#ABC… da Abbronzatura a Zanzara passando per la Thailandia

Chi l’avrebbe mai detto che un non amante del mare si sarebbe alla fine convertito alla passione per spiagge e acqua salata? Io, sostenitore accanito per decenni della vacanza in montagna d’inverno e d’estate, alla fine mi sono ritrovato a vivere in un paese dove il mare la fa da padrone e, ovviamente, non posso non approfittarne!

Come sempre la Signora Trippando riesce a coinvolgermi in queste maratone ed eccomi qui a compilare il mio #ABC della spiaggia:

A come abbronzatura, quel colore dorato della pelle che assume accezioni diverse a seconda di dove ci si trovi. Per me da sempre sinonimo di vacanza mentre qui in Thailandia è vista come segno di manovalanza nei campi e quindi da evitare a tutti i costi.

B come beach-volley perché nonostante il caldo la pallavolo giocata in spiaggia è uno dei miei 3 passatempi preferiti al mare.

C come cremino, che non so neppure se lo fanno ancora ma era il mio gelato preconfezionato preferito.

D come domani, perché al mare tutti diventiamo dei procrastinatori e rimandare a domani viene spontaneo.

E come estasi, lo stato in cui mi trovo ogni volta che guardo il sole spegnersi nell’acqua (volevo dire entusiasmo ma sarei stato ripetitivo con l’abecedario di viaggio).

F come fame visto che al mare mangio in continuazione e quel languorino sembra incolmabile: colazione, merenda, pranzo e cena sono in realtà un pasto unico con brevi pause per nuotare.

G come gente, quei corpi sconosciuti distesi sul bagnasciuga che con il passare delle ore diventano familiari e a fine vacanza saranno i nuovi amici da taggare sulle foto di Facebook.

H come “HEY!”, strillato forte perché i suoni quando si è a mollo sembrano venir risucchiati dall’acqua.

I come infinito che poi infinito non lo è ma nella mia testa è così grande che il mare non ha confini.

L come libertà, la sensazione che provo riemergendo dopo un’apnea troppo spinta, quando l’aria riprende possesso dei polmoni e il cuore sembra non farcela a pompare nuovo ossigeno al cervello.

M come maschera, non quella di carnevale ma quella per immergersi e godere dello spettacolo che si cela sotto la superficie del mare, con tanta vita che in confronto Bangkok sembra una città fantasma.

N come nave, l’unico modo che mi consente di raggiungere una delle mie isole preferite (Koh Samed) e che, sfidando e riaffermando le leggi della fisica, galleggia nonostante il peso.

O come orca assassina, il motivo per cui da bambino avevo il terrore di nuotare troppo lontano dalla riva, manco se sunell’Adriatico ne avessero mai avvistata una (sappiate che nuoto volentieri in Thailandia perché squali e compagnia bella sono innocui-o così mi piace credere).

P come Pinarella di Cervia con l’Hotel Rivoli, la pineta chilometrica, il Bagno Bianchi, i ricordi di un’infanzia spensierata e la musica degli anni ’80 suonata dai megafoni, i campi per giocare a bocce e le piste per le biglie d vetro fatte trascinando qualcuno per i piedi.

Q passo… non mi viene proprio in mente niente :(

R come risate, quelle dei bambini che si rincorrono sulla spiaggia e di 2 giovani amanti che si nascondono dietro gli scogli sperando che nessuno li scopra.

S come sabbia, quella bianca e finissima della maggior parte delle spiagge tailandesi, la fastidiosissima sabbia che s’infila dappertutto, anche dove non dovrebbe.

T come tempesta perché il mare in burrasca dà il meglio di sé mostrando come anche le cose belle e all’apparenza calme possano diventare all’improvviso pericolose e incontrollabili.

U, ustione, il ricordo della notte passata insonne la prima volta ai tropici, in Venezuela, ancora convinto che essere un “fototipo” (non fotogenico) scuro mi avrebbe impedito di scottarmi. Da allora? Protezione 30 anche per andare al lavoro!

V come vino, bianco, freddo, tenuto dentro il secchiello del ghiaccio, meglio se leggermente frizzante…un’immagine poco usuale associata alla spiaggia ma che ci posso fare se non riesco a togliermi tutti i vizi?

Z come zanzare, malefiche, inutili, fastidiose e per di più pericolose – la Dengue Fever qui è ancora piuttosto diffusa e fa ogni anno molte vittime.

Recentemente sono un po’ disconnesso e nel dover nominare qualcuno perchè ci parli del mare e della spiaggia nomino una sola persona:

Cristiano, per gli amici “Guido” di Viaggio Vero

PS. M’ero scordato di aggiungere  “Autorizzo Trippando nella persona di Silvia Ceriegi alla pubblicazione di questo testo, cedendogliene tutti i diritti…e tutti i testi in futuro che si ritroverà aggiunti mediante la piattaforma Word Press associata a Trippando”…va bene così capo?

Danintervista ad Andrea Bicini


NOME: Andrea

ETA’ anagrafica 41; in realtà mi comporto con irruenza adolescenziale mettendo la passione del ventenne in tutto (o quasi) quello che faccio: in conclusione sono un diciottenne con 23 anni d’esperienza sulle spalle!

LA TUA VIRTÙ PREFERITA  se considero l’etimologia del termine virtù, cioè virtus ovvero ”virilità“, confesso che non mi ritrovo nei comuni canoni del MACHO forte, rude, agguerrito e coraggioso. In un’accezione più moderna credo invece che le virtù che apprezziamo siano relative, in continua evoluzione e che dipendano dal momento che viviamo e dal luogo in cui ci troviamo. Oggi, alla luce dell’esperienza che sto vivendo in un paese buddista come la Thailandia, ritengo l’apertura mentale vera (e non il falso perbenismo) una virtù eccezionale.

LA QUALITÀ CHE PREDILIGI IN UNA PERSONA La sincerità (ma non chiedetemi perché).

LA TUA OCCUPAZIONE PREFERITA contemplare i fiori che sbocciano, il sole che tramonta e la luna che illumina un prato, sedere svogliatamente a guardare la gente che passeggia frenetica in un viale trafficato e cucinare per gli amici. Ovviamente tutto allo stesso tempo!

LA TUA CARATTERISTICA PRINCIPALE non ricordo i nomi ma non dimentico mai una faccia.

IL TUO MAGGIOR PREGIO sono diretto e schietto, pregi che spesso sono visti come difetti, soprattutto in un paese come la Thailandia dove vigono norme sociali di suddivisione in “caste” e si evita il confronto diretto.

IL TUO PRINCIPALE DIFETTO oltre a quanto detto in relazione al pregio, credo che i miei difetti più grandi siano l’impulsività e l’apprensione per ciò che mi riserverà il futuro – non a caso la padrona di casa ha concordato su una rubrica che si chiamasse TrippA(n)sia.

IL TUO IDEALE DI FELICITÀ sapere che ogni giorno, svegliandomi, avrò accanto le persone che amo con le quali condividere e affrontare i momenti belli e brutti.

IL TUO IDEALE DI TRISTEZZA  la malinconia (più che tristezza) data dai saluti al momento del distacco per un lungo viaggio.

LA META PREFERITA l’aeroporto perché è luogo d’arrivo e di partenza dei viaggi più belli.

I TUOI COLORI PREFERITI senza dubbio il rosso seguito dall’azzurro e dal bianco (non perché sia un puro, tutt’altro, ma perché li contiene tutti!).

CHI AVRESTI VOLUTO ESSERE, OLTRE TE STESSO rispondo senza esitazione  i miei genitori che, nonostante appartengano a generazioni passate, hanno sempre dimostrato di saper stare al passo con i tempi e di saper accogliere chi ne avesse bisogno aprendo la loro casa anche agli estranei.

DOVE VORRESTI VIVERE da bravo idealista sognatore vorrei poter vivere in un mondo senza discriminazioni e in grado di dare pari opportunità a tutti.

IL VIAGGIO CHE VORRESTI FARE 12 mesi a zonzo per l’Italia, dai piccoli paesi nelle Alpi alla Sicilia (che non ho mai visto se non da lontano attraverso lo stretto di Messina da Scilla).

IL VIAGGIO CHE VORRESTI NON AVER FATTO Roma-Perugia in auto in meno di 1 ora e mezza nella speranza di arrivare in tempo per salutare per l’ultima volta una persona che ho amato con tutto me stesso (senza peraltro riuscirci).

IL TUO REGISTA PREFERITO quando guardo un film non mi piace dover rimuginare per giorni su quello che ho visto per cui non aspettatevi che faccia nomi di registi particolarmente impegnati. Più che un regista ho una serie di film preferiti che guardo e riguardo volentieri e ho registi di cui mi rifiuto di guardare i film (tipo Nanni Moretti e Woody Allen – non me ne vogliano i cinefili più esperti). In linea di massima, fra i registi che preferisco posso fare il nome di Ozpetek (che ho avuto l’onore di intervistare qui a Bangkok per Best Movie) perché adoro le scene conviviali attorno alle tavolate imbandite, apprezzo il modo elegante con cui descrive la quotidianità, mi piace come riesce a far sorridere (e spesso ridere) anche con temi difficili e sento forte la sua multietnicità (un turco che vive a Roma e racconta il Mediterraneo nell’evoluzione sociologica dei nostri giorni).

IL TUO PITTORE PREFERITO da sempre Monet

IL TUO CIBO E LA TUA BEVANDA PREFERITA sono una buona forchetta e piuttosto bravo ai fornelli, figlio di una cuoca e oggi residente in un paese famoso nel mondo anche per la prelibatezza della sua cucina, come posso rispondere a questa domanda senza fare un trattato di 100 pagine? Se proprio allora devo dico i Ravioli Ricotta e Spinaci fatti in casa da mia madre e l’Insalata Piccante di Papaya in puro stile Isaan. Per la bevanda mi limito ad un semplice Gewürztraminer del Trentino Alto Adige, ad una buona grappa di Moscato, al Vin Santo fatto dal babbo.

IL TUO MOTTO non ne ho ma mi ripropongo sempre di iniziare la giornata con un buon proposito come piccolo traguardo per la giornata (da qui il mio nuovo #1cosabella ispirato al più celebre #3cosebelle).

[Speciale Natale 2012] Sotto il sole dei tropici a spasso con le renne!

L’Avvento continua e, insieme, il nostro “Speciale Natale”: E’ la volta del tripp-a(n)sioso Andrea, che ci fa vivere il Natale nella sua Thailandia.

“Dashing through the snow
in a one-horse open sleigh,
over the fields we go, laughing all the way…”

E’ proprio così, laughing all the way! Niente neve, niente slitte ma un sorriso inebetito stampato in faccia mentre in questo periodo passeggio per Bangkok, con Jingle Bells a fare da colonna sonora e decorazioni natalizie un po’ ovunque come sfondo per foto-cartolina. Ed è così che banche e carte di credito si fanno pubblicità affinchè la gente faccia propria una tradizione che non appartiene affatto a questo paese.


Decorazioni natalizie in stile consumistico

In Thailandia poco menno del 95% della popolazione professa il buddhismo Theravāda - la più antica scuola buddhista tra quelle tuttora esistenti - una maggioranza significativa seguita da un 4,6 % di mussulmani (presenti soprattutto nel sud del paese, al confine con la Malesia). I cristiani, con i cattolici in testa come numero di presenze, costituiscono solamente lo 0,75% della popolazione.


Prodotti natalizi al Jim Thompson Silk Shop

Già dall’inizio di novembre le vetrine dei negozi, le hall degli alberghi e i viali principali di Bangkok iniziano ogni anno a riempirsi di decorazioni e luci. Nei centri commerciali le musichette natalizie vengono trasmesse in filodiffusione fino alla nausea e la gente sembra non accorgersi che i consueti cartelli con la scritta SALDI sono stati accuratamente rimossi per far posto ai messaggi d’auguri e a prezzi decisamente meno convenienti che in altri periodi.

Che sia questo il nuovo spirito natalizio del XXI secolo? Qualsiasi connotazione religiosa di questa festa sembra essere stata abilmente cancellata dal potere d’acquisto delle carte di credito ma non credo sia un fenomeno limitato alla Thailandia.

Sicuramente l’apertura del buddismo ha lasciato che tradizioni distanti da quelle proprie di questa terra potessero prendere piede anche qui. Fuori dalla capitale, però, il Natale è qualcosa di quasi completamente sconosciuto e solamente i centri commerciali più grandi si preoccupano di conformarsi con le esigenze commerciali che il periodo dell’anno richiede.


I miei a Bangkok

Fortunatamente la tradizione per me più importante, quella del “Natale con i tuoi…” è rigorosamente rispettata e, anche quest’anno, l’arrivo del barbuto signore in rosso conciderà con l’arrivo di mamma e papà, accompagnati da altri 2 milioni di turisti circa. Le vacanze, la ricerca di una meta calda e il clima perfetto di questo periodo dell’anno fanno sì che le mete più popolari della Thailandia registrino il “tutto esaurito“.

Il monsone nord-occidentale è sinonimo di fresco e asciutto: da fine novembre a fine febbraio le precipitazioni sono un po’ ovunque altamente improbabili e il caldo e l’umidità decisamente inferiori rispetto al resto dell’anno. Non infrequenti le serate in cui la temperatura scende al di sotto dei 20° C (soprattutto al nord) e il cielo resta senza nuvole per settimane. Anche mia madre, che non ama affatto il caldo, riesce a non lamentarsi e a godersi lunghe passeggiate in spiaggia o cene al ristorante all’aperto senza aria condizionata.

Effetto del consumismo e della globalizzazione anche la vasta scelta di prodotti gastronomici direttamente provenienti dall’Italia per cui non è detto che si debba rinunciare al panettone e al torrone, basta cercare il supermercato fornito giusto.

Qualche consiglio pratico per questo periodo?

1. Evitare le destinazioni più famose come Phuket e Pattaya dove i prezzi lievitano a dismisura e il servizio tende a peggiorare. Meglio una piccola spiaggia a Koh Kut (isola vicinissima alla Cambogia) o un resort nella provincia di Sa Kaeo, nuova meta emergente dell’entroterra tailandese.

2. Prenotate  con un certo anticipoquando possibile, soprattutto gli spostamenti interni.

3. Approfittate del Beer Garden di Central World per aspettare la mezzanotte: concerti dal vivo, musica, cibo e birra a fiumi possono garantire una bella serata spendendo poco. Chi resta a Bangkok converge solitamente lì per il count down.

4. Non vi fidate di chi vi dice che i monumenti sono chiusi perchè è Natale. Lo dicono sempre, con una scusa o con l’altra sperano di portarvi da qualche altra parte. Qui il giorno di Natale tutto (o quasi) si svolge esattamente come un qualsiasi altro giorno dell’anno.

E per chi sente il bisogno di professare il proprio credo penso che la Chiesa salesiana di Bangkok rappresenti la soluzione ideale. Infatti al SALESIAN SISTERS CONVENT (124 Saladaeng Rd., la stradina che congiunge Silom Rd. a Sathorm Rd.) offre per il giorno di Natale una celebrazione liturgica in italiano alle 10.30 del mattino. La piccola chiesa – che oltre a concentrare la piccola comunità cattolica italiana riunisce fedeli di lingua spagnola (con la Messa in spagnolo il sabato pomeriggio alle 18)- è facile da raggiungere con la BTS-Skytrain (fermata Sala Daeng) o con la Metro-MRT (fermata Silom). Per conferme o info ulteriori il telefono è 02-233-3430.


Celebrazione di Natale alla Chiesa Salesiana Italiana

Non mi resta che augurarvi Buon Natale (e felice 2013).

Quando l’italianità si mette all’opera: Il Mercatino di Hong Kong

Dubbi e incertezze di certo non ne l’ho quando a farmi prenotare un biglietto aereo c’è la molla della solidarietà. Oggi è tempo di fare un po’ di sana “Pubblicità Progresso” no profit.

Non ho saputo dire di no alla mia amica Raffaella quando mi ha detto candidamente “Perché non vieni a trovarmi alla fine di novembre? Anzi… se arrivi il 30 mi dai una mano!”. Visto però che Raffaella è un vulcano inarrestabile, una ne pensa e cento ne combina, alla sua richiesta è ovviamente scattata la mia controdomanda: “Aiutarti a… cosa bolle nella pentola della Sig.ra Merletti?”. Non a caso qui su Trippando scivo a proposito di TrippA(n)sia!

Raffaella si è trasferita ad Hong Kong a febbraio del 2011 entusiasta di poter vivere dalla parte opposta del globo ma spaventata dalla scarsa conoscenza del popolo che l’avrebbe ospitata. Più volte ci siamo trovati a confrontarci su come ci si ritrovi a vagare senza meta lungo le strade delimitate da grattacieli illuminati ad ogni ora, cercando di conoscere il luogo dove si metteranno le radici. Per lei era tutto così diverso, non campanili e torri dell’orologio come punti di riferimento ma cartelloni pubblicitari che venivano cambiati ogni settimana; non piazze dove ritrovarsi ma centri commerciali, non sguardi diretti ma occhi abbassati sullo schermo del telefonino.

Il bello però era il senso di libertà e sicurezza che respirava ad ogni angolo, l’organizzazione di una città unica nel suo essere occidentale in oriente. Una sensazione di possibilità, di futuro, di promessa che non aveva da tempo.

Nel suo girovagare è arrivato poi un incontro che le ha permesso di scrutare meglio la vera essenza della città, quello con l’Associazione Donne Italiane, un gruppo di donne che si sono riunite fin dal 1995 a formare un’associazione non governativa e senza fini di lucro che raccogliesse fondi per i meno fortunati di Hong Kong.

Nonostante l’aspetto di città moderna e ricca, Hong Kong sfortunatamente non si discosta dalla realtà di molte altre città dell’Asia o di tutti gli altri paesi in via di sviluppo. Accanto ai grattacieli scintillanti del centro ci sono le periferie disagiate, accanto a gente ricca sopravvivono anche qui tantissime persone che faticano a trovare un lavoro dignitoso o anche semplicemente a racimolare il necessario per non morire di fame.

Ogni anno, poco prima di Natale, l’Associazione si mobilita e organizza Il Mercatino (vedi locandina sopra), un progetto che va avanti da quasi 30 anni -ovvero da prima ancora che l’associazione prendesse forma organizzata- e che ha come scopo quello di finanziare le necessità di varie realtà disagiate come le suore di madre Teresa, vari orfanotrofi, associazioni per rifugiati e  ospedali..


Edizione 2011 (foto tratta dal sito dell’Associazione)

Insomma, per farla breve: l’invito Raffaella lo allarga a tutti! Aggiunge che dicembre è un mese bellissimo per visitare Hong Kong: le giornate sono fresche e soleggiate, l’umidità non è al massimo e la città ha numerose attività in vista del Natale. Avere una guida d’eccezione come Raffaella potrà inoltre permettervi di scoprire angoli poco turistici di questa Cina non cinese come l’Hong Kong Park che è la parte che Raffaella preferisce della città.

Se poi non riuscite a partire, magari potete contribuire facendo un’offerta mediante

c/c : HSBC – The Italian Women’s Association
Account Number: 511 644627-001 (Indirizzo:1 Queen’s Road, Central)
Swift Code: HSBC HK HHH KH
inviando poi la ricevuta a: treasurer@iwa.org.hk

Se volete fare domande o contattare l’associazione la segreteria usa l’indirizzo mail  secretary@iwa.org.hk

Insomma… chi incontrerò a Hong Kong?

La seta: arte antica dalle tinte moderne

Condividere è uno dei motivi per cui la Sig.ra Trippando ha messo in piedi questo blog e condividere è una delle ragioni che mi trovo qui. Non per scrivere una guida turistica sulla Thailandia, ce ne sono già tante. Condividere emozioni, pensieri ed esperienze è quello che mi interessa. Solo così posso convincervi a venire a visitare questa splendida terra che dal turismo trae massima parte dei suoi guadagni.

Recentemente è come se tutto quello che faccio e ogni luogo in cui vado mi porti a contatto con una delle ricchezze più note dell’Asia, Cina e Thailandia in particolare: la seta.


Telo di seta tessuto a mano con motivo tailandese tradizionale

I segreti della produzione e tessitura di questa fibra naturale, ottenuta dai bozzoli di diverse specie di bachi, sono noti in Cina da oltre 8000 anni e solamente dal 550 d.C. in Europa. Se cliccate sull’immagine qui sotto potrete vedere un breve video realizzato con il cellulare -mi scuso pertanto per la scarsa qualità- pochi giorni fa a casa di amici in Isaan, nel nordest della Thailandia.


Breve video sulla tessitura artigianale in Thailandia

Vedere la mamma del mio amico seduta al suo vecchio telaio di legno tessere i fili che lei stessa ha filato e tinto utilizzando coloranti naturali ottenuti da foglie e fiori mi ha fatto realizzare in primo luogo che sono un privilegiato ad avere la possibilità di fare queste esperienze e, in secondo luogo, che il prezzo a cui vengono venduti questi tessuti sono bassi se si considera tutto il lavoro che c’è dietro.


Dimostrazione della lavorazione dei bozzoli della seta

Nonostante le antiche origini della seta tailandese, oggi più pregiata di quella prodotta nella vicina Cina, il vero successo di questo prodotto deve essere attribuito ad un occidentale, l’americano Jim Thompson, architetto approdato nella Terra dei Sorrisi durante la II Guerra Mondiale al seguito dei servizi segreti americani. All’epoca l’industria della seta era tutt’altro che fiorente e i tessuti venivano prevalentemente realizzati per uso esclusivo dei membri della famiglia reale. Pregio e qualità dei sottili fili in combinazione con l’abilità di tessere delle donne tailandesi e il genio manageriale di Thompson portarono rapidamente la Thailandia ai massimi vertici fra i produttori di seta di tutto il mondo. Anche dopo la misteriosa scomparsa di Thompson il marchio da lui creato ha continuato ad esistere ed è oggi un orgoglio nazionale con negozi non solo in Thailandia.

Donna in abito tradizionale mentre mi mostra un tessuto in lavorazione

Acquistare oppure no? Sarà davvero di buona qualità? Queste sono domande che io per primo mi sono posto nel momento in cui, davanti ad un drappo dai mille riflessi, il prezzo m’invitava all’acquisto pur non essendo un esperto di stoffe.

Occhio alla qualità: spesso i commercianti attirano i clienti dicendo “Thai Silk” e mostrando l’etichetta che riporta tale dicitura. Con quel termine però non si intende una seta al 100% ma bensì un misto di fibre, solitamente seta e viscosa o seta e nylon. La vera seta tessuta a mano è pesante, piuttosto rigida e con piccoli “nodi” irregolari. Per la Pura Seta il costo è difficilmente inferiore ai 1000 baht al metro (circa 25 euro) e può arrivare ad oltre i 2500. Quella di produzione artigianale in genere è venduta a “taglio” e non al metro e il prezzo si aggira intorno ai 1500-2000 baht ed il pezzo che avrete è sufficiente per un abito da donne (taglia abbondante – “mamma non ti arrabbiare”). Se la trovate a prezzi nettamente inferiori il dubbio che non sia seta al 100% io, fossi in voi, ce l’avrei.


Mia madre che gioca a fare la modella indossando l’abito realizzato con la seta tessuta dalla madre del mio amico

Se volete andare sul sicuro potete acquistare tessuti a metraggio presso il negozio Jim Thompson su Surawong Road: anche se i prezzi sono leggermente superiori la seta che riporterete a casa l’avrete pagata comunque meno che in Italia.

Molto belli, oltre alla seta, sono anche i vari copriletto, fodere per cuscini, centrotavola che spopolano sulle bancarelle di mercati e centri commerciali. Anche in questo caso siate consapevoli che se il prezzo è molto basso difficilmente sarà seta pura. Questo non vuol dire che il prodotto non sia bello e che non valga la pena di riportarlo a casa come souvenir del vostro viaggio in Thailandia.

Godiamoci la vacanza…

…cercando di non vedere sempre il famoso bicchiere mezzo vuoto e di non concentrarci solo sul negativo delle cose.


Il “Bicchiere Mezzo Pieno” secondo Jimmy Lawlor

La Thailandia è notoriamente un paese dove facilmente si può cascare vittima di “simpatici” raggiri, dal tuk tuk driver che ci porta dove vuole lui e non dove vogliamo noi, al tassista che ci consiglia il ristorante dove pranzare (ovviamente di sua moglie), all’hotel rclamizzato come favoloso resort che poi si rivela una baracca in cima ad un cucuzzolo..

Ecosostenibilità, geosostenibilità, impatto del turismo sulle comunità locali. Concetti che per fortuna si stanno affermando con prepotenza e sono oggi molto diffusi anche se non abbastanza. Nel post precedente di TripA(n)sia sono partito dalla considerazione banale di come ciascuno di noi abbia inevitabilmente un impatto sull’economia quando visita un paese, sottolineando il fatto che non tutti riescono stare al passo con inflazione e aumento del costo della vita (nota peraltro molto dolente in questo periodo per l’Italia anche se le cause vanno ricercate altrove). Spesso, anzi, gran parte della popolazione dei paesi in cui ci rechiamo, soprattutto se si tratta di un paese in via di sviluppo (e la Thailandia lo è innegabilmente come tutto il sudest asiatico), non guadagna quanto lo straniero in visita e si trova nell’impossibilità di godere e usufruire delle stesse cose che invece ha a disposizione il turista o l’expat!

Per fortuna che in alcune situazioni si cerca di colmare come possibile tale disparità applicando prezzi diversi fra indigeni (nessuna accezione negativa, semplicemente dal latino ‘inde genus’, ovvero nato lì) e stranieri. Prendo come spunto per proseguire con le mie riflessioni ad alta voce un brano comparso su un noto sito (lo potete leggere cliccando qui). Ogni cosa può essere vista secondo diverse ottiche e non dico che una sia giusta e l’altra sbagliata. Personalmente cerco sempre di trovare l’aspetto positivo e di non vedere sempre raggiri e fregature ovunque. Sicuramente può risultare antipatico che questo accada (e non succede solo in Thailandia) ma io credo – forse sbagliando – che invece sia per molti versi giusto, questione di punti di vista.

Non è infrequente qui nel sudest asiatico imbattersi appunto in prezzi diversi che mettono la gente del posto e gli stranieri su piani diversi.

2 pesi e 2 misure? Sì.


Cartello all’ingresso del Gran Palazzo di Phom Penh (Cambogia): qui neppure si dice che per i cambogiani è gratis, lo si dà per scontato

La prima volta che andai a Wat Pho e al Grand Palace qui a Bangkok notai addirittura che non si trattava di prezzi diversi per l’ingresso ma che addirittura i tailandesi potevano entrare senza pagare mentre per i turisti l’ingresso è di addirittura 400 baht per il Grand Palace (pari a 10 € ma comprende la possibilità di vedere più monumenti nell’arco, se non erro, di 2 giorni) e 50 baht per Wat Pho (addirittura oltre 1 €!). Ripeto che personalmente credo che sia giusto! I miei addirittura sono ironici visto che, paragonati ai prezzi italiani o di qualsiasi altra destinazione turistica europea, sono comunque bassi (a Pisa per fare la sfacchinata di salire in cima alla Torre si pagano ADDIRITTURA 15 €).

Credete che mi stia sbagliando? Forse, ma personalmente non ci vedo raggiri o malafede. Credo invece che sia un modo per consentire anche al più povero dei tailandesi di poter godere del patrimonio della sua nazione. E fate attenzione perchè questo non succede solo la Thailandia: anche Cambogia, Laos, Indonesia, Malesia, Vietnam in molte situazioni applicano lo stesso principio. Mi raccontava la mia amica Eni che a Ubud – Bali – in diversi negozi hanno cartellini con prezzi differenziati (ovviamente scritti con grafie diverse in modo che chi non è del posto non se ne accorga, proprio come accade qui in Thailandia o in Laos o in Cambogia dove tradizionalmente non si usano i numeri arabi) e che questo consente alla gente del posto di poter arrivare con meno difficoltà alla fine del mese.

Se non ci fossero tali prezzi differenziati attrazioni come Siam Ocean World (interessante acquario all’interno di Siam Paragon) sarebbero inevitabilmente frequentati solo da stranieri e pochi tailandesi. Ho domandato diverse volte ai miei amici tailandesi se sarebbero andati a Wat Poh dovendo pagare un ingresso; candidamente la risposta è stata che non vedevano perchè avrebbero dovuto pagare per qualcosa che in qualche modo gli appartiene: il ragionamento non fa nessuna piega secondo me.

Esplorando Siam Ocean World con gli amici

Quindi venite preparati e non risentitevi se vedete questo tipo di trattamento; godetevi il vostro viaggio. Forse sono un ingenuo e mi sbaglio ma non ci posso fare nulla. Voi cosa ne pensate? Credete davvero che dietro ai prezzi differenziati ci sia un tentativo di fregare i turisti e viaggiatori?

Etica di viaggio: rispetto in primo luogo

Leggo ovunque si parli di viaggi, che si tratti di internet o di carta stampata, in italiano preferibilmente ma sempre più spesso anche in inglese. Leggo i post e, se ci sono, amo leggere i commenti e le discussioni che ne derivano. Mi affeziono a certi argomenti, spesso agli autori, e mi appassiono quando qualcuno si pone su un piedistallo e pretende di essere “migliore” o elargisce giudizi sulla base di una singola esperienza, spesso riferita e non vissuta. Date una letta a questo “diario di viaggio in Thailandia“, senza però farvi prendere dallo sconforto o dall’ansia, la Thailandia non è come è stata descritta dal malcapitato turista autore di questa recensione.

Etichette, la base del razzismo

Un passo indietro: non amo le etichette, che in realtà reputo più idonee a classificare i capi d’abbigliamento che le persone. In molti siti sembra invece fondamentale identificarsi come viaggiatori per prendere le distanze dai turisti. Mi domando “perché?” e non so darmi una risposta, non trovo una motivazione plausibile che spinga obbligatoriamente a voler far parte di una categoria rispetto ad un’altra. Che male c’è a desiderare una vacanza? Io non mi considero un “viaggiatore ma un turista che ama viaggiare e che nel tempo ha imparato a rispettare i paesi che visita e le culture dei popoli che abitano quei luoghi. Cerco di arrivare informato alla mia meta in modo tale da “entrare” facendo meno rumore possibile, consapevole comunque che ogni persona ha un impatto ben più forte di quello che possa immaginare, economico in primo luogo, culturale subito dopo.

Per spiegarmi senza annoiarvi troppo faccio con voi una semplice considerazione: turista o viaggiatore, in vacanza o per lavoro, chiunque arrivi in un certo posto ha inevitabilmente l’effetto di movimentare capitale monetario. Ne consegue, per la legge di mercato di domanda/offerta, che quella destinazione si trasformi per adeguarsi alla crescente richiesta e aumentino i prezzi per coprire le spese affrontate per adeguarsi e i costi maggiorati li affrontano non solo i vacanzieri ma anche la gente del posto che qualche volta si trova costretta ad adottare espedienti e… si potrebbe andare avanti all’infinito. Oltre alla questione monetaria, chi viaggia impone involontariamente anche cambiamenti di tipo culturale visto che costringe la gente del posto a relazionarsi con lingue e modi d’essere diversi dal proprio e a fornire al cliente quello che si aspetta di ricevere.

Tutto corretto in un ciclo evolutivo inevitabile ma non dovremmo cercare di capire a cosa ci troveremo di fronte piuttosto che pretendere che chi ci ospita sappia a priori cosa vogliamo e chi siamo?

Ecco quindi 2 prime considerazioni pratiche e semplici per chi dovesse decidere di venirmi a trovare da questa parte del mondo.

Andrea scritto con caratteri tailandesi sulla sabbia, chiaro no?

La lingua. Molti problemi di chi arriva in Asia sono proprio comunicativi. Non dovremmo mai dare per scontato che tutti parlino inglese. Come non è vero per il nostro “Bel Paese” non lo è per le altre parti del mondo. Qui, oltre alle difficoltà che in certe zone ancora si hanno per la più elementare alfabetizzazione, imparare una lingua straniera non significa solo apprendere e memorizzare suoni nuovi ma anche una grafia diversa. Capita spesso, ad esempio, che i tassisti non capiscano dove vogliamo andare e non sappiano neanche  leggere l’indirizzo se scritto con caratteri occidentali. Che siate in Cina o in Cambogia, procuratevi l’indirizzo di dove siete diretti scritto nella lingua del luogo. Più per accattivarvi la simpatia della gente del posto che per comunicare realmente, cercate anche di imparare qualche semplice parola nella lingua locale: di certo la gente apprezzerà lo sforzo e sarà ben disposta a cercare di capirci.

Le mance. Da bravi italiani siamo poco abituati a lasciare la mancia, spesso vero salario per i lavoratori asiatici. Ovviamente non sto dicendo che sia un obbligo. Un esempio pratico: Spa tailandese per massaggio – costo medio per 2 ore di thai massage 400 baht (pari al cambio attuale a circa 10 €) in camera privata (credo in Italia sia circa 5 o 6 volte più caro) – il massaggiatore riceve circa 50 baht per la prestazione e se va bene a fine giornata ha massaggiato 4 persone (8 ore di lavoro non proprio leggero) per 200 baht totali. Il suo far bene il massaggio è di certo in previsione di soddisfare il cliente e quindi di ricevere una mancia; a casa ha probabilmente dei figli e deve mandare ai genitori i soldi a fine mese (non c’è un sistema pensionistico o di assistenza sanitaria); inoltre visto che vive in una paese turistico i prezzi tendono ad aumentare continuamente anche per lui (vedi sopra). Lasciare la mancia pertanto non è solo indice di gradimento del servizio ricevuto ma è un vero e proprio retribuire. Ho letto recentemente che una ventina di anni fa dare una mancia a Bali era considerata un’azione offensiva; vi assicuro che non è più così. Inoltre, il trattamento ricevuto in seguito sarà migliore e potrete anche evitare che cerchino di fregarvi per arrotondare il guadagno.

Interno di un hotel di Bangkok

Concludo questa prima manciata di considerazioni dicendo che incontro spesso giovani che hanno ribrezzo ad essere considerati turisti e si autoincensano come viaggiatori senza accorgersi della tristezza che si portano appresso con i loro zaini e la loro strafottenza. Sono uno che va spesso controcorrente e vivendo qui mi imbatto quotidianamente con chi ad ogni costo deve vantarsi di aver risparmiato e passa tutto il tempo con altri viaggiatori a parlare di viaggi, senza guardare neppure in faccia il cameriere che si fa il c@#o (scusate l’espressione) per rendere piacevole il suo ca@#%ggiare e alla fine la mancia non la lascia e forse si lamenterà pure che in quel posto hanno cercato d’imbrogliarlo.

Tenete gli occhi aperti perchè il “pacco napoletano” (e non me ne vogliano i partenopei per l’accostamento) ve lo posso rifilare ovunque, non c’è bisogno di farsi 10 ore d’aereo.

TrippAsia o Trippansia?

Dall’accettare di scrivere il mio ABC all’entrare a far parte della famiglia di Trippando il passo è stato breve. E se io mi sono lasciato travolgere dall’entusiasmo della Signora Trippando, lei, da brava padrona di casa, mi ha subito rilanciato la palla chiedendomi di scegliere un titolo per la rubrica.

Che responsabilità!

Chi sono l’ho già detto; posso solo aggiungere che sono un tipo da Xanax: sempre iperattivo, dormo poco e l’indecisione è spesso mia compagna nel quotidiano, che si tratti di viaggi oppure no.

Potrò sembrarvi sciocco ma credo che dare un nome sia sempre una scelta importante. Il nome ci identifica e caratterizza e, nel caso di una rubrica (come anche per un blog o un sito), è anche una sorta di biglietto da visita che dice al lettore cosa lo aspetta se decide di andare a curiosare fra le pagine di un certo autore.

Non ho avuto dubbi nel pensare che la rubrica dovesse in qualche modo ricollegarsi a Trip, motivo del mio esser parte del gruppo; visto che m’era presa un po’ d’ansia, sorridendo e schersandoci sopra ho pensato “Trippansia”. Ovvio che poi si sia insinuata l’indecisione.

Di cosa parlo quando mi racconto? Di Thailandia, di Bangkok, di sudest asiatico, di una vita quotidiana in oriente. Ed ecco qui che a Trippansia s’è affiancato TrippAsia.

Gloria a proposito dell’ansia ha giustamente sottolineato “Chi non ne ha prima di partire?”. Io di sicuro sì, ma poi, alla fine, trovo sempre il giusto rimedio per vincerla. Prenotare ora o aspettare l’offerta che forse uscirà domani? Fare programmi dettagliati oppure lasciarsi trasportare dal momento? Volare con la compagnia di linea famosa o optare per il low-cost di una sconosciuta airline locale? Tutti ci danno soluzioni e suggerimenti ma nessuno ci parla mai dei dubbi e dei problemi.

Alla fine ecco che non ho dovuto scegliere fra TrippAsia e Trippansia: Silvia ha trovato la soluzione TrippA(n)sia!

Mi racconterò di tanto in tanto lasciando che sia il mio vivere a oltre 8.000 chilometri di distanza dall’Italia a fare da filo conduttore e cercando di condividere utili informazioni, banali considerazioni e, qualche vota, provocazioni. Non è forse essere informati e sapere che c’è qualcuno che c’è già passato il primo passo per vincere le nostre ansie? Io credo di sì, e voi?

Da Bangkok a Trippando: Andrea ha detto sì

Dopo il suo ABC travolgente e la mia “propostaccia” di diventare co-blogger, è arrivato in tempi da record il sì di Andrea Bicini, che qui si presenta. E’ ufficiale, scriverà anche lui su Trippando. Un’altra domanda per te Andrea: quale sarà il nome della tua rubrica?

L’imbarazzo di dover raccontare in poche righe chi sono non lo vincerò mai. Dire che sono Andrea potrebbe essere sufficiente, mi renderebbe unico nell’essere uno dei tanti. La mia storia recente mi ha reso expat o più precisamente emigrato visto che sono partito per Bangkok senza un vero contratto in mano e senza tutti i vantaggi di chi viene trapiantato da un’azienda, accettando una sfida contro la mia italianità: dalle colline umbre alla Thailandia il percorso non è stato lineare ma ha attraversato diversi paesi e città. Questa strampalata avventura dura oramai dal 2008 e non sembra destinata a terminare Nostalgico sentimentale sempre pronto ad intraprendere una nuova avventura: le mie passioni per la buona cucina, gli animali, la lettura, il cinema e, ovviamente, i viaggi sono ciò che ogni giorno mi fanno uscire di casa con il sorriso. Dimenticavo: segno zodiacale Leone, dice tutto, no?