabbiosi e chiarissimi, e organizzazione turistica. Mi riferisco in particolare alla possibilità di fare l’aperitivo di fronte ad uno romantico tramonto sul mare grazie alle strutture messe a disposizione in spiagge quali “Picador” e “Makò”: musica e divertimento assicurati in tutto e per tutto!

Ma se Gallipoli e Otranto sono state da noi elette come località più adatte ai giovani, le Maldive del Sud non possono non vincere la palma di spiagge più godibili, comode e belle del litorale salentino. Perché questa scelta? Anzitutto per la facilità con cui si possono raggiungere, anche dalla zone di Gallipoli in cui noi avevamo casa per il periodo di vacanza, per i grandi parcheggi, a pagamento ma pur sempre comodi, e per l’ampiezza della spiaggia, elemento di certo da non sottovalutare. Anzi, noi abbiamo preso in considerazione così seriamente le caratteristiche da me elencate al punto di tornarci per ben tre volte nell’arco di due settimane! E del resto ciascuna di queste tre volte nessuno di noi è rimasto deluso grazie alla sabbia fina e chiara, al mare caldo e bellissimo come sempre nel Salento … e infine grazie all’abbronzatura fenomenale che queste spiagge ci hanno assicurato!

Come penso abbiate notato non è mia abitudine dilungarmi nella spiegazione di dettagli sia per la paura di risultare tediosa, sia per lasciare ai lettori la curiosità di andare a esplorare questi luoghi meravigliosi che hanno impresso un tatuaggio ormai permanente sulla mia dura pelle di viaggiatrice. Motivo per cui ho voluto descrivere i luoghi a mio avviso più significativi della bellissima esperienza trascorsa la passata estate. A tale proposito approfitto di questo spazio per ringraziare i miei meravigliosi compagni di viaggio: Caterina, Niccolò, Giulia, Elisa, Alessandro, Eleonora, Dalia e Claudio. Grazie a voi il ricordo di questa esperienza mi fa ogni volta emozionare e pensare a quanto sono stata fortunata ad aggregarmi al gruppo, inizialmente di conoscenti, alla fine di amici.

Al blog http://trippando.wordpress.com e al sito http://www.pizzicatobeb.com/ và infine un sentito grazie per avermi spinto con questo concorso a cimentarmi nuovamente nella scrittura, si spera con risultati accettabili, dopo tanto tempo.

 Lucrezia Laschi

Scrivi e vinci la Puglia: il racconto di Roberta Zennaro

 Ecco l’ottavo racconto che ci è pervenuto per partecipare al nostro contest “Scrivi e Vinci la Puglia” a tema “Una Vacanza natural-gastronomica in Puglia”.

GARGANO 1983 – IN TENDA CON LA MIA FAMIGLIA

Questo racconto è dedicato alla mia famiglia, che ha portato in giro me e mia sorella sin da quando eravamo piccole, che ci ha fatto innamorare del viaggio, della scoperta, della conoscenza di persone e luoghi diversi e lontani. Oggi mia sorella ha una bella famiglia, mentre io viaggio molto di più e prediligo paesi lontani, eppure non dimentico le bellissime esperienze che abbiamo fatto insieme. E i miei sono due splendidi settantenni innamorati della vita.

L’occasione di raccontare la nostra vacanza in Puglia mi è stata data dal concorso, promosso da Pizzicato Eco BB….

http://www.pizzicatobeb.com/

 

e da Silvia Ceriegi sul suo blog….

 

http://trippando.wordpress.com/2011/09/29/contest-scrivi-e-vinci-la-puglia-ecco-il-regolamento-completo/

 

IL VIAGGIO

Alla fine di giugno 1983 facciamo le valigie, come succede sempre al termine dell’anno scolastico. Questa volta però la destinazione non è il campeggio a Cortina, come succede da oltre 10 anni, e la roulotte non ci farà guscio durante il nostro soggiorno. Tutto nuovo: noi quattro, mamma e papà poco più che quarantenni, mia sorella Claudia tredicenne e la sottoscritta di 15 anni andiamo in tenda nel Gargano, nel campeggio di Manacore dove vanno di solito gli zii. La mia famiglia aprirà la stagione piantando letteralmente la tenda, per poi dar loro il cambio a metà luglio quando essi scenderanno con le due bambine piccole. Il tetto dell’auto di papà si riempie di ogni genere di bagagli in puro stile Fantozzi, anche il bagagliaio è pieno: c’è una grande tenda per tutti e quattro, brandine, materassini, l’attrezzatura da campeggio e gli effetti personali. Nell’abitacolo staremo stretti in quattro ma siamo emozionati, anche se sappiamo che queste due settimane voleranno, come succede per tutte le cose belle.

Partiamo alle cinque di mattina, nella speranza di trovare meno traffico, a Pasqua siamo stati nelle Marche con la roulotte e la prima metà del percorso è per noi un simpatico déjavu. Ai lati dell’autostrada non c’è più il giallo delle ginestre, sostituito dai toni pastello degli oleandri in fiore, poi dai capolini gialli e neri dei girasoli, poi ancora dal rosso vivo dei papaveri. Infine nella nostra discesa verso sud predominano il giallo del grano e lunghi filari di ulivi. In tarda mattinata usciamo dall’autostrada adriatica, costeggiamo i laghi di Lesina eVarano con le saline omonime, ed entriamo nel Gargano.

IL CAMPEGGIO

La nostra destinazione è il campeggio di Manacore, tra Peschici e Vieste, dove arriviamo all’ora di pranzo. Dopo il rapido disbrigo delle formalità all’ingresso ci dirigiamo alla spiaggia: già, in questo soggiorno staremo in spiaggia nel senso letterale della parola. Siamo in una piccola baia, chiusa da due trabucchi a destra e a sinistra, un posto bellissimo con un bel mare blu. Montiamo facilmente la tenda arancione, in modo da stare un po’ al fresco sotto gli alberi almeno al mattino. Il campeggio è ben attrezzato con un mini market fornito, ristorante pizzeria e una pista, dove la sera si può ballare e a volte suonano musica dal vivo. C’è molto verde negli spazi dedicati alle tende, e un bel viale di eucalipti all’ingresso. Considerato che siamo a fine giugno è abbastanza affollato da turisti italiani e stranieri. Prendiamo subito confidenza con i prodotti tipici, dalle splendide verdure fresche pugliesi al pane ai taralli, per non parlare dei salumi e formaggi da latte bovino e ovicaprino. Naturalmente non mancano l’olio, che allieterà la nostra tavola a tutte le ore del giorno,e l’ottimo vino rosso.

RELAX E VITA DA SPIAGGIA

Svegliarsi al mattino e trovarsi il mare a due passi è davvero emozionante, ma tutta Manacore è bellissima così andiamo subito alla scoperta dei dintorni… dall’acqua. Gonfiamo il gommone e via! Remare oltre il trabucco, alla sinistra della spiaggia, ci consente di scoprire delle calette selvagge con limpidi fondali, dove nuotano tanti pesci colorati. Stiamo a lungo in acqua, papà si diverte anche a pescare le cozze abbarbicate agli scogli, che diventano un ottimo condimento per la pasta. A volte la sera troviamo grosse meduse sulla spiaggia.

VERSO SUD

Le bellezze della Puglia ci attendono, abbiamo un programma di visite piuttosto intenso. La prima gita si svolge nelle Murge, anche se in un solo giorno non possiamo vedere tutto. Le grotte di Castellana sono il complesso speleologico più grandioso d’Italia, assieme ad altri siti come Frasassi nelle Marche e Toirano in Liguria. Il sito con cui le confronto più spesso è però Postumia, in quella che ancora si chiama Jugoslavia. Le grotte sono una vera meraviglia della natura, con tante concrezioni e formazioni calcaree dalle forme bizzarre, imponenti guglie e pinnacoli plasmati nei secoli, goccia dopo goccia, in mezzo ai quali passiamo in fila assieme a tanti altri turisti. Penso alla grande emozione che deve avere provato il suo scopritore, nel 1938, e agli altri tesori celati nelle viscere della terra che attendono una mano fortunata o un occhio attento per essere portati alla luce. La vicina grotta di Putignano, infatti, fu portata alla luce casualmente durante lo scavo di una residenza per anziani, anche se oggi la fama di questo paese risiede soprattutto nelle lunghe manifestazioni legate all’omonimo Carnevale. Murge però significa anche un vasto territorio, un immenso uliveto che darà i suoi frutti alla fine dell’anno e che ha in Bitonto la sua “capitale”. Imbocchiamo una stradina sterrata che costeggia appunto un uliveto e ci fermiamo per fare picnic, tiriamo fuori tavolino e seggiolini, i panini, le bibite e un fornelletto per fare il caffè. Ci raggiunge un signore, probabilmente il proprietario del fondo, che con la gentilezza della gente del sud ci offre un cestino di fichi appena raccolti, dolcissimi. Passiamo per Altamura e Gioia del Colle, e ci fermiamo ad Alberobello terra di trulli, in cui su uno spazio centrale quadrato viene impostata una cupola, rivestita esternamente di lastre sottili ad anelli concentrici.

Quando arriviamo in un paese papà chiude l’auto, guidato allo stesso tempo dall’attenzione e dalla diffidenza di chi teme i malintenzionati, ma per fortuna non ci succede mai nulla di spiacevole. Al ritorno da questa bella gita ci rendiamo conto che abbiamo percorso centinaia di chilometri in un solo giorno, siamo stanchissimi ma soddisfatti.

NELLA FORESTA UMBRA

Nelle nostre estati in montagna facciamo spesso delle simpatiche gite nel bosco; pure qui, tra un pomeriggio di relax al sole e una nuotata, approfittiamo un giorno per andare alla scoperta dell’entroterra. Alle spalle del Gargano si estende una vasta, fitta foresta di faggi, aceri e pini: si chiama Foresta Umbra proprio perché il bosco è particolarmente “ombroso”.Ci arriviamo dopo un lungo giro in auto: raggiungiamo dapprima Vieste, dominata dal grande faraglione detto Pizzomunno.

Attraversiamo senza fermarci Pugnochiuso e Mattinata; la Baia delle Zagare è già occupata da un hotel di lusso e purtroppo non è visitabile. Saliamo quindi su a Monte Sant’Angelo, dove si arriva dopo alcuni tornanti che ci fanno sentire davvero nel profondo sud, un mondo molto diverso dai nostri paesini di montagna. Gli anziani vestono ancora “come una volta”e spesso si muovono a dorso d’asino, oppure procedono a passo d’uomo dopo avere caricato queste povere bestie con pesi enormi. Arrivati alla nostra destinazione, la Foresta Umbra appunto, facciamo un bel picnic, poi passeggiamo per qualche ora nel silenzio e nella magia del bosco, dove gli alberi sono davvero enormi. Troviamo funghi porcini e qualche ovulo, che nei boschi del nord non ci sono, ma soprattutto osserviamo molti daini in semilibertà. Potremmo allungare il percorso di alcuni chilometri e fermarci a San Giovanni Rotondo, ma non ci andiamo: siamo nei primi anni 80 e probabilmente la macchina impressionante legata alla fede e al business del turismo religioso non si è ancora sviluppata. Rientriamo a Manacore passando per Vico del Gargano.

ISOLE TREMITI

Cos’è una vacanza nel Gargano senza un’escursione alle Tremiti? In una giornata assai intensa andiamo a scoprire questo eccezionale arcipelago, prendiamo il traghetto all’alba da Rodi Garganico e, una volta sbarcati a San Domino, saliamo nel centro storico e facciamo il giro dell’isola a bordo di una barchetta per scoprirne le tante grotte, gli angoli e gli scorci più remoti.

Scendiamo poi a piedi dall’altra parte dell’isola sino a una splendida caletta, non resistiamo alla tentazione di raccogliere i capperi per accoccolarci infine su uno scoglio. Che posto speciale, che mare stupendo, certo qui potremmo passare una settimana intera di relax, sole e spiaggia per tutto il giorno, ma noi siamo una famiglia dinamica, anche troppo!! Prima di sera ripercorriamo a ritroso tutta la strada e riprendiamo la nave traghetto che ci porta sulla terraferma.

LE CHIESE E GLI ANTICHI CASTELLI

Alterniamo il relax al mare con le escursioni per tutta la durata del soggiorno, evitando i centri più grossi come Foggia e Bari e privilegiando le cittadine, dove possiamo passeggiare e acquistare gli ottimi prodotti tipici per poi visitare i palazzi antichi ma soprattutto le chiese. Andiamo così a Manfredonia, con la splendida chiesa di Santa Maria di Siponto appena fuori dal centro, poi a Lucera e Troia ammiriamo il romanico pugliese, fiorito soprattutto nei secoli XII e XIII, che ci sorprende per le sue diverse e originali espressioni. Questo stile è così ricco che molte chiese potrebbero appartenere anche ad epoche più recenti. A Barletta diamo un’occhiata al Duomo e al Castello. A Trani visitiamo solo il bianchissimo duomo, stato costruito a pochi metri di distanza dal mare.

Vediamo da lontano l’inconfondibile sagoma ottagonale di Castel del Monte, costruito da Federico II di Svevia, a fine giornata ci siamo solo noi e possiamo parcheggiare vicino all’ingresso del sito.

RITORNO A CASA

Il tempo purtroppo è tiranno, due settimane volano e a metà luglio, con l’arrivo degli zii, dobbiamo salutare il Gargano e riprendere la strada verso nord, abbronzati e sorridenti. Non torniamo più a trascorrere le vacanze laggiù, dopo quasi 30 anni chissà come sono cambiate le infrastrutture, sempre più moderne e funzionali, i luoghi e le genti. Conservo tuttora un’immagine nitida e bellissima di questa vacanza speciale, con il tripudio di colori e le sensazioni che pervadevano tutti i sensi e con la certezza di avere conosciuto persone splendide e semplici, che ci hanno fatto assaggiare le loro mille specialità enogastronomiche. All’epoca si iniziava appena a parlare della valorizzazione dei prodotti tipici come in questo caso i taralli e il pane pugliese, l’olio di frantoio e la burrata, la frutta dolcissima e il pesce freschissimo, vini rossi corposi come il Cacc’e Mmitte di Lucera. Sono stata qualche volta in Puglia per lavoro, ma sempre di corsa e con le ore contate. Quando torno dopo molto tempo in un luogo che ho amato temo di non riconoscerlo, sapendo che magari le immagini nella mia mente non corrispondono più alla realtà e tutto è stato stravolto. Ma non vedo il Gargano da quell’epoca lontana, la bellissima estate del 1983. Quasi quasi nel 2012 ci torno, sarebbe davvero bellissimo.

 

Roberta Zennaro

 

Scrivi e vinci la Puglia: il racconto di Cristiana Bartolini

Ecco il settimo racconto che ci è pervenuto per partecipare al nostro contest “Scrivi e Vinci la Puglia” a tema “Una Vacanza natural-gastronomica in Puglia”.

 

Tre giorni in Puglia: troppo pochi!

Un invito a visitare la Puglia: a Marzo, ospite di amici, non la classica vacanza eno-gastro-balneare quindi!

Una minivacanza di soli tre giorni che mi ha lasciato il desiderio di tornarci: chissà che partecipare a questo contest creato da Silvia Ceriegi http://trippando.wordpress.com/2011/09/29/contest-scrivi-e-vinci-la-puglia-ecco-il-regolamento-completo/ e dal Pizzicato EcO Bed & Breakfast http://www.pizzicatobeb.com/ non sia l’occasione giusta! Intanto è stato sicuramente l’occasione per rivivere con i ricordi questa esperienza!

Per arrivare un viaggio lunghissimo: partenza dall’isola d’Elba dove io vivo, tutta l’Italia centrale fino a Caserta, altri duecento km in direzione Barletta.

Oliveti, vigneti, frutteti a vista d’occhio, distese infinite di campi di grano tutti molto bel curati, filari di viti intervallate da alberi da frutto, il famoso Tavoliere delle Puglie che non finisce mai. Finalmente il mare Adriatico!

Arriviamo a Barletta: si trova sul mare e unisce l’entroterra sannitico alla litoranea che porta dal Gargano dove si trova il Pizzicato EcO Bed & Breakfast, a Bari e Brindisi. Nei pressi la famosa località di Canne dove durante la seconda guerra punica, i romani furono sconfitti dall’esercito di Annibale. Il posto infatti adesso si chiama Canne della Battaglia! Chissà perché non mi ricordavo proprio che la celebre Canne fosse da quelle parti!

E la famosa disfida di Barletta che portò alla vittoria nel 1503 della compagine italiana con l’eroe Ettore Fieramosca, come si fa a non ricordarsela?

Benvenuti a Trani, città della pietra”: la pietra bianca e madreperlacea arreda infatti elegantemente tutta la città, dalla Cattedrale alle banchine del porto. E Trani è veramente affascinante: fin dal medioevo città di pescatori e grandi marinai, grandi commercianti con l’oriente, crocevia di culture e di popoli. Tre parole simbolo di poteri forti: la Chiesa, lo Stato, la Legge, rappresentate alla grande a Trani dal Castello svevo, dalla Cattedrale romanica, dal Palazzo Torres sede del Tribunale.

La Cattedrale Romanica di San Nicola Pellegrino tutta costruita con la pietra di Trani, un tufo calcareo dal colore roseo chiarissimo, quasi bianco, si erge, maestosa e solitaria, proprio a ridosso del mare, svolgendo oltre che una funzione religiosa, un luogo di riferimento per tutti i naviganti.

Nei pressi della Cattedrale e sul mare vi è anche il Castello svevo fatto costruire da Federico II e utilizzato anche come base di partenza per le crociate.

Passeggiamo per il centro storico: camminiamo sulle “chianche”, le pietre rustiche chiare che costituiscono anche i pavimenti delle masserie e dei trulli di Alberobello. Ammiriamo chiese, palazzi antichi, il quartiere ebraico, testimonianza di una comunità ebraica che fin dal medioevo favorì lo sviluppo commerciale di Trani.

Proseguiamo fino al porto e alla darsena: bellissimi pescherecci a sinistra, dai colori intensi e dai nomi evocativi, e la distesa di barche da diporto a destra. Odore di pesce fresco all’arrivo dei pescherecci, veloci e attentissimi gli acquirenti abituali che scelgono con maestria ricci, pesci e frutti di mare come cozze, vongole veraci, polpetti e scampi, che vengono consumati anche crudi secondo la tradizione.

Le paranze approdano a dieci metri dai ristoranti che elaborano il pesce secondo le ricette tradizionali: acciughe marinate, insalate di frutti di mare, linguine allo scoglio, pepata di cozze, orata al forno. Profumi e sapori pugliesi conosciuti in tutto il mondo: caciocavallo podolico, mozzarella e burrata di Andria; pane fresco di Altamura; rosse ciliege di Bisceglie; Moscato di Trani, Primitivo di Manduria e vino DOC Castel del Monte; l’olio extra vergine d’oliva.

Io sono curiosa però di assaggiare i lampascioni: sono caratteristici bulbi simili a cipolline, non sono però della famiglia delle cipolle, hanno un gusto leggermente amarognolo e sono apprezzate soprattutto in Puglia. Sono appassionata di cucina tradizionale e mi sono spesso cimentata con i piatti tipici pugliesi come la tiella di cozze e riso, l’impepata di cozze, le orecchiette con le cime di rapa, la cicorietta con la purea di fave, i lambascioni però non li ho mai trovati da comprare!

E pensare che qualche anno fa Renzo Arbore cercò di farli conoscere meglio a tutta l’Italia presentandoli come risposta pugliese ai nobilissimi tartufi! Crescono spontaneamente nei terreni incolti, hanno un gusto unico e inconfondibili mi dicono e sono indicati come antipasto o abbinati ad altri cibi. La loro preparazione è molto laboriosa: vanno lavati ripetutamente e scottati.

Come racconta una simpatica baresina: “Si dice che i lampascioni siano potenti afrodisiaci! Ma si dice anche che, per funzionare, hanno bisogno di collaborazione, insomma danno una mano nelle battaglie d’amore ma certamente è l’amante che deve metterci del suo. E mi sembra una meravigliosa allegoria sull’uso alimentare dei lampascioni che, per esser buoni sono buoni, ma che, se ben accompagnati, sono meglio.”!

By Cristiana Bartolini