In attesa per le Marche

In trepidante attesa per la partenza di domani: stavolta approderemo nelle Marche, una terra da noi ancora poco conosciuta.
Negli ultimi giorni mi sono divertita a scoprire la Riviera del Conero in maniera virtuale in attesa di mettere realmente piede su quella sabbia dorata, a tratti ghiaia o sassosa che si confonde nel verde della vegetazione del Parco del Conero.

riviera conero
Mare, colline, castelli ma anche cibo saranno i protagonisti del nostro weekend, si perchè non vogliamo tornare senza aver assaggiato il “Brodetto” di Porto Recanati, una prelibatezza culinaria a cui, si dice, nessuno possa resistere.

brodetto Il Nuovo Natural Village di Porto Potenza Picena ci ospiterà per due giorni con l’ intento di farci conoscere le bellezze di questa terra ai piedi del Monte Conero, in un ambiente adatto alle famiglie con bambini, direttamente su un mare insignito della prestigiosa Bandiera Blu per la pulizia delle acque e la qualità dell’ ambiente.

971748_494039657332226_247037327_n State con noi… Vi mostreremo in tempo reale foto e dettagli del luogo!!!

[I luoghi del cuore] Marche, Basilicata e queste isole che porto nel cuore

L’idea di raccontare i luoghi del cuore dei miei passati viaggi mi ha subito conquistata. Sì, perchè in ogni angolo in cui io mi sia recata ho lasciato un pezzetto di cuore. Eppure se dovessi fare una scelta, ne sceglierei tre. Meravigliosi e così diversi, in comune hanno solo il profondo contatto con la natura.

Un angolo sperduto delle Marche
La Riserva Privata di San Settimio dove ho pianto una sola volta e dove ho riso tante volte. Qui, dove tutto intorno è solo verde e distese infinite di campi, dove si respira nell’aria la pace e la tranquillità di queste nostre Marche, spesso dimenticate e invece così belle.

Riserva Privata San Settimio 2 Riserva Privata San Settimio

Dove cenare a lume di candela, sorseggiando del vino rosso e guardando, fuori dalla finestra, il cielo buio della notte. In queste case secolari trasformate per accogliere chi ci soggiorna qualche giorno, tra grosse e silenziose pietre, dove le colline si perdono, anche io mi sono persa e ritrovata. Un luogo che merita di essere vissuto.

La Basilicata, brulla e solitaria
Là dove i paesaggi sono da film western, i campi brulli si alzano impavidi verso il cielo, dove il silenzio, se fermi la tua auto, è assoluto. In questa regione dimenticata ho scoperto il senso del bello e della meraviglia legata alla solitudine.

Basilicata

Suggestivi paesi abbandonati come Craco, l’inimitabile Matera e le sue case e strade di sassi, Maratea linda e accogliente e i lucani. I lucani da soli valgono una vacanza in Basilicata. Qui il cuore si apre a incontrare vecchi amici che ancora non si conoscevano. Amici che trovi una volta e poi non perdi più.

Basilicata 2

Le Isole Tremiti
Ne ho già parlato proprio su questo blog (qui). Le Isole Tremiti sono un angolo di paradiso italiano.

Isole Tremiti

Non vedo l’ora di poterci tornare a passeggiare mano nella mano nel silenzio della notte nera, a mangiare il pesce appena pescato, con la testa persa a fantasticare di dov’è che si sta così bene se non qui e ora. Con le sue calette di roccia su un mare turchese e una atavica saggezza popolare di coloro che dicono “E che fa? Signò se cade, cade in acqua e in acqua non ci si fa male”.
Perchè qui il mare è signore e padrone.

Treniti 2

E poi su tutti l’ultimo luogo del mio cuore che per fortuna è a due passi da casa. Così vicino che mi basta uscire a piedi e camminare lenta verso il mare della mia Rimini.

Rimini

Ma il mare d’inverno o di prima mattina, quando è vuoto e ad alcuni parrà desolato. In quel mare io rifletto i miei occhi e il mio pensiero. E, quando ci penso, mi viene in mente che, in fondo, per me non esiste un “luogo più del cuore” di questo…

[I luoghi del Cuore] Marche, Portogallo, Roma

I miei luoghi del cuore sono quei posti che hanno lasciato dentro di me un bellissimo ricordo indelebile, ancora forte, ancora presente nei minimi particolari. Vuoi per la bellezza dei luoghi ed un po’ per la speciale compagnia con la quale ho intrapreso quei viaggi, ogni mio luogo del cuore scaturisce proprio dal mix perfetto tra questi due elementi.

Sono tre i miei viaggi preferiti, quelli che rifarei 10, 100, 1000 volte ancora.

Il primo è nelle Marche, un paio di giorni in pieno agosto con i miei genitori, abbiamo soggiornato in un carino e molto ospitale b&b a Genga (AN) immersi nel parco Gola della Rossa, ricordo ancora la deliziosa colazione all’aria aperta immersi nel verde che ci ha preparato il gestore. In quei due giorni abbiamo visitato le spettacolari Grotte di Frasassi, una meraviglia della natura ed abbiamo poi passato una giornata al mare in una spiaggia del promontorio del Conero raggiunta faticosamente attraverso un ripido sentiero ma con un panorama mozzafiato.

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                                                          Le Grotte di Frasassi

Il secondo, nel 2009 in Portogallo con un’amica che ha la mia stessa passione per i viaggi culturali. Siamo passate per Lisbona della quale mi sono davvero innamorata, Belèm, le spiagge dell’ Estoril e di Cascais, Sintra e Cabo da Roca, definito come  “Aqui… Onde a terra se acaba e o mar começa….” dal poeta Luís Vaz de Camões, è un luogo magico dove si prova un’emozione unica affacciandosi dalle ripide scogliere sull’Oceano Atlantico.

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                                                                  Lisbona

Il mio terzo luogo del cuore è nell’eterna Roma, ci sono stata tre volte a Roma, le prime due con amici e si mi era piaciuta parecchio ma non era rimasta davvero impressa nel cuore, la terza volta sono andata con il mio fidanzato che Roma la conosce molto bene e l’ha fatta scoprire anche a me, che meraviglia!

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                                                                 Roma

Per Tutti i Gusti: il giro d’Italia a tavola – Le Marche

Fortunata Patrizia… in trip-missione a PerTuttiiGusti…

“Per Tutti i Gusti – Il giro d’Italia a tavola” è la rassegna di cultura gastronomica organizzata dagli Hotel Starwood di Milano e coordinata dal direttore di collane enogastronomiche Carlo Vischi, che ogni mese elegge a protagonista una regione italiana e le sue eccellenze in ambito food: un nuovo modo per riscoprire gusti e sapori della ricchissima cucina regionale italiana.

Queste giornate hanno lo scopo di divulgare i sapori legati alla tradizione non solo attraverso la maestria di chef spesso stellati, ma anche presentando prodotti regionali di altissima qualità. Così il pomeriggio si divide tra show cooking e presentazioni di realtà produttive di nicchia mentra la sera una cena a più mani da la possibilità di apprezzare appieno quanto illustrato nel corso della giornata.

Lo scorso 25 Febbraio è stata la volta della regione Marche e io e Gabrio Tomelleri (n.d.r.  l’autore delle foto di questo post) abbiamo affrontato l’immenso sacrificio di presenziare all’evento in modo da potervelo raccontare!

Le forti nevicate della giornata ci hanno fatto arrivare al bellissimo Hotel Sheraton Malpensa con un ritardo di una mezz’ora e questo -hainoi – ci ha fatto perdere la prima esibizione del giovanissimo Stefano Ciotti.

Stefano è lo chef di Urbino dei Laghi [in via S.Giacomo in Foglia 15- Loc. Pantiere Urbino www.urbinodeilaghi.it] e ci ha subito colpito per la disinvoltura con cui spiegava le sue ricette mentre le metteva in opera, un vero comunicatore!

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La sua seconda preparazione (per noi la prima) è la Tartare. Subito capiamo cosa voglia dire alta cucina, non solo per l’uso di materie prime eccellenti, ma anche per il “rispetto” con cui queste vengono elaborate: in questo caso la carne di vitello viene tritata da quasi congelata, con un macchinario anch’esso portato a temperatura molto bassa così da evitare una sorta di cottura dovuta alla manipolazione, tutto per lasciare inalterate le qualità organolettiche della carne. Insieme ad essa si impasta sale, senape di Digione e olio e le si da forma. Sopra la carne adesso si mette una salsa precedentemente fatta miscelando maionese, miso, zucchero di canna e sapa, un condimento a base di mosto di cui riparleremo . Nel frattempo sul fuoco si prepara la cialda di pecorino stemperando su una padella fredda un po’ di  burro e del pecorino grattugiato: servirà per guarnire la preparazione.

Torniamo alla nostra tartare, è un momento spettacolare: con la fiamma del cannello lo zucchero contenuto nella salsa si caramella, la carne non si cuoce ma si ottiene quello che poi in bocca percepiremo come un piacevolissimo contrasto caldo – freddo.

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Ma il piatto non è ancora finito, a lato della tartare si presenta una insalatina cosparsa di fiammiferi di petto d’oca affumicato.Questo per giocare sull’equilibrio di tre differenti tipi di sapore: il dolce della senape, l’affumicato dell’oca e il salato della carne.

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Stefano ha concluso il suo show cooking, ma prima di lasciare la parola ci svela un piccolo segreto: come affumicare un pezzo di carne  in casa. Procurarsi del truciolo, porlo in una padella di ferro piuttosto ampia e dare fuoco,  appoggiarci sopra una grata e sopra ad essa la carne chiudere tutto con un coperchio e in 25 minuti la nostra affumicatura casalinga sarà conclusa….forse un po’ pericoloso da fare in un appartamento ma fantastico!

Nell’intermezzo con il secondo show cooking la Fattoria Mancini ci racconta dei suoi vigneti che producono un ottimo Pinot nero in una zona totalmente atipica per questo tipo di vino e che hanno sede nel bellissimo parco naturale di San Bartolo tra Cattolica e Pesaro

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Ed ecco Errico Recanati chef di Ristorante Andreina [via Buffolareccia Loreto (AN) www.ristoranteandreina.com] che quest’anno ha conquistato la prestigiosa stella Michelin

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Errico (che vedete qui nella foto con me nello sfondo estasiata dal suo lavoro) è uno chef con una bellissima storia alle spalle: il ristorante fu aperto da sua nonna, poi tramandato a sua mamma portando avanti le ricette del territorio con una cucina casalinga e verace.  Errico dopo aver lavorato in moltissimi ristoranti di alto livello un po’ in tutta Europa, è tornato nella sua terra, ha preso in mano il ristorante di famiglia e in meno di tre anni lo ha già portato ad ottenere l’importante riconoscimento stellato, una passione ed una professionalità che traspare non solo nei suoi piatti ma anche dalle sue parole, tanto quando parla delle ricette di sua nonna che lui ha in maniera superba reinterpretato, quanto nell’approccio generale alla cucina: “bisogna cercare di fare meno violenza possibile al cibo” ci dice. Una persona che ci ha davvero colpito anche dal lato umano e che non mancheremo di andare a trovare alla prima occasione di trovarci in terra Marchigiana.

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Pollo in Potacchio è la sua prima proposta ed è proprio l’esempio emblematico di una antica ricetta del territorio rielaborata. Pollo, rosmarino, olio, sale, pepe, aglio in camicia, vino, pomodoro:  dalla cottura insieme di tutti questi ingredienti viene fuori il potacchio, una carne accompagnata da un intingolo piuttosto liquido. Ed è proprio con questo intingolo che si impasta un pane a cui si da la forma di piccoli croissant. Perchè croissant?

Perchè in una meravigliosa  tazza  viene adagiato il pollo in potacchio, del pane secco a dadini e a capo di tutto una spumosissima purea di patate che  addizionata con anidride carbonica ha lo stessa consistenza ed aspetto di panna montata: una meraviglia e non solo a vedersi!

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Un francese nelle Marche, con questo nome quantomeno originale si accende subito la curiosità per la seconda creazione dello chef Recanati

Abbiamo del Fegato grasso che viene segnato a reticolo con il coltello e poi cotto con la fiamma diretta per renderlo croccante fuori  e messo  in forno a 180 gradi per 3 minuti.

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Con questo si fa un rotolino unendo  pepe, sale, visciole e stracciatella di bufala e lo si fa riposare in frigo per 2 ore.

A parte si prepara  il patè di fegatini di piccione (rosmarino, salvia, alloro, buccia di limone, vino, sedano, carote, il tutto stufato in brodo e poi frullato) e con questo si fanno delle palline che poi si rotolano nei pistacchi tritati per dare l’aspetto di una oliva ascolana.

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Ed ecco il piatto nella sua presentazione… devo dirvelo che era persino più buono che bello?

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Piccola precisazione: tutti gli chef preparavano un piatto a dimensione normale per lo show cooking e poi vari assaggini per ognuno di noi, ovviamente in forma molto ridotta, ma la cura e i dettagli restano comunque anche nella versione mignon guardate che meraviglia!

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E’ la volta ora del Pastificio Mancini che presenta la sua pasta fatta con due varietà diverse di grano duro fatta asciugare a 40 gradi in ben due giorni: un prodotto di altissimo livello usato da tutti gli chef qui presenti

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Tocca a Michele Biasiola chef di Le Case [loc. Mozzavinci 16/17 Macerata www.ristorantelecase.it]

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Michele ci stupisce subito con il suo Orto nel piatto: un antipasto davvero atipico basato sulla purezza dei sapori delle erbe: su un fondo che lui definisce neutro (in questo caso una purea di finocchio) vengono adagiate  una serie di erbe aromatiche da lui selezionate e raccolte, in foglie molto piccole,  disposte secondo un percorso sensoriale che calibra i vari sapori essenziali .

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Come seconda proposta abbiamo Costine stufate con mele di camerino nella frolla.

Anche qui un gioco di equilibri molto particolare che fa entrare un vero e proprio dolce nella composizione di un piatto di carne

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L’Azienda agricola SIGI è specializzata nelle conserve di prodotti biologici assolutamente naturali e di ricerca di frutti scomparsi amorevolmente lavorati a mano come la pera angelica o le visciole utilizzate anche nelle ricette e naturalmente la Sapa questo particolarissimo condimento a base di mosto d’uva

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L’ultimo chef è una vera star: Lucio Pompili chef di Symposium [Via Mombaroccese, Cartoceto (PU) www.symposium4stagioni.com]  una personalità nel mondo della ristorazione non solo marchigiana; il suo ristorante stellato rispecchia il suo motto: “cucino ciò che produco e come penso sia buono e salutare” e infatti la cosa davvero impressionante è sapere che la carne (ma non solo) che mangeremo vien da animali da lui allevati: un amore per la qualità che va oltre qualsiasi ricerca ma che si mette in gioco personalmente, un livello di ristorazione assolutamente superiore!

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Lucio apre con una spiegazione che riguarda la percezione in bocca dei sapori: il dolce in punta viene avvertito per primo, gli acidi e il salato ai lati; sapere queste cose è  importante per creare un equilibrio e ci fa capire cosa ciò vuol dire facendoci assaggiare alcuni dei singoli prodotti che andranno a comporre il suo piatto: miele, olio, farina di castagne.

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Il suo piatto si chiama Esploso proprio a sottolineare questi singoli sapori che sono scindibili e riconoscibili e che rimandano alle varie facce dei sapori marchigiani: le Castagne che rappresentano l’appenninole erbe dell’orto che rappresentano la campagna, e il cinghiale che rappresenta il selvatico.

I Frescarelli  fatti con farina di castagne e acqua lessati in acqua bollente; le erbe selezionate e abbinate alla giusta emulsione; i suoi cinghiali presentati sotto forma di filetto milza e pancetta.

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Un piatto complesso dai mille sapori che incanta per il suo meraviglioso equilibrio.

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In ultimo incontriamo il Vino cotto dell’ Azienda agricola Tiberi David  a Loro Piceno: un vino dolce non filtrato che invecchia in botti di oltre 40 anni; la sua bellissima etichetta ha più di 100 anni ed è fatta così perchè si dice che il Vino cotto debba avere il colore dell’occhio del gallo.

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E dulcis in fundo eccovi chi ha permesso che tutto questo prendesse forma: Carlo Vischi, qui in compagnia della rapprentante della azienda agricola Tiberi David.

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Scrivi e vinci la Puglia: il racconto di Roberta Zennaro

 Ecco l’ottavo racconto che ci è pervenuto per partecipare al nostro contest “Scrivi e Vinci la Puglia” a tema “Una Vacanza natural-gastronomica in Puglia”.

GARGANO 1983 – IN TENDA CON LA MIA FAMIGLIA

Questo racconto è dedicato alla mia famiglia, che ha portato in giro me e mia sorella sin da quando eravamo piccole, che ci ha fatto innamorare del viaggio, della scoperta, della conoscenza di persone e luoghi diversi e lontani. Oggi mia sorella ha una bella famiglia, mentre io viaggio molto di più e prediligo paesi lontani, eppure non dimentico le bellissime esperienze che abbiamo fatto insieme. E i miei sono due splendidi settantenni innamorati della vita.

L’occasione di raccontare la nostra vacanza in Puglia mi è stata data dal concorso, promosso da Pizzicato Eco BB….

http://www.pizzicatobeb.com/

 

e da Silvia Ceriegi sul suo blog….

 

http://trippando.wordpress.com/2011/09/29/contest-scrivi-e-vinci-la-puglia-ecco-il-regolamento-completo/

 

IL VIAGGIO

Alla fine di giugno 1983 facciamo le valigie, come succede sempre al termine dell’anno scolastico. Questa volta però la destinazione non è il campeggio a Cortina, come succede da oltre 10 anni, e la roulotte non ci farà guscio durante il nostro soggiorno. Tutto nuovo: noi quattro, mamma e papà poco più che quarantenni, mia sorella Claudia tredicenne e la sottoscritta di 15 anni andiamo in tenda nel Gargano, nel campeggio di Manacore dove vanno di solito gli zii. La mia famiglia aprirà la stagione piantando letteralmente la tenda, per poi dar loro il cambio a metà luglio quando essi scenderanno con le due bambine piccole. Il tetto dell’auto di papà si riempie di ogni genere di bagagli in puro stile Fantozzi, anche il bagagliaio è pieno: c’è una grande tenda per tutti e quattro, brandine, materassini, l’attrezzatura da campeggio e gli effetti personali. Nell’abitacolo staremo stretti in quattro ma siamo emozionati, anche se sappiamo che queste due settimane voleranno, come succede per tutte le cose belle.

Partiamo alle cinque di mattina, nella speranza di trovare meno traffico, a Pasqua siamo stati nelle Marche con la roulotte e la prima metà del percorso è per noi un simpatico déjavu. Ai lati dell’autostrada non c’è più il giallo delle ginestre, sostituito dai toni pastello degli oleandri in fiore, poi dai capolini gialli e neri dei girasoli, poi ancora dal rosso vivo dei papaveri. Infine nella nostra discesa verso sud predominano il giallo del grano e lunghi filari di ulivi. In tarda mattinata usciamo dall’autostrada adriatica, costeggiamo i laghi di Lesina eVarano con le saline omonime, ed entriamo nel Gargano.

IL CAMPEGGIO

La nostra destinazione è il campeggio di Manacore, tra Peschici e Vieste, dove arriviamo all’ora di pranzo. Dopo il rapido disbrigo delle formalità all’ingresso ci dirigiamo alla spiaggia: già, in questo soggiorno staremo in spiaggia nel senso letterale della parola. Siamo in una piccola baia, chiusa da due trabucchi a destra e a sinistra, un posto bellissimo con un bel mare blu. Montiamo facilmente la tenda arancione, in modo da stare un po’ al fresco sotto gli alberi almeno al mattino. Il campeggio è ben attrezzato con un mini market fornito, ristorante pizzeria e una pista, dove la sera si può ballare e a volte suonano musica dal vivo. C’è molto verde negli spazi dedicati alle tende, e un bel viale di eucalipti all’ingresso. Considerato che siamo a fine giugno è abbastanza affollato da turisti italiani e stranieri. Prendiamo subito confidenza con i prodotti tipici, dalle splendide verdure fresche pugliesi al pane ai taralli, per non parlare dei salumi e formaggi da latte bovino e ovicaprino. Naturalmente non mancano l’olio, che allieterà la nostra tavola a tutte le ore del giorno,e l’ottimo vino rosso.

RELAX E VITA DA SPIAGGIA

Svegliarsi al mattino e trovarsi il mare a due passi è davvero emozionante, ma tutta Manacore è bellissima così andiamo subito alla scoperta dei dintorni… dall’acqua. Gonfiamo il gommone e via! Remare oltre il trabucco, alla sinistra della spiaggia, ci consente di scoprire delle calette selvagge con limpidi fondali, dove nuotano tanti pesci colorati. Stiamo a lungo in acqua, papà si diverte anche a pescare le cozze abbarbicate agli scogli, che diventano un ottimo condimento per la pasta. A volte la sera troviamo grosse meduse sulla spiaggia.

VERSO SUD

Le bellezze della Puglia ci attendono, abbiamo un programma di visite piuttosto intenso. La prima gita si svolge nelle Murge, anche se in un solo giorno non possiamo vedere tutto. Le grotte di Castellana sono il complesso speleologico più grandioso d’Italia, assieme ad altri siti come Frasassi nelle Marche e Toirano in Liguria. Il sito con cui le confronto più spesso è però Postumia, in quella che ancora si chiama Jugoslavia. Le grotte sono una vera meraviglia della natura, con tante concrezioni e formazioni calcaree dalle forme bizzarre, imponenti guglie e pinnacoli plasmati nei secoli, goccia dopo goccia, in mezzo ai quali passiamo in fila assieme a tanti altri turisti. Penso alla grande emozione che deve avere provato il suo scopritore, nel 1938, e agli altri tesori celati nelle viscere della terra che attendono una mano fortunata o un occhio attento per essere portati alla luce. La vicina grotta di Putignano, infatti, fu portata alla luce casualmente durante lo scavo di una residenza per anziani, anche se oggi la fama di questo paese risiede soprattutto nelle lunghe manifestazioni legate all’omonimo Carnevale. Murge però significa anche un vasto territorio, un immenso uliveto che darà i suoi frutti alla fine dell’anno e che ha in Bitonto la sua “capitale”. Imbocchiamo una stradina sterrata che costeggia appunto un uliveto e ci fermiamo per fare picnic, tiriamo fuori tavolino e seggiolini, i panini, le bibite e un fornelletto per fare il caffè. Ci raggiunge un signore, probabilmente il proprietario del fondo, che con la gentilezza della gente del sud ci offre un cestino di fichi appena raccolti, dolcissimi. Passiamo per Altamura e Gioia del Colle, e ci fermiamo ad Alberobello terra di trulli, in cui su uno spazio centrale quadrato viene impostata una cupola, rivestita esternamente di lastre sottili ad anelli concentrici.

Quando arriviamo in un paese papà chiude l’auto, guidato allo stesso tempo dall’attenzione e dalla diffidenza di chi teme i malintenzionati, ma per fortuna non ci succede mai nulla di spiacevole. Al ritorno da questa bella gita ci rendiamo conto che abbiamo percorso centinaia di chilometri in un solo giorno, siamo stanchissimi ma soddisfatti.

NELLA FORESTA UMBRA

Nelle nostre estati in montagna facciamo spesso delle simpatiche gite nel bosco; pure qui, tra un pomeriggio di relax al sole e una nuotata, approfittiamo un giorno per andare alla scoperta dell’entroterra. Alle spalle del Gargano si estende una vasta, fitta foresta di faggi, aceri e pini: si chiama Foresta Umbra proprio perché il bosco è particolarmente “ombroso”.Ci arriviamo dopo un lungo giro in auto: raggiungiamo dapprima Vieste, dominata dal grande faraglione detto Pizzomunno.

Attraversiamo senza fermarci Pugnochiuso e Mattinata; la Baia delle Zagare è già occupata da un hotel di lusso e purtroppo non è visitabile. Saliamo quindi su a Monte Sant’Angelo, dove si arriva dopo alcuni tornanti che ci fanno sentire davvero nel profondo sud, un mondo molto diverso dai nostri paesini di montagna. Gli anziani vestono ancora “come una volta”e spesso si muovono a dorso d’asino, oppure procedono a passo d’uomo dopo avere caricato queste povere bestie con pesi enormi. Arrivati alla nostra destinazione, la Foresta Umbra appunto, facciamo un bel picnic, poi passeggiamo per qualche ora nel silenzio e nella magia del bosco, dove gli alberi sono davvero enormi. Troviamo funghi porcini e qualche ovulo, che nei boschi del nord non ci sono, ma soprattutto osserviamo molti daini in semilibertà. Potremmo allungare il percorso di alcuni chilometri e fermarci a San Giovanni Rotondo, ma non ci andiamo: siamo nei primi anni 80 e probabilmente la macchina impressionante legata alla fede e al business del turismo religioso non si è ancora sviluppata. Rientriamo a Manacore passando per Vico del Gargano.

ISOLE TREMITI

Cos’è una vacanza nel Gargano senza un’escursione alle Tremiti? In una giornata assai intensa andiamo a scoprire questo eccezionale arcipelago, prendiamo il traghetto all’alba da Rodi Garganico e, una volta sbarcati a San Domino, saliamo nel centro storico e facciamo il giro dell’isola a bordo di una barchetta per scoprirne le tante grotte, gli angoli e gli scorci più remoti.

Scendiamo poi a piedi dall’altra parte dell’isola sino a una splendida caletta, non resistiamo alla tentazione di raccogliere i capperi per accoccolarci infine su uno scoglio. Che posto speciale, che mare stupendo, certo qui potremmo passare una settimana intera di relax, sole e spiaggia per tutto il giorno, ma noi siamo una famiglia dinamica, anche troppo!! Prima di sera ripercorriamo a ritroso tutta la strada e riprendiamo la nave traghetto che ci porta sulla terraferma.

LE CHIESE E GLI ANTICHI CASTELLI

Alterniamo il relax al mare con le escursioni per tutta la durata del soggiorno, evitando i centri più grossi come Foggia e Bari e privilegiando le cittadine, dove possiamo passeggiare e acquistare gli ottimi prodotti tipici per poi visitare i palazzi antichi ma soprattutto le chiese. Andiamo così a Manfredonia, con la splendida chiesa di Santa Maria di Siponto appena fuori dal centro, poi a Lucera e Troia ammiriamo il romanico pugliese, fiorito soprattutto nei secoli XII e XIII, che ci sorprende per le sue diverse e originali espressioni. Questo stile è così ricco che molte chiese potrebbero appartenere anche ad epoche più recenti. A Barletta diamo un’occhiata al Duomo e al Castello. A Trani visitiamo solo il bianchissimo duomo, stato costruito a pochi metri di distanza dal mare.

Vediamo da lontano l’inconfondibile sagoma ottagonale di Castel del Monte, costruito da Federico II di Svevia, a fine giornata ci siamo solo noi e possiamo parcheggiare vicino all’ingresso del sito.

RITORNO A CASA

Il tempo purtroppo è tiranno, due settimane volano e a metà luglio, con l’arrivo degli zii, dobbiamo salutare il Gargano e riprendere la strada verso nord, abbronzati e sorridenti. Non torniamo più a trascorrere le vacanze laggiù, dopo quasi 30 anni chissà come sono cambiate le infrastrutture, sempre più moderne e funzionali, i luoghi e le genti. Conservo tuttora un’immagine nitida e bellissima di questa vacanza speciale, con il tripudio di colori e le sensazioni che pervadevano tutti i sensi e con la certezza di avere conosciuto persone splendide e semplici, che ci hanno fatto assaggiare le loro mille specialità enogastronomiche. All’epoca si iniziava appena a parlare della valorizzazione dei prodotti tipici come in questo caso i taralli e il pane pugliese, l’olio di frantoio e la burrata, la frutta dolcissima e il pesce freschissimo, vini rossi corposi come il Cacc’e Mmitte di Lucera. Sono stata qualche volta in Puglia per lavoro, ma sempre di corsa e con le ore contate. Quando torno dopo molto tempo in un luogo che ho amato temo di non riconoscerlo, sapendo che magari le immagini nella mia mente non corrispondono più alla realtà e tutto è stato stravolto. Ma non vedo il Gargano da quell’epoca lontana, la bellissima estate del 1983. Quasi quasi nel 2012 ci torno, sarebbe davvero bellissimo.

 

Roberta Zennaro

 

Con Simone Moriconi alle Lame Rosse, nelle Marche

Oggi  è ospite di Trippando Simone Moriconi,  un giovane marchigiano esperto di marketing per Marcheholiday,  tour operator di incoming della regione Marche, impegnato nella valorizzazione del territorio e della cultura marchigiana. Simone ci conduce in un luogo particolare ed inesplorato della sua regione: le Lame Rosse.

Potremmo dare tanti motivi per visitare le Marche, elencare decine di luoghi, i tanti piccoli borghi che hanno mantenuto storia e tradizioni intatte nel tempo; potremmo raccontare della genuinità degli abitanti, dello stile di vita lento e autentico che contraddistingue la maggior parte delle località marchigiane. Insomma, potremo scrivere molto, ma vi voglio soffermare su un luogo in particolare, sconosciuto ai più, che però merita di essere raccontato, perché è stato una grande sorpresa anche per me.

Sto parlando delle Lame Rosse, una delle opere della natura più strane e sorprendenti, comprese nel territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, che si estende tra le provincie di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno.  

Le Lame rosse

 Leggenda vuole che il nome “Sibillini” derivi dalla presenza, nell’antichità, di una Sibilla, ovvero un oracolo in grado di predire il futuro, presso il quale si recavano abitanti del luogo e viaggiatori venuti da lontano. Queste zone furono addirittura sottoposte ad inquisizione da parte della Chiesa, che accusò la popolazione di pratiche esoteriche e opposizione ai valori cristiani.

 

I Monti Sibillini

 

In questo scenario alquanto suggestivo e ricco di antiche leggende, le Lame Rosse, raggiungibili dalla diga del Lago di Fiastra,  sono delle sculture naturali dalla forma affascinante, modellate dall’azione del vento e dell’acqua nel corso dei secoli. Di un rosato leggero, cambiano colore a seconda delle stagioni e della luce, avvicinandosi anche a sfumature mattone e arancio. In cima a questi canyon (che ricordano molto quelli americani) si trovano i “Camini delle Fate”, dei massi tenuti miracolosamente in piedi da una base di calcare.

La sensazione è quella di un’eterna precarietà: ogni tanto si sente la roccia sgretolarsi e si capisce come questo luogo sia in costante mutamento, come la natura non è stabile, ma evolve lentamente e costantemente, seguendo lunghissimi archi temporali che la nostra mente può soltanto immaginare. In questo luogo magico, dove sembra di essere sulla luna, è divertente risalire i canyon di ghiaia e ridiscenderli saltellando: si chiama scendere a “passo d’orso”, si viene trasportati con leggerezza dal terreno sottostante. Un’esperienza unica e divertentissima!

 

Le lame rosse

 

Un’escursione alle Lame Rosse, può durare al massimo due o tre ore, è agevole e adatta a tutti. Nei dintorni si può visitare il Lago di Fiastra, salendo fino al belvedere per ammirare il magnifico paesaggio, o il borgo di Sarnano, ricco di storia e di manifestazioni, che d’inverno diventa una delle più attrezzate località sciistiche dell’appennino umbro-marchigiano.

 

Il Lago di Fiastra