Mare in Sicilia: Scala dei Turchi

Se avete in mente una vacanza esotica non c’è bisogno di andare ai Caraibi, è sufficiente prenotare un volo per la Sicilia e andare alla scoperta di uno dei posti più incantevoli che la natura ci ha regalato. La Sicilia è uno scrigno ricco di tesori e di bellezze naturali oltre ad essere una meta valida tutto l’anno per via del suo clima mite. Immaginatevi una scogliera bianchissima che si erge a picco sul mare. Aprite gli occhi e ammirate il contrasto tra il blu del mare e il bianco della pietra. Credo che non esista nulla di più sensazionale. Scala dei Turchi è veramente un posto unico ed esiste davvero. Si trova a Realmonte a pochi chilometri dalla stupenda Valle dei Templi di Agrigento. Siete curiosi di sapere cos’è che rende così bianca la scogliera? Vi dico subito che non è argilla, come molti pensano, ma si tratta di marna, una roccia sedimentaria calcarea e argillosa. Ma sveliamo una curiosità sul nome. Scala dei Turchi è chiamata così per due motivi. In primis perchè assomiglia ad una scalinata e in secondo luogo perchè in passato i pirati saraceni e quindi i turchi trovarono rifugio in questa zona e utilizzarono la scalinata naturale per raggiungere e depredare i paesi vicini. Circola in giro un’altra storia, quella di “u zitu e a zita” (in dialetto siciliano: il fidanzato e la fidanzata), su due ragazzi innamorati ma ostacolati, che giurandosi amore eterno si lanciarono nel vuoto e si trasformarono nei due scogli che affiorano nel mare di fronte.

Ammirando questo splendore non si può non rimanere affascinati. Si nota il passaggio lento ma allo stesso tempo incessante del vento e del mare che hanno scolpito e modellato la parete rocciosa. Per accedervi bisogna procedere per delle scalette naturali che dalla strada scendono giù fino alla spiaggia. Vi avviso subito che bisogna fare un lungo cammino ma la vostra fatica sarà largamente ricompensata.

Dopo essere scesi in spiaggia si può percorrere la scogliera in lungo e in largo, sdraiarsi per prendere il sole e magari dopo un pò lanciarsi direttamente in acqua. Se si hanno dei bambini si può approfittare della spiaggia di sabbia finissima ai piedi della falesia per farli giocare. L’ acqua è cristallina e in riva è molto bassa, ideale se si vuole entrare gradualmente in acqua. Potrete passare una giornata intera senza accorgervene e magari godervi anche il tramonto.

Come arrivare: Una volta atterrati in uno degli aeroporti della Sicilia (Catania, Palermo, Trapani) vi consiglio di noleggiare un’auto e una volta arrivati parcheggiare gratuitamente sul ciglio della strada che sovrasta la Scala dei Turchi o in uno dei parcheggi a pagamento. Se vi trovate a Realmonte sappiate che una navetta del comune vi porterà direttamente alla spiaggia oppure si può decidere tranquillamente di fare a piedi il percorso impiegando circa 35 minuti.

Suggerimenti: Questo percorso forse non è adatto a tutti soprattutto a chi ha bambini piccoli o a chi soffre di vertigini.

E’ da tenere presente che la segnaletica è un pò carente e quindi potreste avere delle difficoltà a trovare il posto.

Alle Terme in terra di Siena: #termeinterradisiena… ritorno nel grembo

L’acqua, tra gli elementi, è sicuramente il più importante del ciclo vitale.

Dall’acqua nasce la vita, nel grembo della madre, è il liquido amniotico che accoglie il feto ed è sempre l’acqua che costituisce la quasi totalità della materia vivente sulla terra.

Da sempre simbologia di rinascita e di purificazione…

Nel  Gange, fiume sacro, gli indiani riconoscono tutte le purificazioni possibili. Nella religione cristiana l’acqua del battesimo lava ogni peccato.

Vi siete domandati perché in acqua si entra quasi svestiti ?

Perché per rinascere e rigenerarsi è necessario lasciare e lasciarsi andare.

E’ con questo spirito che vivrò questo fine settimane alle Terme in Terra di Siena: con la voglia di rilassarmi di lasciare andare le cose superflue… di ridimensionare… di gustare e dedicarmi del tempo unico .

La cornice sarà stupenda, ho già dato un’occhiatina… ma di questo vi racconterò in seguito, perché la cornice è perfetta: tutti i sensi saranno impegnati in questo viaggio dove gli elementi sono addirittura due: la Terra e l’Acqua di Siena

Sarà un viaggio nel respiro lento e profondo, nella quiete, nell’abbandono e nell’abbraccio alle emozioni e al benessere…

laura

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Corleone: non proprio un “luogo comune”, di Francesco Mapelli

Francesco Mapelli , già stato ospite di Trippando con un bell’articolo sulla sua città, Palermo, è un giovane laureato in comunicazione, esperto di informatica e programmazione e apassionato di viaggi. L’attaccamento viscerale alla propria terra, ha portato Francesco a rimanere in Sicilia, dove si è creato l’attività di web marketing legato alle vacanze in Sicilia. Oggi ci porta a Corleone. Buona lettura!

Non sempre la fama è sinonimo di successo e opportunità. Non sempre la fama è uno strumento, un trampolino per lanciarsi verso rosei orizzonti. Capita che la fama sia invece un durissimo ostacolo da superare, una zavorra di cui è pressoché impossibile liberarsi.

Corleone è ormai indissolubilmente legata alle sue vicende mafiose, al clan che ne porta il nome e che ha segnato la cronaca nera degli ultimi decenni. Ma è proprio per questo che gli sforzi condotti dagli abitanti di Corleone, dalle amministrazioni e dagli imprenditori assumono contorni ancora più epici.

Non è stato facile riuscire a conseguire certi risultati: se adesso una buona percentuale di turisti e visitatori non viene più solo in cerca di coppole, luoghi legati a questo o quel mafioso, “facce omertose”, ma piuttosto condotti dall’eccellenza dei suoi agriturismi Corleone lo deve alla forza della propria gente, che è riuscita con coraggio e impegno stoico a far conoscere “un’altra Corleone”.

Una città creativa, una storia millenaria, nota anche come la città delle “cento chiese“, di antiche tradizioni che ancora oggi vengono celebrate con entusiasmo. L’estate Corleonese, la “Corsa di San Leoluca“, protettore del paese, sono la dimostrazione di un vigore e di una vitalità che neppure il cancro della mafia è riuscita a spegnere.

Già giungere a Corleone è un’esperienza paesaggistica non comune: l’ottocentesco Santuario della Madonna del Rosario, con affreschi del noto artista Giuseppe Carta, annuncia l’arrivo entro un paio di km alle “Gole del Drago“, eccezionale ecosistema naturale di macchia mediterranea con le rocce scavate dal corso del fiume Frattina. E si giunge in paese, incorniciato dalle sue “Rocche Gemelle“, la Sottana e la Soprana, con la Torre Saracena.

Da qui in avanti è un susseguirsi di portali trecenteschi chiaromontani, facciate barocche di splendide chiese, sculture in bronzo di artisti corleonesi. Forse si, nello splendore generale della Sicilia, Corleone è un luogo comune. E non temete, ditelo pure in giro.

A Palermo con Francesco: Viaggiare la Mia Città

Oggi Trippando ospita Francesco Mapelli, laureato in comunicazione, esperto di informatica e programmazione e apassionato di viaggi. L’attaccamento viscerale alla propria terra, ha portato Francesco a rimanere in Sicilia, dove si è creato l’attività di web marketing legato alle vacanze in Sicilia. Buona lettura!

La tendenza all’avventura, al viaggio, alla scoperta, credo che in parte sia una cosa innata. Fin dall’adolescenza, ogni volta che riuscivo a mettere qualche soldino da parte mi preoccupavo di scegliere la meta da visitare, in base al gusto del momento, all’estemporaneità, e soprattutto alla disponibilità economica!

Eppure ho sempre colpevolmente sottostimato il potenziale della mia città, di Palermo, che ho imparato a conoscere soltanto di recente.

Troppo spesso l’esterofilia ci porta a sottovalutare il territorio che quotidianamente viviamo, ingiustamente pensando che l’erba del vicino sia sempre più verde e che l’estero sia per partito preso più affascinante e misterioso.

Così mi sono preso la briga di “travestirmi” da turista nella mia stessa città, cercando di guardare con occhio estraneo e curioso le stesse strade che percorrevo quotidianamente, le stesse meraviglie che fino ad allora mi sembravano come celate dietro un sipario.

Si, sono Palermitano e proprio Palermo è la mia meta preferita. Ed ora mi sembra di poter scoprire sempre nuove storie, nuove tradizioni che si celano dietro i vicoli, le chiese e i palazzi del centro storico, che ho scoperto essere il più grande d’Europa. Ho imparato ad individuare nella maestosa Cattedrale di Palermo l’alternarsi dei dominatori che si contendevano questa fantastica perla del Mediterraneo.

Percorrendo il “Cassaro”, l’odierno corso Vittorio Emanuele, ho scoperto le vicende di Carlo V contro i Mori, rappresentati dai telamoni che fiancheggiano Porta Nuova, e ancor prima i paradossi che hanno suggerito alla classe clericale dell’XI secolo di chiamare i mercenari normanni per cristianizzare l’isola e scacciare i musulmani, che avevano reso nel frattempo Palermo la più importante città dell’Islam in Europa con più di 300 moschee.

Oggi mi spiego il significato delle cupole rosse nelle chiese che fanno capolino dalla rigogliosa vegetazione siculo-moresca: sono poggiate su torri quadrangolari, a voler rappresentare la volta celeste sui 4 elementi della terra.

Tutto acquista un sapore nuovo, un fascino immortale, come se le strade percorse migliaia di volte si trasformassero magicamente in percorsi del tutto nuovi, traiettorie che attraversano millenni di storia e che si offrono in tutta la loro ricchezza.

E che dire della gastronomia? Quante storie si nascondono dietro cibi i cui profumi accompagnano le passeggiate quotidiane dei palermitani! Addentare un “pane con la milza” ci porta indietro di più di 5 secoli, e ci racconta di quanto Palermo nel XV secolo fosse una città più tollerante e multietnica di quanto lo sono oggi molte città europee. Nel mercato del “Ballarò” avevano luogo contemporaneamente la macellazione della carne secondo il metodo musulmano ed ebraico, e i cristiani raccattavano i resti meno nobili delle carni per condire le proprie focacce di pane azzimo.

Ecco perché il connubio agriturismo Sicilia è tanto gettonato, con strutture che nascono su antiche riserve di caccia imperiali, che una volta sfamavano e dilettavano i re e i loro ospiti, oggi ci regalano scenari che forse, dovremmo imparare ad apprezzare e vivere sotto una luce più appassionata.

In Sicilia a mangiare cous cous, un viaggio di sapore

Ho letto qualche giorno fa di un evento di cui non sapevo nulla, nonostante sia giunto alla sua quattordicesima edizione. E siccome mi ha subito molto entusiasmata, mi sono informata e documentata. Se non aspettassi l’arrivo di Marco, probabilmente avrei pensato di farci una capatina. O avrei già i biglietti aerei in mano. Anche se per me non è poi così dietro l’angolo. Ma mi piace l’idea e mi piace l’oggetto. Quindi mi “accontento” di raccontarlo anche a voi. Sperando  di incuriosire qualcun’altro che magari riuscirà a prendervi parte. Ed a raccontare l’esperienza vissuta anche agli amici di Trippando.

Si tratta del Cous Cous Fest, che si terrà in Sicilia, a San Vito Lo Capo, dal 20 al 25 settembre. E’ una “sagra”, un “food festival”, come dicono gli anglofoni, ma  un viaggio attraverso i cinque sensi. E nove paesi: Costa d’Avorio, Egitto, Francia, Israele, Italia, Marocco, Palestina, Senegal e Tunisia, che si confronteranno in una gara di cous cous giudicata da chef internazionali e da una giuria popolare.

Ma non assaggeranno il cous cous solo i giurati: sparsi per il paese di San Vito ci saranno sei punti di degustazione, le “Case del cous cous”, che saranno aperte tutto il giorno per soddisfare le voglie gastronomiche più ecccentriche, proponendo cous cous per tutti gusti ed anche tutte le intolleranze.

Il Cous Cous fest è veramente un viaggio. Un viaggio gustoso: per i sei giorni della manifestazione, il borgo marinaro di San Vito Lo Capo profumerà delle spezie che arricchiscono il cous cous e che gli danno l’identità propria dei paesi in gara.

Interessanti anche i molti eventi musicali: ogni sera un artista diverso animerà la  cittadina con rumori,  ritmi, melodie che costruiscono la varietà del mondo. E che incontrandosi si fondono.