L’ABC da spiaggia della Dani…

gabbiano

A come anabbronzante. Esatto, avete capito. Purtroppo la mia pelle è talmente bianca che mi costringe ad usare quel tipo di crema antiscottature che si, non ti fa bruciare ma nemmeno abbronzare, quindi Anabbronzante.

B come borsa, ovvio. Sono una donna ed in quanto tale attratta dalle borse, anche quelle da mare, spesso con colori improponibili. Ne ricordo una bellissima, molto anni ’80 di plastica, con l’acqua colorata sul davanti e dei trashissimi pesciolini colorati che galleggiavano. Adoro questo tipo di cose.

C come caldo, perché alla fine io in spiaggia ci sto proprio poco e se ci sto sono a mollo. Non riesco a stare ferma sotto al sole in stile lucertola, forse è anche un po’ colpa del punto A.

D come Doposole. Non credo ci sia altro da aggiungere….

E come Estate. (accidenti quanto è scontato il mio abc…)

F come first kiss. Come in un romanzetto da adolescenti ebbene anche io il mio primo bacio l’ho dato al mare, in spiaggia, che la sabbia e la vergogna si confondevano insieme…

G come gesso. Penso di essere tra le poche ad aver affrontato un’intera vacanza al mare con il gesso alla gamba…che comunque portò bene.. (vedi F)

H no vabbè, l’acca la salto…

I come Isola. Un’ isola qualunque insomma perché mi piace l’idea di delimitazione. Mi da sicurezza…

L come lungomare perché è pieno di gente, perché di solito la passeggiata sul lungomare si fa la sera quando è fresco, quando l’ abbronzatura risalta meglio…(per chi ha un’abbronzatura, ovvio)

M come Marina di Grosseto e Bagno Moderno ovvero l’unica spiaggia che mi ha accompagnato dai 10 ai 18 anni. Il fatto che adesso non esista più mi ha molto rattristato e  l’idea di non poter tornare fra quegli ombrelloni navigando nei ricordi mi fa sentire un poco persa.

N come nuoto. Magari non ci crederete ma la sottoscritta  oltre a saper nuotare nemmeno troppo male, adora stare in ammollo, anzi, è forse il motivo principale per il quale ancora scelgo il mare per le mie vacanze.

O come ombrellone. Scontato forse ma per me vitale e importante.

P come pesce. La c di cibo era occupata e comunque la P  rende di più perché se sono al mare e ne ho la possibilità io mangio pesce. Sempre. Per altri cibi c’è l’inverno.

Q come “ma quante lettere ha l’alfabeto?” sono cose che ti chiedi solo quando stai facendo un ABC di questo tipo….

R come…Racchettoni!!! Sfido chiunque a non avere a casa, in cantina, almeno un paio di racchettoni. Nella mia cantina ci sono, di legno e coi manici rosa fucsia; credo facciano parte del set trash anni ’80 insieme alla borsa della B.

S come Sardegna. Quel mare li non lo batte nessuno così limpido e trasparente che dopo, inevitabilmente, fai confronti con altre spiagge e vince sempre lei. Sardegna meno Vip chiaramente.

V come Vieste. Perchè c’è il mare, lu sole e lu jentu….e la burrata!!

Ecco, questo è il mio ABC della spiaggia, più o meno…spero vi abbia almeno fatto sorridere.

#ABCspiaggia di Gabry

A come afa, quella sensazione di caldo pesante che da un lato ti da fastidio e dall’altro può essere piacevole se abbinata a un leggero venticello ma anche come abbronzatura, l’effetto collaterale immediato dello stare sotto il sole.

B come bambini, perchè non c’è mare senza bambini intorno che giocano con paletta e secchiello e fanno schiamazzi.

C come conchiglie, di tutte le fogge e di tutti i colori da scovare sotto la sabbia e collezionare ma anche come cavallucci marini, uno dei tanti esseri marini che popolano il mare e che più mi affascinano.

D come doccia, obbligatoria dopo una giornata in spiaggia e come dolce far niente sotto l’ombrellone.

E come esplorazione, perchè in spiaggia è tutta una scoperta e un’avventura soprattutto se si è bambini dentro.

F come festa in spiaggia, per divertirsi tutti insieme con musica, balli e giochi.

G come granelli di sabbia, impossibile contarli tutti tanto sono piccoli e infiniti.

H come H2O, la formula dell’acqua in cui immergersi per un bagno rinfrescante dopo essere stati sotto il sole.

I come isola, perchè il mare più bello è quello della mia isola, la Sicilia.

L come lungomare dove adoro fare lunghe passeggiate al tramonto.

M come medusa, che ogni tanto mentre nuoti ti ritrovi in acqua e allora esci dall’acqua immediatamente pensando a un’invasione di meduse.

N come nave che spesso vedi spuntare all’orizzonte e ti sembra quasi vicina ma in realtà è lontana.

O come oro, il colore della sabbia quando è baciata dal sole.

P come pesci, quelli che da bambina provi a pescare con tutti i mezzi, compresi bacinella e canna da pesca, ma non c’è niente da fare, non abboccano.

Q come quantità eccessiva di costumi perchè non c’è anno che non compri un costume nuovo.

R come raggi del sole che ti accarezzano la pelle e ti riscaldano il cuore.

S come scogli dove all’inizio è difficile camminare anche con la scarpe ma poi ti abitui e vai senza.

T come tuffo, il modo migliore per entrare in acqua senza tentennamenti e per farsi ammirare.

U come Urca, sono in vacanza!

V come vento che modella la sabbia a piacimento.

Z come zanzare, fastidiose senz’altro ma fortunatamente non so per quale motivo a me non si avvicinano.

 

Invito altri cinque blogger a sbizzarrirsi scrivendo il proprio ABC di spiaggia.

@PatatoFriendly

@bimbieviaggi

@sarapepper

@83saretta

@Valuita

L come Libri… di viaggio, in viaggio…

A volte tra trippando’s blogger c’è telepatia. Qualche giorno fa Sara ha chiesto, sulla Pagina Facebook di Trippando (a proposito, la seguite, vero? sennò cliccate qui!) qual era il nostro libro di viaggio preferito. Ecco. Alla lettera L del mio lentissimo ABC dei viaggi ho sempre pensato alla L di libri.

europa

Innanzitutto perchè un libro è, in sè, un viaggio. Un viaggio con la fantasia. Un viaggio metafisico. Di qualsiasi argomento tratti (io leggo romanzi, non saggi politici, eh!) è un viaggio in un’altra dimensione o epoca. E’ conoscenza di personaggi affascinanti ed intriganti. Ma io ho la fissa dei viaggi. E, da un pò, mi è venuta la “lettura tematica”. Ovvero: compro e leggo libri ambientati in zone del mondo che in quel dato periodo mi affascinano. Ho avuto il “Periodo Sudamericano“. E chi meglio di Isabel Allende riesce a descriverlo? Valparaiso… mi sembra di esserci stata decine di volte! Inutile dire che mi sono “bevuta” tutti i suoi romanzi in un’estate o poco più. Poi c’è stato il “Periodo Afghano“. Da quando ho scoperto Il Cacciatore di Aquilone (il migliore, quanti pianti!) ho iniziato a leggere romanzi su romanzi ambientati nella martoriata terra di vento e passione. Indubbiamente è “causa” di un libro -La Bastarda di Istanbul- il mio grande desiderio di visitare la città più occidentale d’oriente (o più orientale d’occidente). E’ meraviglioso come un libro ti possa portare con sè, montare su un aereo e in men che non si dica farti atterrare nel suo mondo. Che incanto! un altro libro mitico è l’unico che ho letto due volte. Consecutive, ovvero, appena l’ho finito, l’ho ricominciato da capo. Si tratta di Venuto al Mondo, di Margaret Mazzantini. Non ci si può non innamorare della sua Sarajevo. Bombardata, martoriata. e tuttavia piena di fascino ed amore.

Ma questi sono i libri che tengo sul comodino o che leggevo (l’imperfetto si riferisce all’epoca ante-Marco) sotto l’ombrellone.

Ci sono anche i libri in viaggio. Quando sono on the road non riesco a concentrarmi su un romanzo e mi rifiuto di leggere giornali e riviste (il mio precetto è che in ferie si stacca dal mondo!). Allora ci sono le guide: leggo e rileggo di luoghi già studiati prima della partenza. Leggo storia, curiosità, imparo tutti i ristoranti della zona… una mania! Non vi dico quanto mi sfotte l’ingegnere… Ogni tanto prende la guida che sto leggendo e m’interroga. Risate! Io non sono mai preparata (leggo, leggo ma poi mi ricordo solo quello che la mia mente vuole!) e lui mi fa: “Sei sempre con la guida in mano e non l’hai ancora imparata!”. Beh, se non era un personaggio, non era il mì marito!

Ma questi sono i libri. Poi c’è IL libro. Me l’ha regalato la mia mamma per Natale qualche anno fa. Indubbiamente il regalo più azzeccato di sempre. Si chiama “Europa, le strade del sogno” ed è un volume pressochè enciclopedico. Ha percorsi fantastici (cioè: fattibili, ma soldi e ferie permettendo… sono io che ci fantastico su!) ed immagini meravigliose. Lo sfoglio ogni tanto. Quando davvero vorrei ma non posso. Di quei libroni mi ce ne vorrebbe uno per ciascun continente. Ma, chiuso il libro, l’effetto placebo può durare qualche minuto. Una mezz’ora al massimo. Ma non è il viaggio. Non è esperienza. I libri aumentano ancora di più la voglia di viaggio. E allora, via a programmare una nuova partenza!

E voi? Che rapporto avete con i libri di viaggio e in viaggio?

A B C di Carnevale

ALLEGRIA. Tutto al mondo è follia, ma non l’allegria. Federico II di Prussia

Il mio, è un carnevale che ricorda nomi strampalati di dolci tipici del periodo… non ce ne sono per tutte le lettere…

Nelle mancanti, alloggerò qualche piccolo pensiero su questa festività dell’anno che io non ho  mai amato tantissimo.

Adoro invece cadere i coriandoli dall’alto

Bugie, Bocconotti, Bombe, Bugnes, Orecchiette

Castagnole, Churros, Chiacchiere, Cenci, Cicerchiata, Crostoli, Caragnoli, Ciambelle, Cattas, Cannoli, Cenci, Chifelini, Cicerchiata, Cruspole, Cartellate

DOLCI: Più felici sono coloro che vivono giorno per giorno come i bambini, portando a spasso le loro bambole che svestono e rivestono, girando con gran rispetto intorno alla dispensa dove la mamma ha rinchiuso i dolci, e quando infine riescono a ottenere quanto desiderano, lo divorano a piena bocca gridando: “Ancora!”.

Johann Wolfgang GoetheI dolori del giovane Werther, 1774

ECCESSO: Il saggio per eccesso di saggezza diventa un folle.

Ralph Waldo EmersonSaggi1841/44

Frittelle di riso, Farsi, Frappe, Fritole, Friciò, Ferrata, Farrata

Galani, Grostoli, Graffe, Gnocculi

Intrigoni

Krapfen

Lattughe

Mpagnuccata

Nodini, Nacatole

Origliette

Pignoccata, Pampuglie, Panzerotti

QUARESIMA: segue sempre il carnevale

Rosacatarre, Ravioli

Sfince di San Giuseppe, Sfrappole, Struffoli, Berlingozzo, Schiacciata fiorentina, Stroccafusi, Sfrapole, Scorpelle, Seadas, Scorrezione

Taralli al Naspro, Tortelli, Trizzas

UMORISMO: Fatevi venire o, se lo avete già, coltivate il senso dell’umorismo. C’è tanto da ridere al mondo.

Cesarina VighyL’ultima estate, 2009

VOLTI:  Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti - L.Pirandello.

Zeppole di San Giuseppe: per me il dolce di carnevale più buono.

Qui la ricetta 
http://smemmestime.blogspot.it/2012/03/zeppole-di-san-giuseppe.html

Chi vuol esser lieto, sia: Del doman non v’è certezza  - Lorenzo de’ Medici

Rallegratevi!!

Cuor contento, Dio l’aiuta

…..laura

L’ ABC del carnevale

                                 Image      

                                              In foto le mie frittelle di carnevale

Dalla A alla Z il mio carnevale:

A come Allegria

B come Burattini

C come Coriandoli

D come Dicono che a carnevale ogni scherzo vale!

E come Ed io quest’anno da cosa mi travesto?

F come frittelle e frappe.

G come Graziosi bambini con i vestitini di carnevale.

H come Ho spesso fatto indigestione di dolci a carnevale.

I come I carnevali più belli d’Italia come Venezia, Viareggio ed Ivrea.

L come Lorenzo de Medici perché è nella sua Firenze nel XVI secolo che la festa del carnevale in Italia raggiunse il massimo splendore.

M come Martedì grasso che è il culmine delle celebrazioni carnevalesche.

come Nizza perché qui a carnevale si svolgono le caratteristiche battaglie di fiori, bellissime!!!

O come Olandesina, un mio vecchio vestito da carnevale di quando ero piccina.

P come Parate di carri allegorici.

Quaresima dopo il carnevale.

R come Roma, è nell’antico mondo romano che ha origine il nostro carnevale.

S come Sfilate variopinte con musica e colori!

T come Trombette.

U come Usanze folcloristiche che rendono questa festa la più colorata dell’anno facendo tornare tutti un po’ bambini!

V come Vorrei, in queste occasioni, tornar bambina.

Z come Zorro il vestito più banale che ho sempre visto per i maschietti.

A B C del Carnevale… di Saryna

Appena la Signora Trippando ci ha proposto l’ABC del carnevale non ho esitato un attimo e  subito mi son messa tirar giù idee su idee, questo perché il carnevale da sempre suscita in me sensazioni contrastanti: da un amore infantile e iniziale al totale rifiuto adolescenziale e poi di nuovo l’innamoramento. Pertanto l’ABC che segue è quello di una persona che il carnevale l’ha conosciuto (almeno quello più vicino a me, quello viareggino), amato, detestato e poi amato di nuovo apprezzandone il potere terapeutico in quasi trenta anni di vita fino a sentire oggi la mancanza del carnevale rionale della Darsena viareggina come purtroppo accadrà in questo 2013. Quanto tutto ciò possa avere a che fare con i viaggi, non lo so, se non dirvi… se non conoscete Viareggio sperimentatela in questo periodo, in un fine settimana di corso mascherato, forse la troverete più affascinante che in piena estate.

Sara damina (1)

A come Asilo. Il primo luogo in cui ho conosciuto il carnevale: disegni colorati, feste in maschera e genitori che preparavano scenette comiche in vernacolo che dai 3 ai 5 anni non avresti potuto capire, ma a riguardarle qualche anno dopo… beh, quante risate!

B come Burlamacco. La tipica maschera viareggina, dall’inequivocabile costume rosso e bianco. Il simbolo di Viareggio.

C come Carri, quelli della tradizione viareggina o come  i “cenci”, altrove conosciuti come “chiacchiere”… fatto sta che quelli di nonna sono a dir poco squisiti e tipicamente carnevaleschi.

D come Darsena, il cuore del carnevale rionale viareggino, al quale però in questo 2013 dovremo tutti rinunciare. Infatti per motivi in primo luogo economici il cosiddetto Carneval Darsena non avrà luogo. Ma anche come damina, uno dei miei primi vestiti di Carnevale.

E  come Estate, o meglio principio d’estate. Sarà l’allegria del carnevale, sarà che Viale Mazzini a Viareggio è sul mare, ma quando la Pasqua è alta e i corsi mascherati sfociano nel mese di marzo, se si è fortunati e il sole fa capolino viene proprio un’irrefrenabile voglia di estate.

F come Fuochi d’artificio. La fine del carnevale viareggino era ed è contrassegnata da uno spettacolo pirotecnico “coi fiocchi”. Da piccola era la domenica in cui partivamo tutti e quattro in auto (mamma, papà, mia sorella ed io) nel tardo pomeriggio e ci posizionavamo con l’automobile “aldilà” del molo. Più precisamente sempre in Darsena, di fronte al mare, e ammiravamo un spettacolo che poi ci serviva tutto l’anno per dire più o meno così: “Eh, certo, dopo aver visto i fuochi di Viareggio, quelli di Santa Croce proprio non gli legano neanche le scarpe, fanno bene i viareggini a prenderci in giro…”

G come Giovani dentro. Il carnevale è una di quelle feste da “giovani dentro”. Non importa l’età anagrafica, ma ci si può divertire molto andandoci oltre i cinquanta (i miei genitori, ad esempio, non rinunciavano mai ad un riso di mare o a un fritto misto al Carneval Darsena, fin tanto che è stato possibile), e lo si può odiare a venti o trenta anni…

H come “ho trovato il vestito giusto”. Trovare il vestito giusto per travestirsi a carnevale non è una cosa da sottovalutare… anche perché non si può andare vestiti “da civili” (così dicono di noi lucchesi i viareggini nei loro sfottò), i miei erano spesso cuciti a mano da mia zia o da mia nonna, prima di approdare a quelli “di pelo” acquistati nei negozi vari, anche se, ad esser sincera, mi ricordo che per il primo “vestito di pelo” ho comprato il pezzo in un negozio di scampoli e me lo son fatto fare su misura da una sarta.

I come Infanzia. Il carnevale mi riporta lì non solo nei ricordi, ma anche in uno degli abiti che indosso negli ultimi anni per le feste di carnevale. Un travestimento da infante con grembiulino rosa, ciuccio fuori misura, codine e lentiggini per una parodia della bambina birbante e dispettosa dell’asilo.

L come Leccornie. In una famiglia tradizionalista come la mia, a me e mia sorella erano concesse grandi scorpacciate nel periodo carnevalesco, a continuazione di quello natalizio, perché poi per i 40 giorni della Quaresima ci voleva il fioretto… e generalmente riguardava sempre la rinuncia a qualche dolcetto certamente superfluo.

M come Martedì grasso. Ufficialmente ultimo giorno di Carnevale. Da “bimbette” potevamo andare ai rioni, ma a mezzanotte a casa che scoccava il Mercoledì delle Ceneri. A Viareggio se ne son sempre infischiati e non a caso il carnevale continua almeno fino alla prima o seconda domenica di Quaresima. Altro che calendario ambrosiano…

N come Non: “non mi piace”, “non lo sopporto”, “Non lo reggo”. Sì, lo ammetto, ho passato anche questa fase in cui del carnevale ne avrei fatto volentieri anche a meno. Anzi, diamo proprio che lo detestavo: schiume, coriandoli e stelle filanti che ti restano addosso finché non entri sotto la doccia… per un’adolescente un po’ troppo sulle sue – diciamocelo – non era proprio il top!

O come Oratorio. Lì per anni la festa di carnevale è sempre stata d’obbligo. E organizzarla sempre un gran divertimento.

P come Pierrot: maschera triste lo so, eppure l’ho adorata quando me l’hanno comprata. Ma anche come Pentolaccia, gioco tipico che appartiene ai ricordi delle feste dell’asilo, ma anche a quelle un poco più recenti dell’oratorio.

Q come “Quanto mi sono divertita stasera!”. Quando mia sorella ha sentito dirmi questa frase, ha capito che era riuscita nei suo intento… e nelle lettere che seguono capirete meglio perché.

R come Rioni. Oltre alla Darsena ci sono il rione del quartiere Marco Polo e il rione della Croce Verde. Sono quei luoghi in cui ho imparato a divertirmi di nuovo e ad amare il carnevale dopo un periodo di forte apatia. Grazie a chi ve lo spiego nella prossima lettera.

S come Sorella. Amante costante del carnevale come nessun altro in questa casa, mia sorella è riuscita a farmi innamorare nuovamente del carnevale intorno al 2004/2005 trascinandomi con i suoi modi un po’ rustici, ma sempre efficaci ai rioni viareggini, “in mezzo alla bolgia”, come si direbbe da queste parti. Balli per strada, tanta allegria contagiosa, a niente serve vederlo con occhi malevoli o sospetti… tutto sta alla testa…

T come terapia. Sì, per me il carnevale è stato una terapia anche se non l’avrei mai detto.

U come Ultimamente. Perché è ultimamente che – forse proprio grazie a Trippando – mi è venuta voglia di un giro per i carnevali del mondo. Proprio ultimamente. Prima no, mi accontentavo del “nostro”.

V come Viaggio con la fantasia. La sfilata di maschere e di carri nient’altro è che un grande viaggio, non fisico, ma figurato ovviamente, un viaggio nella nostra società, nella nostra cultura, nel passato e talvolta nel futuro.

Z come Zucchero filato. Altro dolciume concesso esclusivamente a Carnevale.

ABC del Carnevale

Collage ABC Carnevale

A come Arlecchino

B come Balanzone

C come Colombina

D come Dosseno

E come Ernesto (più maschera di quello…)Dj Ernesto

F come Facanapa

G come Gianduia

H come Homer (Simpson, il migliore…)

I come Isabella

L come Leandro

M come Meneghino

N come Nannu

O come Ordem e Progresso, quindi Brasile

P come Pulcinella

Q come Quasimodo (…si, proprio lui, il Gobbo…)

R come Rugantino

S come Scaramuccia

T come Truffaldino

U come Uomo Selvatico

V come Venezia

Z come Zanni

Questo è il mio ABC del Carnevale…

Perchè per me il Carnevale è solo e soltanto quello della Commedia dell’Arte, con qualche puntatina qua e là in giro per il mondo.

…e basta!!!

Pace e bene…

L’ABC del Carnevale della Signora Trippando

Questa degli ABC è ormai una sorta di mania. Ma, comunque, anche un modo divertente per sviscerare un argomento alla A alla Z. Tra poco è Carnevale, quindi… vai con l’ABC del Carnevale!!

ABC del Carnevale

A come Arance. Le famose protagoniste del Carnevale di Ivrea. Quest’anno ci sarà anche un’inviata speciale di Trippando… ma questa è un’altra storia. Mi mette un pò paura-fastidio l’idea di prendere ed essere presa ad aranciate… ma una volta -almeno- nella vita voglio provare quella sensazione. Adesso, però non sono ancora pronta, eh!

B come Battaglia di Coriandoli. Non so a voi, ma dalle mie parti le mamme incitavano sempre i bambini a fare “la battaglia di coriandoli”… mica tanto educativa, eh!

C come Coriandoli. Li ho sempre e di gran lunga preferiti alle stelle filanti. Anche se sono una ammasso vagante di allergeni.  E infatti mi fanno starnutire da matti!

D come Darsena. E’ il rione di Viareggio dove il Carnevale impazza dal venerdì successivo al giovedì grasso fino alla notte del martedì grasso. Divertimento assicurato!

E come Eccesso. Il carnevale è un eccesso. Di cibo (soprattutto dolci). Di musica. Di allegria.

F come Freddo. Mascherati o no, se ne patisce sempre un pò a Carnevale. Ma si patisce volentieri!

G come Grasso. Martedì grasso. Giovedì grasso. Per Carnevale tutto diventa grasso (anche noi!!).

H come Ho voglia di Carnevale. Una voglia inevitabile, a partire dal giorno dopo l’epifania. Altro che tutte le feste le porta via… le fa iniziare!

I come Insolito. A Carnevale chi si maschera cerca sempre qualcosa di insolito. Mai qualcuno che voglia fare l’Arlecchino!

L come Lampadario. Dovessi mascherarmi adesso, da grande. Vorrei mascherarmi da lampadario. Semplice, insolito… carino, no?

M come Musica. E’ bellissima la musica del Carnevale. Quella di Viareggio, poi… strepitosa!

N come Nostalgia. Del Carnevale di quand’ero bambina.

O come Occhio. Occhio a non farsi pestare i piedi da gente i preda alla musica. Occhio a  non finire sotto i carri. Occhio, insomma… le distrazione sono tante!

P come Pioggia. Il principale nemico (sempre in agguato) del Carnevale.

Q come Quando scendi dal carro si va a casa. Il tormentone di quando al Carnevale di Vecchiano mi accompagnava il mio babbo. Lui fermo a parlare e io tutto il pomeriggio sullo stesso carro. Oddio, succedesse adesso, qualcuno chiamerebbe il telefono azzurro!

R come Rumore. Perchè non solo di Musica è fatto il Carnevale…

S come Spray. Le bombolette malefiche e anti-ambiente con cui bambini e anche grandicelli imbrattano la gente. Io odio!

T come Trattori. Quelli che trainano i carri allegorici. Rumorosi e puzzoni. Ma se usassero dei mezzi meno inquinanti non sarebbe meglio?

U come Unico. Davvero unico il mio vestito da Pu-Pazza di neve. Peccato che andassi alle Elementari e che nessuno dei miei amici lo capisse. e poi, che noia doversi muovere con una scopetta cucita sul fianco!

V come Vino. Ai carnevali rionali serali di Viareggio ne scorre a fiumi. Tal quale o sotto forma di sangria. Riscalda e rallegra.

Z come Zucchero filato. Onnipresente al Carnevale, come a tutte le feste e fiere, non mi è mai stato comprato, da bambina, con la scusa che “faceva male ai denti”. Ma fa allegria!! E anticorpi!!

Questo è il Carnevale dalla A alla Z secondo me. E il vostro? Siete tutti invitati a scriverne uno. I co-blogger, ovviamente! E poi: chi ha un blog, può pubblicarlo sul proprio blog, inserendo, se vuole, un link a questo articolo, così, anche noi lo “registreremo”, e aggiungendo, magari, l’immagine creata appositamente da Ernesto De Matteis. Chi non ha un blog, può invece inviare il suo “ABC del Carnevale alla Signora Tippando (silviaceriegi@gmail.com), che provvederà a pubblicarlo su questi schermi.

Non si vince nulla (c’è ancora da “decidere il vincitore dell’ ABC dei viaggi!!), ma ci si diverte!

Per approfondire l’argomento “Carnevale”:

[Carnevale 2013] Tutti i temi e le date del Carnevale in Italia

[Carnevale 2013] Carnaval Brasileiro…

[Carnevale 2013] Vecchiano e il carnevale dei bambini

I come Isole

Più pigro che mai, il mio #ABCviaggi continua. Siamo alla lettera I e non ho alcun dubbio su il che per me I è I come Isole.

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Da diversi anni a questa parte, infatti, non passa estate senza che prenda un aereo o traghetto e sbarchi su di un’isola. La cosa non è voluta, ma la statistica parla da sola. Ci dev’essere qualcosa, come una calamita, che mi attrae verso le isole. Quale, non ha importanza. Per quanto tempo, nemmeno. Purchè sia isola.

L’anno appena trascorso la protagonista della nostra estate è stata l’Elba. Un’isola che sia io che il DottIng avevamo vissuto da ragazzi, quando nemmeno ci si conosceva. E’ stato bello riviverla da genitori. Scoprire che è un’isola formato bambino. Ed è stato divertente passare davanti ai locali (sono sempre gli stessi!) che avevamo frequentato anni e anni fa. Ricordare gli aneddoti. Ridere di com’eravamo.

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Andando indietro con gli anni, bisogna saltare il 2011: ho trascorso un’estate con una pancia immensa e quella “tranvata” che è Marchino che ci ballava dentro. Non potendo andare su di un’isola, me la sono portata in casa, sul portatile che poggia (quando non si mangia) sul tavolo di cucina. La mia isola del 2011 è stato Trippando: rifugio contro il calore, la noia, i piedi gonfi…

L’Isola del 2010 è stata la Sardegna. Dopo aver accettato di sposarmi (poverino, gli asciughiamo il sudore?), ho dovuto cedere ad Enrico ed accondiscendere alla Sardegna. Non che dobbiate asciugarmi il sudore per la fatica, ma, sinceramente, non era tra le mie priorità e non mi ha entusiasmato. Per le solite questioni di ferie, siamo andati la seconda settimana di settembre. Un pò a Pula, un pò a Sant’Antioco. Quoto Pula, un concentrato di storia (nel paraggi c’è la colonia fenicia di Nora) e mare splendido, mentre non posso dire altrettanto di Sant’Antioco, che a settembre si spopola e diventa un mondo morto. Ora, non che io sia una da discoteche e nottate fino all’alba… Ma almeno una passeggiata post-digestione posso farla, in vacanza, con qualche negozio o bar aperto?

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La Tripp-Isola del 2009 è stata invece Mljet, la dolce Isola di Meleda, in Croazia. Quella dove, narra la leggenda, Ulisse sia stato tenuto prigioniero da Calypso. Un’isola verde, selvaggia. Per più di metà tutelata come Parco Nazionale, è un luogo del cuore. Uno di quei posti ancora al di fuori del turismo di massa. Nel bellissimo Hotel Odisej eravamo gli unici italiani. Da urlo!

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Andiamo ancora indietro… E’ il 2008. La nostra isola è stata Ischia, per una settimana assolutamente low cost: viaggio in treno + traghetto, spostamenti all’interno dell’isola con i pullman. Pensione semplice ma gustosa. E, la seconda settimana di settembre, un caldo degno di nota! 450 euro a persona da quando siamo usciti di casa a quando ci siamo rientrati. E una settimana in famiglia. Perchè gli ischitani di accoglienza se ne intendono!

Il 2007 ci ha visti nella nostra amata Croazia, dove ha fatto da regina l’Isola-Non-Isola di Krk, collegata alla terraferma da un ponte. E poi le Isole Incoronate: suggestive, affascinanti, meritano assolutamente una gita se siete dalle parti di Zara o di Murter! Rimarrete a bocca aperta e non vorrete più tornare a casa.

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E poi… e poi… ci sono tante altre Isole nel mio cuore. E tante, ancora, da visitare… e voi? Avete delle Isole nel Cuore?

Continuate a seguirci!

Avete già letto le altre lettere del mio #ABCviaggi?  Eccole:

A come Aereo    B come Boat Trip    C come Camera…d’albergo…    D come Dormire (poco) in vacanza     E come Enrico     F come Fame…da Viaggio     G come Guida    H come Ho perso la coincidenza

[Speciale Natale 2012] L’ABC del Natale

Dato che ho un debole per gli ABC, accetto però con piacere l’invito di Micaela di “Le M cronache” ed eccomi qui, alle prese col mio ABC del Natale.

Christmas Ornament

A come Abete. Per me l’albero addobbato è lui e solo lui. Mi piace vero, anche se quest’anno abbiamo ceduto ad un bellissimo sintetico. Con un quindicimesenne in casa, non avremo potuto fare altrimenti!

B come Babbo Natale. E’ lui, il vecchio barbuto, l’anima del Natale per tutti. Credenti o non credenti, grandi o piccini, tutti siamo affascinati da lui!

C come Candele. Quest’anno con l’albero finto e, perdipiù, senza luci per non dar modo a Marco di attaccarvicisi, le mie luci di Natale sono le candele. Sanno di inverno, di caldo… di Natale!

D come Doni. Il modo più elegante, almeno qui in Toscana, di chiamare i regali. Mi piace dire “doni”. Mi sa di prezioso. Chissà cosa s’immagina Marco quando gli dico che tra poco “Arriva Babbo Natale  a portare i doni!”

E come E elfi, gli aiutanti di Babbo Natale. Come potrebbe, da solo, preparare i regali per per tutti i bambini del Mondo, senza il loro aiuto?

F come Famiglia. Il Natale fa famiglia. A Natale le famiglie si riuniscono, si ritrovano. Da quando c’è Marco sono contenta che arrivi il Natale: voglio fargli sentire tutto l’amore del mondo. Perchè il Natale è la festa della famiglia. Ma, soprattutto, dei bambini!

G come Germania. Per me, il paese del Natale. La fortuna di capitarci, per uno scambio culturale al liceo, all’inizio dell’Avvento, si è portata dietro tradizioni varie. La mitica Weihnachtspyramide ed i Lebkuchen, che i dizionari traducono come “panforte”, ma sono in realtà biscotti morbidi speziati.

H come “Ho rotto una palla!”. Non so da voi, ma da me non passa Natale senza pronunciare questa mitica frase!

I come Idee. Perchè a Natale deve averle anche chi di solito non ne ha. Per i regali, per gli addobbi… Idee, idee, sempre idee…

L come Luci. Ce ne sono tante. Forse troppe, negli ultimi anni. Quqndo ero piccina, c’erano solo fuori dai negozi. Ora (quasi) tutte le case ne hanno. Io no. Per me il Natale è dentro. E le luci sono, spesso, un pò kitch. Sono sofisticata, lo so…

M come Marco. Il mio Natale.

N come Nonni. Quelli che sono (quasi) sempre mancati nei miei Natali di bambina.

O come Oro. Il colore del natale secondo la mia mamma. Anni fa la chiamavamo “Re Mida” perchè ad inizio dicembre riempiva la casa di bombolette di tinta coloro oro ed andava a caccia di pigne di vari tipi e misure, rami di magnolia. Poi dorava tutto. Tutto! Da quando c’è Marco le abbiamo inventato la scusa che “se si mette qualcosa di dorato in bocca, gli fa male”… e lei, tristemente, ha riposto la tinteggiatura… ma gli addobbi rimangono!

P come Punta. Dopo aver fatto l’albero, si usa anche in casa vostra di metter la punta? Beh, in casa mia non stava mai dritta, non era mai delle dimensioni giuste… L’ho abolita, potevo?

Q come Quadri. C’è stato un periodo, quand’ero piccina, in cui la mia mamma addobbava anche quelli. Oh my God!

R come Rovaniemi. Il paese di Babbo Natale. E’ lì, al Circolo Polare Artico, che mi aspetta. Prima o poi ci andrò!

S come Slitta. Come farebbe babbo Natale senza?

T come Torrone. Quando è troppo morbido, quando troppo duro: quando si mangia il torrone, da me, c’è sempre da dire qualcosa!

U come Uno. Meno male che il Natale viene una volta l’anno!

V come Vischio. Fa Natale, ma a me non piace!

Z come Zampognari. Adesso non si usano più, ma quando ero piccina bastava andare poco prima di Natale a Lucca e si sentiva il suono delle loro zampogne che li anticipava, nel loro incedere lento. Erano una tradizione che sta andando persa. Però mi mettevano tristezza. Non so perchè.