Il Salento dalla A alla Z – di Paola Russo

Tutti gli ospiti son graditi. Paola Russo lo è di più. E’ una lettrice di Trippando della prima ora. Ci ha regalato un racconto meraviglioso sull’India che, se non avete letto, vi invito a leggere. Insomma, una Viaggiatrice ed una Donna come ce ne sono poche. Aprire la posta e trovare un suo regalo come quello che state per leggere non ha prezzo. Leggetela, non vi deluderà!

Prendo in prestito e mi faccio ispirare dall’idea di Silvia sull’ABC Viaggi, per costruire un mio personale percorso alfabetico sull’ultimo viaggetto estivo, fatto in compagnia del mio compagno Marco, in Salento, ultima settimana di agosto. Prima di cominciare, andateci, è un posto meraviglioso. Poi, ABC….

A come acqua. L’acqua del Salento è verdissima, pulita, cristallina. Molto spesso è bassa quindi si può camminare per metri e metri dal bagnasciuga, e questo è bello anche per i bambini che si divertono un sacco. Non solo i bambini…

B come barocco. Il barocco leccese ha una caratteristica particolare, che è quella di essere esagerato. La mia Lonely Planet cita il viaggiatore Thomas Ashe, che la visitò nel XVIII, definendola “la città più bella d’Italia”, mentre il marchese Grimaldi dichiarò che la facciata di Santa Croce gli faceva venire in mente “l’incubo di un pazzo”. A me sono piaciuti il colore della pietra, la morbidezza dei ricami e delle preziosità, la ricchezza delle decorazioni. Non solo a Lecce, ma anche nella stupenda Galatina, che forse è più racchiusa e raffinata.

C come cozze gratinate. Noi le abbiamo mangiate in un ristorante a Soleto che si chiama “Sole Griko”. Sono grandi, ripiene di mollica di pane e parmigiano, e saporitissime. Mi sono rimaste nel cuore, ma assolutamente non sullo stomaco! Ancora a proposito di cozze, rimarchevole è il piatto pugliese riso patate e cozze, la tiella, anche nella sua variante leccese di “taieddhra”, con l’aggiunta di zucchine.

D come dolce. Il dolce tipico leccese è un “pasticciotto” di pasta frolla ripieno di morbida crema. Una delizia per il palato. Mi ha ricordato il “bocconotto” tipico di Maratea, ma quello contiene anche l’amarena, che non mi piace.

E come eccezione. Un ristorante che non ci è piaciuto, a Lecce. Ma forse queste sono cose da TripAdvisor, e infatti abbiamo provveduto a fargli una recensione negativa. Aspettare più di un’ora per due primi mentre tutti gli altri tavoli venivano prontamente serviti ci è parso un po’ esagerato, con la scusa poi che si fosse persa la nostra comanda…

F come frantoio ipogeo. Cioè frantoio sotterraneo. Ne abbiamo visitato uno a Gallipoli, che nel XVI e XVII sec. era importante per la produzione di olio “lampante”, che veniva usato per illuminare le strade delle principali città europee.

G come Gallipoli. La città si trova sulla costa ionica, e ci si arriva superando la “parte nuova” che è inquietante, soprattutto per la presenza di uno strano palazzone modernista che sembra lo schermo di un vecchio computer, insomma orribile. Poi arrivi all’isoletta dove si trova la città vecchia, attraversi il ponte che la collega alla terraferma, ti immergi nel dedalo di viuzze piene di palazzi barocchi, negozietti di souvenir, ristorantini, chiese in pietra rosa, ed entri in un’altra dimensione. Noi abbiamo visitato Gallipoli in una giornata di vento forte, e quando da una viuzza giungi verso la spiaggia della Purità, hai un colpo al cuore, per la linea curva e perfetta del seno omonimo, e per il colore del mare in tempesta.

H come hotel. Non servono, in fondo, qui in Salento. L’ospitalità dei b&b, anche di quelli più semplici e spartani, è perfetta. Il nostro, non mi stancherò mai di ripeterlo, era ottimo. Il suo sito web, purtroppo, non gli rende giustizia, www.olimia.it. A meno che non vogliate andare in uno di quei stupendi relais ricavati dalle vecchie masserie, allora immagino che vi potreste trovare in paradiso in terra. Ne ho visti alcuni per strada…

I come immagini. Sono quelle che ti rimangono attaccate agli occhi. La campagna fatta di terra rossa, ulivi e muretti a secco, masserie, strade che la attraversano a perdita d’occhio, poi improvvisamente la macchia verde-blu del mare, dietro una duna. Ho amato molto la strada che conduce a Otranto, è bellissima e dritta, immersa in questa campagna ricca di uliveti, e nessuna fotografia riesce davvero a renderne la serenità e l’ordinata bellezza.

L come Lecce. La prima sera c’era la festa di S.Oronzo, con un’atmosfera molto allegra e un po’ caciarona. Luminarie, bancarelle, festa di piazza. In altre situazioni abbiamo avuto modo di entrare nei vicoli e di ammirare tutto quel barocco eccessivo ma bellissimo. In particolare, l’aspetto scenografico della piazza del Duomo, che sembra davvero una quinta teatrale, è stupendo, soprattutto di notte.

M come musica della tarantola. Il tarantismo è un aspetto molto particolare della cultura salentina, nato dalla convinzione che i contadini che lavoravano nei campi e venivano morsi da una tarantola fossero poi tenuti in schiavitù dal canto del ragno, il suo “cantum tempore”. Ci sono tante leggende sul tarantismo, in questa che è anche terra di maghi, “macare” e fattucchiere. Oggi c’è la Notte della Taranta, che si tiene ogni anno a Melpignano e che celebra attraverso la contaminazione con altre musiche del panorama etnico internazionale la potenza dell’abbandono totale e dionisiaco alla musica. Noi eravamo lì proprio nel periodo della notte della taranta, ma ci siamo tenuti lontani dal frastuono e dal suo richiamo anche un po’ modaiolo.

N come nonsense. Troviamo divertentissimo il nonsense della viabilità complanare pugliese. Viabilità di servizio, complanari e indicazioni quantomeno ambigue. Insomma, bisogna proprio dotarsi di una cartina stradale per viaggiare in auto senza sbagliare diecimila volte strada! Marco era contentissimo della sua cartina, e la dominava in scioltezza!

O come Otranto. E’ la città di cui mi sono innamorata. Ci siamo andati due volte. Il primo giorno il caldo era torrido, e girare a mezzogiorno per le bianche stradine del centro storico è stato un po’ stressante. Ma la sosta sulla spiaggetta vicinissima al centro è stata rinfrancante. Il secondo giorno è avvenuta la scoperta. A parte il castello famosissimo, quello che ha dato il nome a tutta la letteratura “gotica” con il Castello di Otranto di Walpole, a parte i vicoletti bianchi stretti e costellati di raffinatissimi negozietti, a parte gli scorci di mare che ogni tanto ti aprono il cuore, uscire all’aperto di una sorta di piazza-terrazza sul mare, lucida e liscia di pietra e battuta dal vento, è stata un’esperienza bellissima. Poi era pomeriggio, e la luce era particolarmente favorevole, un po’ obliqua. Amore assoluto.

P come come puccia. E’ la più famosa forma di pane salentino, cotta in forni di pietra alimentati a legna, a base di grano duro e lievito madre. Ha una forma di pagnotta molto arrotondata e gonfia, del diametro ci circa 20, 25 centimetri (per 200-250 grammi di peso). Noi l’abbiamo mangiata a Gallipoli, e il non troppo simpatico gestore della puccerìa si è stupito che volessimo farla farcire con così poca roba. Marco ci ha fatto mettere funghi di ogni genere, ed io mozzarella e carciofini. Ok, io sono intollerante al glutine, ma buona!

Q come questo Salento, un posto da visitare per scoprirne le numerose bellezze…

R come rustico leccese. Non è l’unica cosa da citare della cucina salentina, ma a noi è piaciuto particolarmente, e lo abbiamo mangiato due volte in una specie di fast-food a Galatina dal nome improbabile, Pizza-Mania. Il rustico è un disco di pasta sfoglia fragrante e delicata, con un ripieno di pomodoro, mozzarella, salsa bechamel e un po’ di pepe. Semplice e buonissimo allo stesso tempo.

S come Soleto. E’ un piccolo paesino dove abbiamo soggiornato per sette notti in un b&b delizioso condotto da una signora ancora più deliziosa, Dolores, che ogni mattina ti fa trovare a colazione un dolce diverso, “Oli Mia”, che in grecanico significa “Insieme a noi”. Soleto fa parte dei comuni della Grecìa Salentina, una sorta di bizzarra “isola linguistica” nel cuore del Salento, dove ancora si parla (e si insegna nella scuola elementare) un dialetto neo-greco, il grecanico o griko.

T come Torri. Sono le torri di avvistamento. Il Salento, esposto da sempre alle scorrerie dei pirati, ma anche agli assalti degli eserciti invasori, si chiude in una fitta rete di torri, castelli e masserie fortificate. Basta fare un giro lungo la litoranea per rendersi conto delle decine e decine di torri che svettano solitarie sul cocuzzolo della roccia che precipita in mare. Già nell’antichità romana il fenomeno della pirateria non era sconosciuto e già allora si cominciarono a prendere le dovute misure lungo la costa. Il fenomeno assume però rilievo notevole nel XV e XVI secolo. Tra il 1558 ed il 1567, per far fronte alle continue scorrerie si realizzano in tutto il Sud 339 torri e nella sola Puglia 96: 16 in Terra di Bari, 80 in terra d’Otranto, un’area molto più vasta, come si sa, rispetto alla attuale Provincia di Lecce. Questo excursus storico per arrivare ad oggi, che le torri sono utilizzate per identificare alcune fra le spiagge più belle del Salento. Noi siamo stati a Torre dell’Orso, sulla costa adriatica, a Torre Colimena- Torre Lapillo, e a Torre Chianca, sulla costa ionica. Mare splendido, dovunque.

U come Uliata. La puccia salentina, che nella versione con l’aggiunta di olive nere (cellina di Nardò in salamoia rigorosamente col nocciolo), “Puccia cu l’aulìe” (o Uliata) assume la declinazione più tradizionale e più saporita. Con le olive (sempre rigorosamente con il nocciolo) ho mangiato un’altra cosa buonissima, una pagnottina dal colore un po’ aranciato di cui però non ricordo il nome, forse “mpilla”.

V come vento. Ne abbiamo cominciato a subodorare la forza quando, durante uno splendido concerto nel chiostro del Palazzo della Cultura a Galatina, ha cominciato ad alzarsi, potentissimo e accompagnato da sibili, creando trambusto, disturbando l’esecuzione dei musicisti (soprattutto la bravissima clarinettista il cui vestito, insieme all’equilibrio psichico, era in preda al caos più totale). Nei giorni successivi è stato prima vento da sud- est, che rendeva problematico stare in spiaggia sulla costa adriatica, poi vento da ovest, che rendeva problematico stare in spiaggia sulla costa ionica. Ma in Salento, proteso tra due mari, c’è sempre un’alternativa…

Z come Zollino, e come zia. L’uscita di Zollino era tra quelle che vedevamo sempre, e ci piace il nome di questo posto, dove però non siamo mai stati! La seconda z, quella di zia, riguarda me, e il mio amore fulminante, da un anno a questa parte, per il mio strepitoso nipotino Fabio, a cui ho comprato, sulle bancarelle della festa di S.Oronzo, a Lecce, un bavaglino con la scritta made in Salento “beddhru della zia”.

Con Yltour in Salento. Per riscoprire il piacere di dipingere. In masseria, nel centro storico, sulla spiaggia.

Ylenia Sambati, titolare di YLTOUR, è già stata ospite di Trippando un pò di tempo fa, con un guest post sul suo Salento. Oggi vi propongo con piacere un itinerario-percorso-esperienza di viaggio unica, grazie alla quale Ylenia vi farà assaporare il ritmo delicato del Salento. Tra pennelli, fornelli, buon vino e Barocco.

Il bello di questa vacanza è che è si può fare SEMPRE: primavera, estate ed autunno sono i mesi dell’anno in cui la Puglia ed il Salento esprimono la loro luce migliore, in cui concedersi una passeggiata in bici tra le campagne profumate dalle spezie e dipingere è davvero un’emozione senza pari.

Ci si incontra in terrazza al tramonto, per l’aperitivo, sorseggiando un calice di bianco mentre si illustrano i dettagli di questo tour incredibile, dai tratti surreali. Dolce vita, mare, buon cibo, atmosfera.Per lasciarsi abbracciare dalla terra che sempre più conquista registi, attrici, capi di governo. Allora perché non dipingerla?

Questa è una “vacanza artistica”, progettata per soddisfare tutti i livelli di pittura e ogni età dei partecipanti. Può essere adattata a qualsiasi esigenza individuale. I corsi si svolgono per l’intera settimana o per il weekend durante tutto l’anno. Nel periodo primaverile e durante l’estate, i corsi si tengono principalmente all’aperto, negli esterni di alcune splendide Masserie, nelle piazze di alcuni piccoli paesi, così da poter cogliere gli scorci dei centri storici più suggestivi.

I corsi sono tenuti da un Maestro locale che segue con cura e dedizione ogni allievo, per trasmettere con sapienza la tecnica e la passione per questa bellissima disciplina.

 Quello che segue è uno scorcio tipico di una di queste vacanze così originali, che per ora mi a raccontato Ylenia, ma alla quale spero presto di poter prender parte.

Venerdi

Nel pomeriggio è previsto l’arrivo in Masseria, una splendida casa di campagna  del ’700, ristrutturata secondo lo stile country-chic del salento, che ha mantenuto intatto il colore della pietra e l’atmosfera semplice e palpabile ad ogni singolo passo. I fiori, gli alberi d’ulivo, l’orto, l’aia, la cucina padronale a vista, il profumo delle spezie. Un vero incanto per pittori in cerca di ispirazione.

All’arrivo, ci sarà un aperitivo “al fresco”, a base di prelibatezze rustiche e calici di vino. Per i più esigenti, da non perdere il massaggio a base di olio d’oliva, nell’attesa che la cena venga servita.

Sabato

Subito dopo la prima colazione, corso di acquerello in masseria (gli accompagnatori potranno rilassarsi in piscina o concedersi una bella passeggiata lungo il viale degli ulivi in bicicletta). Durante la lezione, saranno sempre servite frutta fresca e biscottini. Il pranzo, a base di piatti della tradizione, sarà preparato dalla dolcissima Mamma della casa di campagna. Nel pomeriggio, passeggiata nel bel centro storico di Lecce, con “degustazione” del rustico leccese e giro tra le botteghe dell’artigianato e alcuni splendidi cortili. Prima di cena, sarà d’obbligo un calice in uno dei famosi gourmet bar della bella città, per scambiare due chiacchere sul corso e sulle emozioni provate. Anche la cena sarà organizzata nel centro storico delldi Lecce.

Domenica

La prima colazione sarà servita nel giardino della Masseria, prima del trasferimento in una bellissima casa di campagna, dove si terrà la seconda lezione di pittura.

Un posto altrettanto incantevole, in cui sarà servito un buffet salentino tra le piantine di pomodori e le foglie di tabacco essiccate al sole. Nel pomeriggio, ci sarà una breve visita nel centro storico di Gallipoli (città di pescatori e di mare), per degustare una granita al caffè con panna sul lungomare e salutarsi prima del rientro.

Per informazioni e prenotazioni potete scrivere a Ylenia: info@yltourcongressi.com

Scrivi e vinci la Puglia: il racconto di Lucrezia Laschi

Ecco il nono racconto che ci è pervenuto per partecipare al nostro contest “Scrivi e Vinci la Puglia” a tema “Una Vacanza natural-gastronomica in Puglia”.

La mia vacanza in Puglia: il Salento

 La nuova meta vacanziera per i giovani in Italia. Ormai da diversi anni viene così definito il Salento: un terra resa famosa dall’ormai celebre trittico “lu sule, lu mare, lu ientu”, dal suo cibo e dalla sua ospitalità.

Ma nel Salento c’è di più, molto di più. Questo ho scoperto nelle due settimane trascorse vicino a Gallipoli, per la precisione a Santa Maria al Bagno, la scorsa estate. Complice il clima piacevole (non eccessivamente “salentino”, ovvero afoso) e soprattutto una compagnia affiatata di amici, posso dire di aver trascorso uno dei periodi più spensierati degli ultimi anni e il Salento è stato indubbiamente il palcoscenico ideale su cui allestire questa vacanza dai risvolti inaspettati. Ma andiamo con ordine.

Spiagge scogliose e incontaminate, un sentiero nel bosco lungo il quale è possibile imbattersi in una torre medioevale posta a picco sul mare. Questo è ciò che ci siamo trovati di fronte il secondo giorno dal nostro arrivo e la località di cui sto parlando è Porto Selvaggio, comune di Nardò, con Torre di Santa Maria dell’alto: un parco naturale in cui rilassarsi lontani dalla calca estiva a volte troppo presente sulle coste salentine. Un luogo in cui veramente si può godere della triade sopra citata in piena tranquillità lasciandosi cullare dalla frescura dei pini marittimi e dalle onde del mare cristallino; spiaggia consigliata caldamente agli amanti dei luoghi “selvaggi” appunto, poco modificati dalla mano dell’uomo, in cui poter stare a contatto con la natura.

 E dopo aver trascorso un pomeriggio in questo luogo paradisiaco perché non esplorare i piaceri della tavola che questa terra offre? Rientrati nella nostra villetta a Santa Maria al Bagno, dopo appena un’ora dalla esplorazione del parco, la fame già iniziava a farsi sentire. Per porre rimedio nessuna tappa poteva essere migliore della panetteria collocata nella piazza centrale di Santa Caterina, paesino accanto a Santa Maria al Bagno, dove poter comprare squisitezze caratteristiche del Salento come pucce, frise, rustici (indubbiamente i miei preferiti) oltre a torte salate, pizze e focacce. Cena da papa assicurata con poca spesa e pancia piena!

Ma come poter parlare del Salento senza citare il vero gioiello di questa meravigliosa terra? Noi abbiamo dedicato un’intera giornata alla visita della città di Lecce e non consiglierei di passarci meno tempo … Magari con una sosta in uno dei numerosi ristorantini di pesce del centro. Un amico tempo fa mi disse che i pugliesi definiscono questa città come “la Firenze del Sud”. E a ragione del resto. Il primo spettacolo che colpisce è il colore dell’arenaria che si fa vero protagonista del centro cittadino: una roccia dal colore caldo e accogliente che con la pioggia assume sfumature inaspettate, quasi che la pietra riuscisse a passare dall’imitazione della sabbia a quella della madreperla delle conchiglie abbandonate sulla rena. Passando per le strade e le piazze principali, dal Duomo dell’Assunta, dalla Basilica di Sant’Irene, da piazza Sant’Oronzo, dove per altro sono situati gli scavi romani all’aperto, è inevitabile non godere della ricercatezza architettonica e stilistica delle facciate, dello stile barocco non appesantito da addobbi superflui e reso ancora più godibile dalla luce che tutto emana.

“Chi lo sa se questi luoghi avranno memoria di me. Se le statue, le facciate delle chiese, si ricorderanno il mio nome. Voglio camminare un’ultima volta per queste strade che mi hanno accolto tanti anni fa quando tutti mi chiamavano “la toscana”. Voglio vedere le pietre gialle, tutta quella luce che ti toglie il respiro. Se le strade conserveranno il rumore dei miei passi. La mia città, la città di Lecce, la devo salutare prima di partire.”

Non penso di poter aggiungere altro a queste parole pronunciate nel monologo finale di un bellissimo film qui ambientato: “Mine Vaganti” di Ferzan Ozpetek. Parole capaci di esprimere l’attaccamento che la città di Lecce ispira per la sua bellezza e luminosità.

Tra cibo, cultura e natura c’è però sempre posto per del sano divertimento! E allora tutti a tuffarsi dagli scogli sotto il ponte del Ciolo! Località vicina a Santa Maria di Leuca resa nota appunto per scogli alti ma accessibili dai quali i più coraggiosi si lanciano dando vita a vere e proprie sfide per la medaglia di miglior tuffatore. La spiaggia consiste di una lingua poco ampia solitamente molto affollata nei mesi estivi, ma il mare profondo e trasparente e la fantasia dei lanci dalle vette scogliose assicurano ore di assoluta spensieratezza, specialmente per i più giovani. Qui sopra ho nominato un altro paese molto conosciuto: Santa Maria di Leuca. La nota meta di pellegrinaggi caratterizzata dallo stile moderno della cattedrale e della piazza centrale, entrambe di recente costruzione, altro non è che il punto di confine tra i due mari che avvolgono la regione pugliese. Osservando bene si può infatti notare la linea formata dalle boe divisorie tra Mar Ionio e Mar Adriatico, oltre a rimanere affascinati dal bellissimo faro, il più meridionale dell’Italia continentale, che si staglia bianco e solido verso il cielo. La giornata passata in questi due luoghi non si poteva concludere meglio se non con una visita e una cena in un altro paese caratteristico e accogliente: Otranto. Qui il bianco delle case, per non parlare delle forma di queste, può veramente far pensare di camminare per un paesino greco. L’atmosfera calda e gioiosa di questa località ci ha accompagnati per tutto il sabato sera qui trascorso, facendoci così eleggere Otranto come una delle mete turistiche salentine più adatte ai giovani insieme a Gallipoli … E indubbiamente uno dei luoghi in cui abbiamo mangiato meglio nelle due settimane pugliesi! Caldamente consigliati gli spaghetti ai ricci di mare, per me una scoperta, assaporati personalmente nel ristorante “Miramare”, uno dei primi incontrati sul lungomare del bel paesino. E di certo a questo punto non posso aver nominato Gallipoli senza parlare delle splendide spiagge che abbiamo scoperto tutto intorno alla cittadina: il perfetto connubio tra natura, grazie ad un mare splendido a dir poco e a fondali sabbiosi e chiarissimi, e organizzazione turistica. Mi riferisco in particolare alla possibilità di fare l’aperitivo di fronte ad uno romantico tramonto sul mare grazie alle strutture messe a disposizione in spiagge quali “Picador” e “Makò”: musica e divertimento assicurati in tutto e per tutto!

Ma se Gallipoli e Otranto sono state da noi elette come località più adatte ai giovani, le Maldive del Sud non possono non vincere la palma di spiagge più godibili, comode e belle del litorale salentino. Perché questa scelta? Anzitutto per la facilità con cui si possono raggiungere, anche dalla zone di Gallipoli in cui noi avevamo casa per il periodo di vacanza, per i grandi parcheggi, a pagamento ma pur sempre comodi, e per l’ampiezza della spiaggia, elemento di certo da non sottovalutare. Anzi, noi abbiamo preso in considerazione così seriamente le caratteristiche da me elencate al punto di tornarci per ben tre volte nell’arco di due settimane! E del resto ciascuna di queste tre volte nessuno di noi è rimasto deluso grazie alla sabbia fina e chiara, al mare caldo e bellissimo come sempre nel Salento … e infine grazie all’abbronzatura fenomenale che queste spiagge ci hanno assicurato!

Come penso abbiate notato non è mia abitudine dilungarmi nella spiegazione di dettagli sia per la paura di risultare tediosa, sia per lasciare ai lettori la curiosità di andare a esplorare questi luoghi meravigliosi che hanno impresso un tatuaggio ormai permanente sulla mia dura pelle di viaggiatrice. Motivo per cui ho voluto descrivere i luoghi a mio avviso più significativi della bellissima esperienza trascorsa la passata estate. A tale proposito approfitto di questo spazio per ringraziare i miei meravigliosi compagni di viaggio: Caterina, Niccolò, Giulia, Elisa, Alessandro, Eleonora, Dalia e Claudio. Grazie a voi il ricordo di questa esperienza mi fa ogni volta emozionare e pensare a quanto sono stata fortunata ad aggregarmi al gruppo, inizialmente di conoscenti, alla fine di amici.

Al blog http://trippando.wordpress.com e al sito http://www.pizzicatobeb.com/ và infine un sentito grazie per avermi spinto con questo concorso a cimentarmi nuovamente nella scrittura, si spera con risultati accettabili, dopo tanto tempo.

 Lucrezia Laschi

Scrivi e vinci la Puglia: il racconto di Annalisa Borrelli (Parte Seconda)

Ecco la seconda parte del quarto racconto che ci è pervenuto per partecipare al nostro contest “Scrivi e Vinci la Puglia” a tema “Una Vacanza natural-gastronomica in Puglia”.

Abbiamo iniziato il nostro tour il giorno dopo. Sveglia all’alba, colazione in bar e poi partenza. Ci teneva a farmi assaggiare i pasticciotti. Troppo buoni per poterli descrivere! Per capire occorre solo mangiarli!

La prima tappa è stata Porto Cesareo. Mare stupendo. Acqua cristallina. Sabbia bianchissima. Dune ricoperte da una fitta vegetazione di macchia mediterranea. Mentre ci dirigevamo verso sud, verso Gallipoli, alla mia destra potevo ammirare l’azzurro del mare, alla mia sinistra le distese di ulivi secolari recintati da muretti a secco e con, di tanto in tanto, qualche pagghiara, tipiche costruzioni rurali del Salento.

Da Gallipoli a Santa Maria di Leuca ad ammirare il punto in cui i due mari si uniscono. Dal Capo di Leuca abbiamo iniziato la salita del tacco d’Italia. La costa alternava tratti sabbiosi a scogliere a tratti con macchia mediterranea.

Fino a raggiungere Castro, dove ho potuto visitare la grotta della Zinzulusa, una grotta marina.

Raggiungiamo Otranto che era ormai sera.

- Hai idea di cosa sia la Notte della Taranta? –

- Ne ho sentito parlare –

- Bene. A Castrignano stasera ci dovrebbe essere una tappa del tour. A Melpignano invece si tiene il concerto finale. Ti ci porto. Ti piacerà. –

Arrivati a Castrignano vengo di nuovo rapita da quella musica. Stavolta inizio a muovermi anch’io al ritmo del tamburello, era impossibile non farlo! Saltello, prima timidamente, poi più sicura di me. Un passo avanti, uno indietro. Mi lascio trasportare, ancora e ancora, sempre più veloce… fino a quando non cado a terra sfinita. Una musica liberatoria! Volgo lo sguardo altrove. Ronde di ragazzi che ballano intorno ad una tanica di vino e lui, lui che balla la Taranta intorno ad una ragazza, simulandone il corteggiamento.

Passiamo la notte dormendo in un sacco a pelo. In una campagna. Lui suona la chitarra. Qualche pezzo di Battisti, De Andrè, De Gregori… Io guardo le stelle fino a quando non mi addormento. 

Il giorno dopo ci rimettiamo in viaggio tornando sulla costa. Passiamo dai Laghi Alimini a Torre dell’Orso. Ci fermiamo per fare un bagno e rinfrescarci. Ci addentriamo verso Ostuni, la Città Bianca. Mangiamo qualcosa al volo in una rosticceria. Non c’era tempo per fermarsi a mangiare con calma in una trattoria. Le cose da vedere erano ancora tante!

Io prendo un rustico, poi il secondo, poi il terzo! Uno tirava l’altro! Lui dei calzoni. Il tutto accompagnato da un buon vino locale, il Negroamaro!

Da Ostuni si ritorna sulla costa. Bagno nel pomeriggio per poi ripartire verso Polignano a Mare. Anche qui ad ammirare la bellezza delle grotte marine. Decidiamo di passare la serata a Bari, dove i Folkabbestia, un gruppo locale di musica folk, avrebbero tenuto un concerto. Ceniamo con un panino e salsiccia cotta alla brace. Anche qui la gente fa baldoria. Iniziamo a ballare anche noi in mezzo la mischia. Non vedo più lui. Mi guardo intorno. Lo cerco con lo sguardo. Non c’è. C’è. Così vicino. Così lontano. A ridere e scherzare con non so chi.

Il tour è continuato per altri due giorni. Da Bari verso il Gargano. A Monte Sant’Angelo per ammirare lo splendido panorama che offre. Poi Vieste e Peschici. Qui ci siamo fermati a parlare con dei pescatori del posto, due fratelli, i quali ci hanno ospitato a pranzo. Anche loro, come i miei nonni, non vedevano l’ora di farmi assaggiare le specialità culinarie preparate dalle loro mogli. Un pranzo che bastava per sfamare un intero esercito, o forse no, cosa dico? di più! Forse per risolvere anche la fame nel mondo!  Ovviamente esagero! Ma era giusto per dare l’idea di quanto ben di Dio ci fosse quel giorno su quella tavola!!! Eravamo solo in due, due ospiti… ma ce n’era per trenta! Dalle melanzane ai peperoni sia sott’olio che grigliati, polpette fritte, pittule, bruschette, friselline, tarallini, cicorie lesse, giuncata, spaghetti ai frutti di mare, orecchiette con cacio ricotta e poi il buon vino! Quello di loro produzione! Li ringraziammo infinitamente per la loro ospitalità.

Nel pomeriggio riprendemmo il viaggio verso casa. Sosta ad Alberobello. Solo una parola: stupenda!!!

Ripartimmo che era già buio. Un paio d’ore ed eravamo sul mare da cui eravamo partiti. Scendiamo dalla macchina. Andiamo verso la spiaggia. Ci svestiamo e facciamo il bagno. L’acqua caldissima! Sulla pelle uno strano contrasto di temperatura creata dal calore dell’acqua e dal freddo della brezza.

In quel mare buio della notte io e lui da soli. Solo la luna ad osservarci. Ci guardiamo. Sorridiamo. Entrambi stanchi ma felici per quanto avevamo vissuto. Poi inizia a schizzarmi con l’acqua. Io mi difendo. Ridiamo. Mi spinge. Lo attacco. Mi afferra. Mi abbraccia. Mi bacia.

Questo è stato il mio coast to coast della Puglia! Una regione magica per tutto quello che offre. Dai paesaggi belli da togliere il fiato. Alla musica che ti libera dal male quotidiano. Alla cucina sana, come dice mia nonna, e buona da leccarsi i baffi… come dico io! Magica per i racconti narrati dai nonni sui folletti che fanno i dispetti. Magica per la gente che si incontra!

Scrivi e vinci la Puglia: il racconto di Annalisa Borrelli (Parte Prima)

Ecco la prima parte del quarto racconto che ci è pervenuto per partecipare al nostro contest “Scrivi e Vinci la Puglia” a tema “Una Vacanza natural-gastronomica in Puglia”.

Puglia coast to coast

Navigando su Internet, tra i tanti mila blog presenti sul web, ho trovato quello di viaggi “Trippando” http://trippando.wordpress.com/ che, in collaborazione con il Pizzicato EcO Bad & Breakfast di Vico del Gargano http://www.pizzicatobeb.com/, ha organizzato un contest con tema “Una vacanza natural-gastronomica in Puglia”. Quale occasione migliore allora per raccontare agli internauti quella che per me è stata la vacanza più bella della mia vita?

Quell’estate ero andata a trovare i miei nonni che vivono in Puglia, a Lecce. Prima di partire avevo chiesto ad alcuni miei amici se volevano accompagnarmi, ma in quel periodo, chi per lavoro, chi per altri motivi, nessuno poteva permettersi di viaggiare. Un po’ rattristata per non avere la compagnia di una mia coetanea, decido di partire comunque da sola.

Mi avevano sempre descritto la Puglia come una terra magica, selvaggia, ricca di tradizione, cultura, folklore, con gente calorosa, solare e accogliente. Quindi di sicuro non poteva essere l’assenza degli amici a frenare la mia voglia di conoscere e di partire verso questa regione del sud Italia.

Ad attendermi alla stazione di Lecce c’era mio nonno. Non lo riconoscevo più. L’ultima volta che l’avevo visto avevo solo cinque anni. Vestito di nero. Il volto segnato dalle rughe e dal sole dopo una vita passata a lavorare nei campi. Mi abbraccia. Mi bacia. Felice di rivedermi dopo tanti anni.   - Sei tutta tua madre – mi dice sorridendomi.

Mi porta a casa. Ad attenderci c’era la nonna, che intanto aveva preparato il pranzo. Anche lei così felice nel rivedermi! E anche io contenta quanto loro. Ma subito mi fa mettere a tavola. Non vedeva l’ora di farmi assaggiare le sue prelibatezze culinarie. – Oggi mangiamo minchiareddi. Li hai mai assaggiati tu? E’ una cucina sana la nostra! – mi diceva mia nonna. Li “minchiareddi” era la loro pasta fatta in casa.

- Qui è fisso. Ogni domenica, per tradizione, o si mangia minchiareddi col ragù di carne e polpette o lasagne al forno. Ma non come le fate voi! Io le ho assaggiate le lasagne che fate voi al nord. Queste sono tutta un’altra cosa. Con prosciutto, mozzarella, polpettine, uova sode. Te le faremo assaggiare! – Mi diceva mio nonno orgoglioso e fiero della sua terra. Ed effettivamente come potevo dargli torto? Con quella cucina c’era solo da leccarsi i baffi!

Arrivata sera decido di fare un giro per le vie del centro. La città per me era del tutto sconosciuta. Ma grazie alle informazioni ricevute dalla gente del posto riesco a raggiungere Porta Rudiae che, una volta varcata, mi conduceva in via Trinchese. La via era stracolma di gente. A destra e a sinistra bancarelle di ogni tipo, botteghe artigianali e ad ogni angolo un artista di strada. Non sapevo più da che parte guardare. Posavo lo sguardo su un dettaglio, su una persona, su un artista che subito dopo la mia attenzione veniva catturata da qualcos’altro. E vado avanti e vado avanti per la via. Fino a quando la mia attenzione non viene catturata da una musica che si sentiva in lontananza. Proseguo per quella direzione. La musica sempre più vicina. Eccolo lì il gruppo che canta e suona quella musica, con quel tamburello che sprigiona così tanta energia. Osservo la gente che balla al suo ritmo e l’energia sale e sale dentro me. Come se quella musica fosse anche la mia. Come se mi appartenesse e mi fosse sempre appartenuta. Rimango lì a guardare quello spettacolo per due ore. Fino alla fine. Fino a quando, tamburellisti e tarantati non erano sfiniti. Mi avvicino per lasciare una moneta.

- Grazie per esserti fermata – mi fa il tamburellista – ci hai seguito dall’inizio alla fine. –

- Grazie a voi. Mi avete tenuto compagnia. Per me è stato un vero piacere. –

- Ah! Non sei salentina! –

- No, sono qui in vacanza. –

- Ti lascio il mio contatto Facebook così se ti piace la nostra musica e ti trattieni per un po’, puoi seguire anche qualche altro nostro spettacolo. –

Mi scrive un biglietto. Lo prendo e vado via. Lo leggo una volta allontanata. Il suo contatto Facebook e sotto il suo numero di cellulare.

Continuo la mia passeggiata fino a quando, stanca, non rientro a casa.

Un raggio di sole penetra attraverso la finestra e arriva proprio sul mio viso. Mi sveglio. Sono le dieci. Apro la finestra. Un caldo torrido e afoso entra nella mia stanza. Fuori non si muove una foglia. Una calma assoluta. L’unico rumore che si sente è il frinire delle cicale. Giornata ideale per andare al mare. Ore 10.30. Il pullman che porta al mare l’ho già perso. Mi toccherà aspettare il prossimo. Prendo dalla borsa il libro così nell’attesa avrei letto. Cade un bigliettino. Lo riprendo. Il ragazzo di ieri sera. “Potrei contattarlo” penso. “Chi, meglio di lui, potrebbe consigliarmi su quali spiagge andare o su quali locali frequentare?” Gli mando un SMS.

Decidiamo di fare una chiacchierata in un bar, consumando qualcosa di fresco. Ci conosciamo. Gli parlo un po’ di me, delle mie origini, di come mi trovavo in Puglia. Mi parla di lui, di quello che fa, della sua famiglia. Gli dico che anche se entusiasta di stare qui, sono comunque un po’ spaesata. A parte la compagnia dei miei nonni, non avevo nessun altro con cui condividere le mie passeggiate, con cui avventurarmi per scoprire questa splendida regione.

- Potresti lasciare i tuoi nonni per qualche giorno?-

- Cosa? –

- Ti andrebbe di fare un giro della Puglia coast to coast? Per fare questo però ci vorrà qualche giorno.–

All’inizio un po’ spaventata ma poco dopo la voglia di conoscere e di scoprire ha preso il sopravvento.

Domani la seconda parte…stay tuned!!

Con Ylenia Sambati in Salento…a passo lento

Di nuovo un guest post. Il primo in italiano. Oggi è la volta di Ylenia Sambati, proprietaria di Yltour, azienda che organizza tour su misura in Puglia e nel Salento. A passo lento, Ylenia ci conduce alla scoperta della sua terra tra barocco, mare, buon cibo e vino, dolce vita e lifestyle.

Tutti pazzi per il Salento, terra di fuga a portata di mano, della semplicità, del suono del vento e del rumore del mare. E’ il buen retiro di personaggi provenienti da tutto il mondo – attrici, capi di governo, artisti, registi, scrittori – che sempre più spesso lo scelgono per concedersi un soggiorno riservato in masseria, o nelle dimore dei paesini delle meraviglie fatti di calce bianca e pietra leccese, circondati da profumi inconfondibili e dalle cattedrali barocche, coccolati dall’affetto della gente del posto e inebriati da ristoranti, atelier di artigiani, mercati del pesce, luminarie delle feste. Gioielli di pietra immersi tra distese di ulivi secolari, sotto un cielo blu, tra lenzuola bianche stese al sole e massaie indaffarate, a pochi passi dalle piccole chiese campestri e dalle pajare. Tutt’intorno, il giardino degli ulivi, l’agrumeto, la vigna e splendide terrazze panoramiche.

Lecce prorompe con il suo Barocco, completamente avvolta dai toni caldi della sua pietra e dall’abbondanza di motivi floreali, fregi, stemmi e animali mitologici. Tra dimore ottocentesche, palazzi di famiglie nobili e antiche case di charme, Lecce si rivela in tutta la sua bellezza sorprendente tra letti a baldacchino, soffitti in carparo e ancora pietra leccese e soffitti affrescati.

Nelle case domina il bianco, dalle pareti alla pietra a vista, dai divani color latte alle tende color kaki. Lecce e la sua pietra, unica, dal colore giallo dorato, intagliata e scolpita fino a creare avvolgenti decorazioni che ornano i palazzi del centro e ingentiliscono i balconi delle dimore antiche. Si respira un forte senso di pace (calmness) tra le vie del centro storico, che i salentini hanno dentro da sempre, insieme alla musica che naturalmente scandisce il ritmo di queste giornate assolate, tra gastronomia, arte, luce, storia e buon vino. Eventi culturali, musica, mostre e sagre molto glamour rendono questo lembo d’Italia una meta ideale al confine tra barocco, mare e campagna.

 

Al Salento è difficile resistere, è al tempo stesso selvaggio e raffinato, caratterizzato da un misticismo molto terreno e da un sole purissimo che si riflette sul mare: la sua cucina è fonte di piacere, povera ma buona, dove regnano incontrastati i primi piatti e le ricette di mare, accompagnate dalle verdure dei campi, Vini Doc e Oli Dop.

 

I colori del centro storico di Lecce sono davvero incredibili: a rendere l’atmosfera ancora più intensa il rumore delle botteghe artigianali nel centro, i piccoli bar, il profumo del caffè, i balconi fioriti ed il sorriso della gente del posto.

 

Ecco il Salento, che conquista il mio cuore ogni giorno e tutte le notti sotto le stelle.