Il Monastero di S. Croce del Corvo è un’oasi di pace e silenzio, un luogo presso il quale si può anche andare in villeggiatura e mi piace, non a caso, usare questo termine un po’ desueto, che forse appartiene all’epoca dei nostri nonni, perché lo trovo consono a questo tipo di ambiente: qui si può venire per ritrovare se stessi, per fare esercizi spirituali, per meditare e riflettere. Gestito dai Padri Carmelitani Scalzi, è circondato da un parco immenso popolato di numerose essenze arboree e erbe aromatiche. Con alcune di queste i Carmelitani preparano saponi, bagnoschiuma, profumi…
Chi segue i miei post su Trippando e non si è perso quelli sul mio blogtour a Bocca di Magra sa che io qui ci son stata per anni in ritiro quaresimale con l’oratorio. E quindi tornarci, sebbene in tutt’altra veste, mi ha suscitato inevitabili amarcord… eppure c’erano un sacco di cose che non sapevo di quel posto e diverse angolazioni da cui non l’avevo visto…
Prima su tutte dalla terrazza collocata in alto e questo è stato lo spettacolo che si è presentato ai miei occhi… peccato per la giornata uggiosa.


Non avevo mai fatto la passeggiata nel parco situato dietro il monastero, non avevo mai visitato le porte risalenti ad epoche diverse, di cui una araba e l’altra romanica; né fatto il percorso del rosario…

Né sapevo del crocefisso del “Cristo Nero” che si trova nella cappella situata all’inizio del sentiero che porta alla spiaggia, affiancata ad una torretta fortificata dell’anno 1000. “Si vede proprio che sono una pessima lucchese” – penso tra me e me – “come ho fatto a non arrivarci prima?”Dal momento che il 14 settembre è l’esaltazione della S. Croce e a Lucca si va ad adorare il Volto Santo che è praticamente uguale alla croce che ho di fronte…
O forse è una di quelle cose che a 13/14 anni ti dicono e ridicono, ma poi te ne dimentichi per forza di cose…

Ignoravo totalmente che Dante avesse fatto una “toccata e fuga” da queste parti, e da quanto si narra Dante avrebbe lasciato a Frate Ilaro – colui che gli aprì la porta del monastero – un manoscritto dell’Inferno pregandolo di inviarlo a Uguccione della Faggiola. Ma c’è chi dice che siano solo leggende medievali e che la lettera sia solo un’invenzione…

Una giornata uggiosa, vi dicevo all’inizio. Oddio a pensarci beve proprio nera. Ma alla fine il sole, proprio quando siamo scesi sulla terrazza a mare, ha voluto far capolino regalandoci per qualche minuto dei contrasti di colore da restar impressi nella mente e nel cuore.

Sarà solo un caso?

Il
State con noi… Vi mostreremo in tempo reale foto e dettagli del luogo!!!








Passando dai crostini da prepararsi da soli e le coccole (pasta fritta) alla farina di ceci con prosciutto toscano.
Assolutamente toscanissimi i primi: il menu degustazione comprende “gnudi” al pomodoro, tagliatelle al cinghiale (esiste qualcosa di più toscano del cinghiale?!) e pici salsiccia e tartufo. Mi dispiace non avere foto. Ma questi primi per me ed il consorte sono stati un abbaglio. Un’illuminazione. ci siamo come isolati dall’allegra compagnia. Marco si era da poco addormentato. E mangiavamo. E mangiavamo. Ed i vassoi finivano, come calamite, verso di noi.
Sapete per cosa era l’olio al rosmarino? Per la tagliata di manzo e per piccole lombate di cinghiale cotte alla brace. Ovviamente la provenienza è a km superzero: Castelfalfi…
Non ci siamo fatti mancare davvero nulla. E non posso non consigliarvi di andare a mangiare un pò di Toscanità al Rosmarino di Castelfalfi, anche perchè i prezzi sono assolutamente umani: antipasti sotto gli 8 euro, primi a meno di 10 euro e secondi tra i 9 e i 15 euro. Consigliato, consigliato consigliatissimo.

Seguiteci!